“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Domenica, 13 Gennaio 2019 00:00

Cerca in te stesso

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Non è un caso che Milano sia oggi considerata la più vivibile delle città italiane. Con Luisa, la mia ragazza, siamo seduti osservando il vitale flusso umano in Corso Buenos Aires all’esterno di un bar, sul tavolino che occupiamo due bicchieri di Bitter Campari il cui contenuto scivola lento e piacevole nelle nostre gole. Quegli occhi! La sto osservando nel modo che lei sa.

− Che dici, ce ne facciamo un altro, lei maliziosa.
− Ok, rispondo sapendo come andrà a finire.
− Stai scavando nel profondo, Enrico, forse troppo. Quello che vai cercando allo stato delle cose potrebbe essere irraggiungibile. O solo sembrare tale, non saprei.
− Ma no. Perché?
− Parti da un dato incontestabile, d’accordo. Ma basta dire che viviamo in uno shitty world, ossia citare il tuo scrittore di culto David Foster Wallace, per concludere che non c’è scampo? Del resto, lo stesso Wallace non è irrimediabilmente pessimista. La possibilità che in un non facilmente definibile futuro gli umani trovino il percorso per vivere in pace tra loro non lo esclude. È pur vero che D.F.W. ha persino tentato di trovare senza successo una risposta in più di una chiesa del suo Paese, ma ciò non ostante non ha rinunciato alla speranza che nell’animo della gente possa col tempo prendere forma e sostanza la brotherhood of men. Così come un altro pensatore di grande sensibilità, Jacques Attali, ha più recentemente sostenuto che quando sul pianeta vivranno dieci miliardi di persone un modo di vivere pacificamente in comune sarà inevitabile.
− Ma che strano e lungo percorso! Quale essere umano, o spirituale diciamo così, l’avrà mai stabilito? Oggi impera l’egoismo e la voracità. E non v’è segno che le cose possano cambiare. Anzi.
− Noi ci siamo laureati da poco; tu vuoi darti alla scrittura, realista o fiction che sia non importa, io darò tutta me stessa per diventare giornalista. Non è un segno riconoscibile che c’è, oltre a tanti altri, chi non ha perso una sana speranza?
− Ma ce ne sono di più, moltissimi di più e squallidi quanto basta, che giocando con ipocrisie tipo populismo e sovranismo, allontanano la già remota possibilità che le cose possano migliorare. La tragedia dei migranti, destinata a diffondersi pressoché in ogni parte del mondo rischia di uccidere ogni speranza. Basta guardare certi nostri governanti ad altissimo livello.

I due bicchieri ci hanno dato la carica. Stiamo avviandoci a piedi lungo Porta Venezia. Il nostro obiettivo è il Centro.
Ora siamo davanti al Duomo, Luisa vuole che entriamo. Dopo più di un’ora ne usciamo sentendoci più sereni, ma tuttavia ancora lontani dall’avere trovato la risposta ai nostri dubbi. Poi visitiamo la Biblioteca Ambrosiana godendoci i suoi contenuti, i ricchi segni di umana ricerca culturale.
Per me e Luisa è una strana mattinata, del tutto inaspettata, ma forse frutto di domande che da tempo albergano nel profondo del nostro sentire.
− Una ragionevole risposta ci deve pur essere. Mi dice fissandomi intensamente.
− Deve esserci, altrimenti la vita non avrebbe senso.
− Ma in realtà esiste la vita o è un sogno? O magari il frutto di un caos chimico-cosmico?
− Un sogno per tutti noi umani, vuoi dire?
− Non saprei, ma ciò che per noi due conta è raggiungere la certezza che il matrimonio che tanto desideriamo, e più ancora la dolcezza che i figli che vogliamo avere possano intimamente arricchirci e darci la forza di accettare, di godere la bellezza dell’esistere. A dispetto delle brutture che giorno dopo giorno inquinano il mondo E che sembrerebbero indurci a rinunciarvi.
− La risposta sembrerebbe non esserci, Luisa. Sarà davvero così?
− No. È l’amore la salvezza degli umani. Basta solo cercarlo praticarlo. Come vogliamo noi.
− L’amore in senso lato vuoi dire. Non quello intriso di egoismo.
− Certo, ed è quello che faremo. Noi per noi stessi e per il mondo.
Saliamo sul tram che ci porta in periferia est, dove da qualche mese vivo in attesa di realizzare il nostro sogno. Che stando a non pochi altri potrebbe essere un’utopia.

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