“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Domenica, 11 Novembre 2018 00:00

Cose che dovresti sapere

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È il 2013. “Era nell’aria. Ed ecco che è venuto il momento che te ne parli. Sin dai tempi dell’università tra noi due c’è sempre stato un forte legame amichevole che, mi azzardo a dire, non aveva eguali. Poi ognuno ha preso la sua strada. E oggi se ci domandiamo perché ciò è avvenuto abbiamo difficoltà a darne una spiegazione. Il che non ha senso.
Quando abbiamo deciso che, una volta laureati, avremmo scelto un lavoro da svolgere in comune − non fosse altro per gli interessi culturali che meglio interpretassero le nostre capacità, i nostri obiettivi − ci siamo messi alla ricerca della strada da percorrere per raggiungere il successo al quale aspiravamo. E il caso ci ha aiutato, ammettiamolo. Ce l’abbiamo fatta. Abbiamo trovato il lavoro che faceva per noi.

Ora sono trascorsi tre anni da quando abbiamo iniziato l’attività che avevamo intrapreso insieme, e ti confesso che avverto la forte esigenza di approfondire quanto è avvenuto per meglio comprenderne le ragioni. Ma lo faccio scrivendoti poiché la scrittura senza alcun dubbio, ne converrai, è molto più espressiva dell’eloquio che talvolta ha i suoi limiti”.

È il 2010. Il cielo non promette nulla di buono. Nuvole dall’aspetto aggressivo si rincorrono alternando brevi sprazzi di luminosità a minacciosi segnali di oscurità.
Seduti su una panchina dell’Idroscalo, facendosi un paio di canne leggere, i due amici, Simone e Matteo, discutono con calcolata pacatezza. Non intendono farsi prendere da una forma di entusiasmo che rischierebbe di distoglierli da una lucida riflessione sul compito, per loro assai importante, che si sono dati. Apriranno un’Agenzia di PUBLIC SPEAKING.
− Insegnare con manifesta sicurezza di sé la tecnica di comunicazione efficace a chi parla, per lo più futuri manager o già tali, davanti a una platea. Essere preparati, parlare con entusiasmo, come ottenere l’attenzione dell’uditorio e quant’altro. Ci pensi, Simone? Abbiamo avuto un’idea che ci porterà al successo − Matteo.
− Non ci resta che metterci al lavoro. Sarà entusiasmante, vedrai.
Meno di due settimane e l’Agenzia è all’opera. Hanno assunto una giovane ragazza, Sara, molto preparata in materia, ci saranno anche donne per i training personalizzati tra coloro che si affidano ai programmi didattici dell’Agenzia.
Una campagna promozionale organizzata alla perfezione ha chiamato a raccolta alcune decine di aspiranti al lavoro di parlare in pubblico. Simone e Matteo, coadiuvati da Sara, si sono divisi i compiti: pur utilizzando le stesse tecniche hanno messo a punto criteri coerenti con le loro personali attitudini nel trasmettere la conoscenza di quanto viene trattato.
Nelle loro lezioni Simone, Matteo e Sara alternano finzione a realtà da loro vissuta con il risultato di tenere desta l’attenzione degli allievi che danno l’impressione di assimilare giorno per giorno le più sofisticate regole per i sia pur diversi impegni lavorativi.
L’idea di Simone di far comunicare lo stesso tema da allievi diversi per renderli tra loro in competizione dà apprezzabili risultati. I tre docenti si sentono sempre più convinti di essere sulla strada giusta che − ne sono venuti a conoscenza da un articolo pubblicato su un giornale che tratta in prevalenza economia − sta dando prestigio alla loro Agenzia.
Di provata utilità è anche la lettura fatta dai singoli allievi di articoli pubblicati su giornali, anche stranieri, che trattano in modo talvolta complesso casi di importanza economica o comunque attinenti il mondo del lavoro nelle sue varie espressioni.
Al termine di ogni seduta i titolari dell’Agenzia chiamano uno per uno ciascun allievo per conoscere il grado dell’apprendimento che ritengono di avere acquisito. Poi un aperitivo generale per tenere vivo e collaborativo il rapporto tra docenti e allievi.

È il 2013. Dopo due anni di intenso lavoro i tre titolari dell’Agenzia vanno convincendosi che grazie a innovazioni nella tecnica del loro insegnamento potrebbero acquisire una più vasta presenza sul mercato. Del resto, v’è anche da considerare che pochi sono i concorrenti in grado di preoccuparli.
Ne parlano. Il compito di staccarsi per il tempo necessario dall’impegno di tutti i giorni al fine di studiare la messa a punto di tecniche più avanzate viene di comune accordo assegnato a Simone. Matteo e Sara si assumono l’onere di accollarsi nel frattempo l’attività del collega.
Per avere maggiori possibilità di acquisire una più avanzata conoscenza della materia, Simone ottiene l’autorizzazione di recarsi a studiare per almeno un mese il mercato inglese, dove vengono praticati criteri di massima efficacia nel parlare in pubblico.
Simone è il tipo di persona alla quale tutti potrebbero assegnare con fiducia un compito delicato. Partito per Manchester dove cercherà una società di buona fama, sia Matteo che Sara ne sentono la mancanza. I tre sono uniti in un modo che ciascuno di loro non potrebbe concepire un tipo di vita senza quello speciale legame e la fiducia reciproca.
− Sono sicuro che quando tornerà dalla sua missione inglese il nostro lavoro farà un balzo in avanti. Il mercato della specialissima attività che svolgiamo sarà ancora di più rivolto a noi. Che ne dici? − Matteo a Sara.
− Non ne dubito.
In assenza di Simone il lavoro in Agenzia si è fatto più impegnativo per i due rimasti, senza contare che il numero degli allievi va considerevolmente aumentando. Normale: si vivono tempi in cui la comunicazione, il modo di comunicare, è la condizione senza la quale risulta difficile espandersi. 
Da Manchester arrivano parole rassicuranti, e qualche esempio di nuovi modi per impostare con maggior profitto la tecnica di insegnamento. Matteo sta già pensando che al rientro di Simone sarà d’obbligo trasferire l’Agenzia in una sede più spaziosa in una zona del Centro. Milano è una città dove al business conviene collocarsi nei quartieri di maggiore concentrazione imprenditoriale.

Il mese programmato per la temporanea trasferta di Simone a Manchester sta per giungere al temine. Presto sarà di ritorno. Nel frattempo la sede dell’Agenzia è stata trasferita nei pressi di Città Studi.   
In vista degli aggiornamenti didattici che grazie alle ricerche di Simone in Inghilterra faranno crescere la reputazione dell’Agenzia, con il conseguente aumento del numero di allievi, Matteo e Sara hanno ingaggiato due studenti universitari per avere un numero di docenti all’altezza del compito.

Il primo pensiero di Matteo e Sara è stato di incredulità.
− Possibile che si sia limitato a inviarci una incomprensibile email dicendoci: “Devo posporre il rientro, non so fino a quando. Si vedrà”? − dice Matteo, rivolgendosi a Sara.
− Chiamiamolo sul cellulare.
− Ho provato più volte, non risponde. Non è da lui. E non sappiamo neppure quale società frequentava o altro per approfondire la sua conoscenza della materia. Ultimamente mi aveva detto che intendeva cercare un centro operativo di PUBLIC SPEAKING collegato all’università, perché le società private che aveva contattato sembravano restie a fargli conoscere tutte le tecniche che praticavano. Una questione di temuta concorrenza. Mah!
− Perché non chiamare la sua ragazza?
− Ma quale? Ne ha avute più di una... ne sai qualcosa anche tu... no? Del resto non ho nessun numero di telefono.
− Un bel guaio!
Passano solo pochi giorni, e arriva una lettera dall’Inghilterra. La busta è del THE GUARDIAN’S, il più importante giornale quotidiano di Manchester. Chi scrive è Simone. Con poche parole si scusa con i due amici perché non tornerà più in Agenzia: il giornale gli ha proposto un lavoro al quale ritiene di non poter assolutamente rinunciare: si tratta di assumere a breve la direzione del settimanale del THE GUARDIAN’S che approfondisce temi di natura economica scambiando opinioni con i commenti dei lettori.
Nessun dramma da parte di Matteo e Sara, al contrario hanno deciso di non rinunciare al loro progetto di sviluppare l’Agenzia. Self confidence.
− Lavoreremo più duramente, e i risultati verranno anche senza Simone − dice Sara.

È il 2013. “Caro Simone, ho riflettuto a lungo su quanto è successo. A questo punto quanto ti ho scritto con la prima lettera non necessita di ulteriori chiarimenti. Ti faccio anche a nome di Sara i migliori auguri di successo per la nuova attività. Solo un amichevole consiglio: quando si prendono impegni importanti, che peraltro coinvolgono altre persone, occorre essere fermamente convinti di non mancare di coerenza. Che è una qualità essenziale per un corretto rapporto tra esseri umani”.

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