“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Domenica, 23 Settembre 2018 00:00

Il mondo attorno

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Gli è parso di essere stato preso da una sorta di smarrimento. Da dieci anni un matrimonio felice con Jenny. Successo sul lavoro che desta l’invidia dei colleghi. Stimolanti amicizie con gioiose frequentazioni. Tutto quanto un uomo possa desiderare per una pienezza di vita. C’è voluta la nascita del piccolo Andrea per dargli la carica necessaria a liberarsi dalle incertezze e lanciarsi alla ricerca del suo quadro esistenziale.

− Claudio, da un po’ ti vedo assorto in pensieri che in qualche maniera alterano il tuo sereno modo di essere. Parliamone, se è il caso. Stiamo vivendo i giorni più belli della nostra vita, grazie al nostro piccolo tesoro che ha dato un senso ormai completo alla famiglia.
− Jenny, sì e il caso di parlarne. Vivo una realtà invidiabile. Ma c’è qualcosa che mi appare come un vuoto del mio intimo. Ho riflettuto, voglio tentare di capire cosa mi manca per sentirmi parte di un tutto. E ora mi è chiaro: qual è il tipo di rapporto che io ho con il resto del mondo? L’umanità sembra volgere le spalle alla sua natura intesa come insieme di individui portati a convivere se non proprio con amore in senso assoluto perlomeno facendo dell’empatia il necessario legame. Guerre, avversione verso altri, mancanza di carità, per non parlare della diffusa ineguaglianza sociale. Ce n’è per tutti. E che dire della tragedia dei migranti che tanto tocca anche il nostro Paese con squallidi rigurgiti di razzismo? Qui sta il punto. Io vivo serenamente nel mio privato, ma cosa faccio per far sentire una vicinanza a chi per una ragione o per l’atra sta soffrendo? Nulla. E questo non posso più accettarlo, me lo dice il mio stato d’animo. Devo far sentire agli altri che esisto, e che un mio anche modesto contributo non può mancare. Pena l’oscuramento del mio essere. Devo uscire dal mio isolamento mentale e morale rispetto al resto del mondo. Ho deciso di far sapere che esisto. Fosse pure entro certi limiti. Aiutami anche tu, amore mio.
− Tu sei un grande uomo, Claudio. 
− Grazie.
− Dimmi cosa vuoi fare, e io sarò come sempre al tuo fianco.

Ha invitato i suoi due migliori amici al ristorante che di tanto in tanto frequentano. Vuole parlare di quello che ha in mente. Sentire cosa ne pensano. Sono Gianni, psicologo. E Uberto, avvocato a capo dell’Ufficio Legale del Comune di Milano.
− Dunque, amici, le cose stanno così. Voglio uscire dall’isolamento.
− Hai già qualche idea? − Uberto.
− Be’, cercare il contatto con gli altri, la gente.
− D’accordo, ma come? − Gianni.
− C’è solo una cosa da fare, e i modi sono più di uno.
− Politica? − Uberto.
− No. Oggi, non solo in Occidente, ogni possibile compromesso è negato, salvo rare eccezioni. Si cerca soltanto lo scontro.
− Dicci qual è il tuo preferito, allora − Gianni.
− Esprimermi mettendo nero su bianco... o giù di lì.
− Così vuoi diventare uno scrittore. Diventare famoso. − Uberto.
− No, voi mi conoscete, non sono ambizioso a tal punto, mi basta un ambito anche limitato nella sua estensione ma che deve essere un forte centro di raccolta del modo di fare sentire la propria voce su temi di impatto umano.
− C’è la Rete che andrebbe bena per te. Scrivere su un web-magazine con un buon numero di followers. − Gianni.
− Tieni comunque gli occhi aperti, perché un certo Umberto Eco sosteneva che “Internet ha dato voce a legioni di imbecilli”. − Uberto.
− Lo so, lo so, ma questo giudizio non tocca i giornali del web. Si riferisce piuttosto a come taluni usano − è un esempio − Facebook per dare sfogo a proprie frustrazioni.
− A questo punto facci sapere quale sarà il magazine dove potrai sentirti parte di un mezzo di comunicazione apprezzato dai suoi lettori. Noi ti seguiremo con attenzione. È un’occasione da non perdere, Claudio.

La dinamica dei rapporti di Jenny con le sue amiche è particolarmente intensa. Oggi si trova a casa di Daria, la sua preferita, dove tra un buon the e deliziosi pasticcini, in un clima di assoluta distensione parlano della loro vita e delle famiglie.
− Allora Claudio è ormai lanciato nella collaborazione con uno dei più apprezzati web-magazine. Immagino tu sia non solo contenta ma anche orgogliosa. − Daria.
− Sì, sono felicissima. È molto apprezzato in Redazione. Ma soprattutto può finalmente sentirsi parte di coloro che del consorzio umano avvertono di esser parte attiva anziché muti spettatori, se non persino emotivamente distaccati.
− Commenti dei suoi lettori?
− Non mancano mai dopo un suo scritto, un breve saggio o racconto che sia. Quello che scrive piace per la pacatezza e la lucidità dei contenuti e dello stile. Solo una volta c’è stato un lettore che ha usato toni quasi offensivi sul tema dei migranti sostenendo che devono essere lasciati a casa loro perché non lavorano o rubano.
− E Claudio cos’ha risposto?
− Come è sua abitudine non raccoglie le provocazioni. E così è stato anche in quell’occasione.

È sull’interpretazione della storia contemporanea che Claudio scrive i suoi pezzi. Non intende insegnare alcunché ai suoi lettori, ma indurli a un interscambio di opinioni. Dopo pochi mesi, sono ormai un buon numero i commenti che lo fanno convincere di avere scelto uno dei percorsi che offra la certezza di destare in chi lo legge il desiderio di approfondire i temi trattati. Ciò che era il suo originario intento, avvicinarsi agli altri e, in un certo modo, indagare le ragioni che causano i profondi guasti dei quali i tempi di questa modernità post-industriale stanno soffrendo. Non v’è ragione di rinchiudersi nel proprio ego. Se è vero che tutti soffriamo da soli − pensa Claudio − sarebbe come rinunciare ad aprirci alla vita. Che necessariamente comprende gli altri.
E nei momenti più intensi gli viene da pensare al piccolo Andrea e quale pericoli potrebbe corre tra non molto la sua generazione, quando sul Pianeta vivranno dieci miliardi di esseri umani mentre ora sono sette.

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