“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Lunedì, 08 Dicembre 2014 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Milvio Sodi

Scritto da 

“Scogliere non geograficamente ubicabili, collocabili bensì in uno spazio-tempo ideale di natura fantastica. Non caratteristiche di questo o quel luogo della terra, ma luogo dell'animo, figura emblematica, e in fondo metafisica, perché fuori di ogni realtà effettiva. Situazione e immagine di sé. Traslato della passione…" (Antonio Natali, citando il padre Elvio, luglio 2013).

Milvio Sodi pur essendo molto conosciuto per i ritratti, per me resta l’artista delle rocce. Quando l’ho conosciuto, sette anni fa, le sue rocce erano di colori sfumati, meno definiti, mentre nell’ultimo anno hanno assunto colori vivaci, intensi e guizzanti.
Tra le rocce sono sempre nascoste forme umane, storie, percorsi, corpi o dettagli degli stessi. A volte sembra semplice individuarli altre volte sono nascosti tra le sfumature. Di lui hanno scritto molto e molti e, qualche anno fa, fece creare appositamente una carta da pacchi che poi ha utilizzato per il retro delle sue opere, dove ha inserito tutti i ritagli di giornale, in una composizione eterogenea di foto e di parole in bianco e nero.

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Dopo i primi trent’anni vissuti a Pisa, mi sono trasferito per ragioni di lavoro a Firenze e qui, abbandonate le diverse attività che avevano fino ad allora impegnato il mio tempo libero, ho cominciato a frequentare una cerchia di artisti che hanno risvegliato in me una passione latente.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Ho seguito innanzitutto vari corsi d’istruzione (pittura, incisione, ceramica) per costruirmi basi più solide prima d’intraprendere un cammino appena intravisto da autodidatta. Il disegno invece lo avevo ben appreso alla scuola media da un docente scultore, che molto tempo dopo ho incontrato nuovamente per eseguire, sotto la sua guida lavori di modellato.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
In primo luogo sono stato di volta in volta attratto dalle caratteristiche dell’insegnante che mi trasmetteva i rudimenti della sua materia; in seguito ho cercato un mio percorso, affinandolo nel tempo sia nei contenuti sia nelle rese cromatiche, ma sempre restando fedele a una mia visione naturalistica e di sintesi.
Un artista del passato che mi ha sempre affascinato è il Pontormo, mentre nella contemporaneità ho provato attrazione per le opere di Nicolas de Staël; ma soltanto per fare due nomi.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Me ne sono sempre tenuto lontano come ci può tenere lontani da un tritacarne.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Lasciar correre il tempo. Soltanto fra secoli si valorizzerà qualche lavoro di oggi.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Più passano gli anni, meno mi sento legato a ciò che ho già fatto e più a quello che ho in mente di fare.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Sempre e dovunque, a condizione che i miei lavori siano accettati come controvalore.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Non tutti possono vivere di arte in Italia. Quanti artisti o pseudo tali ci circondano e continuano a proliferare? Sia consentita a tutti la libertà di pensiero e di azione, ma si distinguano e si dimensionino le velleità.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
Ho sempre cercato di non illudermi sulla possibilità di affermazione e diffusione del mio lavoro, conscio che in primo luogo dovevo mantenere i piedi ben saldi sulla realtà della vita e delle sue necessità concrete: le difficoltà spesso sono insite anche nel soggetto.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Una maggiore obiettività e selettività: non si può tutti avere tutto; e il denaro non può supplire a ciò che manca.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Vale quanto ho già espresso al punto precedente. Quando la critica d’arte diventa o s’inventa soltanto mestiere, quando blandisce indebitamente, allora cessa la sua funzione e fa danno.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Quello che si legge o traspare dalle risposte finora espresse.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Che cosa provo quando lavoro. Perché quando dipingo mi riapproprio della libertà che più conta: quella interiore. Annotavo molti anni fa che il distacco dalla tavolozza, pur obbligato, è sempre duro, come penoso ogni volta è il ricominciare, quasi che la carica emotiva, consapevole della breve libertà, si costruisse ostacoli sempre maggiori al proiettarsi all’esterno.
La presenza di questa carica, o ispirazione come si voglia chiamarla, non costituisce un problema, proprio per il fatto che il ricorrente periodo inattivo alimenta la tensione necessaria a mantenerne la vitalità.
Piuttosto sono i suoi meccanismi, i ruotismi interiori che ripartono con maggior difficoltà; una volta inseriti essi scorrono e si rigenerano, senza fermarsi spinti dai misteriosi impulsi che il procedere del lavoro rinnova incessantemente; e sempre ricomincia il cammino verso la linea di partenza successiva, in questo continuo percorso a tappe divenuto con il tempo indispensabile, anche se non ha traguardi percettibili.
Mi sono dedicato alla pittura per il bisogno di esprimermi attraverso una creazione manuale e per la necessità che questa diventi testimonianza e documento.
In seguito la memoria del vissuto, con il piacere e la delusione, con l’inquietudine e l’angoscia, con la gioia e il dramma − in sostanza la “vita” − ha sempre plasmato nuovi modi di vedere, di comprendere, d’interpretare e rappresentare in pittura le emozioni: quelle passate e quelle del presente.
C’è poi una componente egocentrica, lo spirito di conservazione, una carica emotiva più o meno percettibile, in funzione della quale si agisce.
È l’ambizione intesa nel senso meno deleterio della parola, quando ambizione cessa di essere un difetto e diventa forse un merito; l’ambizione di pensare, di dire, di fare, di lasciare anche oltre di noi, oltre la nostra esistenza fisica troppo breve, oltre la morte; l’ambizione di un superamento della fine, dell’esaurirsi a cui siamo soggetti; quasi una giustificazione al fatto che esistiamo, che viviamo e che dobbiamo servire a qualcosa, per cui è necessario tentare di ricavare il massimo dalle nostre capacità interiori, di sensibilità, umane nel senso intellettivo più che in quello fisico.

 

 

 

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Milvio Sodi
in collaborazione con FiorGen Onlus, Accademia dei Sensi
elenco opere nelle immagini Metamorfosi; Percezioni
autrice ritratto di Milvio Sodi Luisa Garassino
website http://www.milviosodi.it/

Lascia un commento

Sostieni


Facebook