“Non ho mai il senso ultimo di quello che faccio. Vorrei che niente fosse mai finito. C'è sempre qualcosa che ritorna e scompare a cui non saprei dare un nome. Questo stesso enigma, però, mi spinge fino in fondo alle cose”

Antonio Neiwiller

Lunedì, 19 Settembre 2016 00:00

Art 3.0: AutoRiTratto di Gianni Barelli

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"Le immagini che abbiamo delle stelle nel cielo ci arrivano in ritardo rispetto al momento in cui avvengono. I pianeti, le figure mitologiche e le valenze alchemiche raffigurate da Gianni Barelli, sono la rappresentazione di qualcosa avvenuto altrove e in un altro momento.

Non ci è dato capire, però dove e come sono accadute le vicende, soprattutto non si riuscirà mai a giungere ad una determinazione o meglio ad un motivo scatenante da cui tutto ha avuto inizio. Con buona approssimazione potremmo addirittura affermare che lo sfondo in cui avvengono questi episodi veda la partecipazione di un dio. Una divinità interiore, con molta probabilità una figura che lavora dal dentro, dal basso che pone dei limiti intimi da superare solo con slanci estremi e figurazioni massime". (Augusto Buzzegoli)


Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Non mi sono mai “accorto” di essere o di voler essere un artista, ma se devo essere sincero c’è stata una persona nella mia infanzia che si è “accorta” che io ero un artista: Rodolfo Torsellini. È stato un danzatore che vedendo i miei disegni infantili si è accorto che avevo qualcosa da dire. Il suo sguardo ed il suo giudizio continuno a condizionare la mia vita personale e artistica. Lui mi ha “battezzato” e mi ha dato la possibilità di manifestare il mio universo in forme sempre nuove.


Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?

Posso riassumere i passaggi fondamentali in fasi alterne dettate da condizioni esterne, come un evento tragico o sorprendente, estremamente doloroso o pieno di gioia.


Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?

Di sicuro ci sono esperienze museali che mi hanno dato un imprinting importante, spesso legate al viaggio e all’incontro con città che hanno dato senso al fare artistico.


Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?

Il mercato dell’arte è molto interessante, è come un mercato dove le scimmie si travestono da signore con le perle... è buffo! Lo trovo imbarazzante e al contempo eccitante, come un giro della morte.


Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?

Le opere che hanno condizionato profondamente la mia visione del fare arte sono il ciclo video del danese Jasper Just e le installazioni sonore di Janet Cardiff.


Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?

Vorrei esporre in tutti i periodi dell’anno solare a Venezia.


Secondo te si può vivere di arte in Italia?

Si certo! Basta volersi nutrire solo di pane e mele.


Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?

Nel mio caso, posso dire che lo scontro con la committenza ha assunto un duplice valore, a volte detraendo entusiasmo al lavoro e a volte dando la spinta per crescere e migliorarsi. In generale la soglia da abbattere è quella dell’essere riconosciuti e riconoscibili. Nel nostro spazio contano più gli interessi politici che quelli artistici.


Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?

Niente, se un lavoro è buono parla da solo e non ha bisogno dell’aiuto di nessuna didascalia.


Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?

Spesso sono contrario alla figura del curatore. Piu volte ho visto una certa dittatorialità, un certo guidare l’opera e l’artista solo in favore della critica stessa e non dello spettatore che dovrebbe essere al centro della ricerca per un critico. Non sopporto molto i curatori autoreferenziali che più che curare il lavoro dell'artista curano le proprie tasche. Mentre trovo molto interessanti e capaci del loro lavoro quei curatori che riescono ad affiancarsi agli artisti dando loro una prospettiva diversa sul proprio operato e rimandando al pubblico una certa unità tra forme e contenuti.


Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?

Mi piacerebbe che una qualsiasi intervista iniziasse con un: ”Come va?“, oppure: “A che punto sei?”, mi piacerebbe rendere al pubblico una visione di me stesso biografica e non didascalica.

 

 


ART 3.0 – AutoRiTratti
Gianni Barelli
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website sito web dell'artista
           
pagina FB dell'artista

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