“immagino il teatro come un non finito, / non finibile. / nella sua natura credo sia l'imperfezione / l'imperfezione come aspirazione / l'imperfezione esatta, netta, giusta, precisa / l'imperfezione simile al difetto / il teatro come difetto. / assolutamente imperfetto”.

Roberto Latini

Lunedì, 01 Agosto 2016 00:00

Art 3.0: AutoRiTratto di Luca Mattana Design

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Ancora una volta è Francesco Andoli a farmi scoprire realtà artistiche di grande vitalità nascoste nel cuore di Napoli, è la volta di Luca, creatore di Mattana Design. Luca non vuole parlare di sé, ma della squadra che lavora a queste creazioni. Scrivono di lui da Preziosa Magazine: “La sua gioielleria nelle vicinanze di Piazza Amedeo a Napoli ha l’aspetto serio del luogo del prezioso, ma a un secondo sguardo attira proprio l’informalità di materiali meno costosi (argento, ma tanto bronzo). Cosa è prezioso per Luca? Gli austeri diamanti sono incastonati in oro (ma anche in argento) con un effetto straniante di understatement. Sono nascosti nella montatura, devi cercarteli. Evocano una dimensione di ricerca del pregio che va a nascondersi in una sfera intima e più personale.

Il ragazzo esprime un bel distacco dal clamoroso show up del gioiello ricco e sfarzoso. Adesso potete e possiamo criticarlo, smontarlo filosoficamente, crocifiggerlo. Indignati sacerdoti del purismo stilistico facciano pure il rito di scomunica. Ma ci sono tre fattori nuovi: a. Luca vende i suoi pezzi in modo soddisfacente; b. Questi lavori non sono più rivoluzionari, ma sdoganati proprio dall’armamentario concettuale che a Vicenza si vuol seminare nel terreno del design innovativo (vedi Bakker); c. Luca si diverte a fare gioielli e ne ricava oltre a sussistenza materiale una certa soddisfazione e un senso di benessere (non si dovrebbe vivere di solo pane)”.
Luca conclude l'intervista con queste parole: “Insisti resisti, raggiungi e conquisti – non ricordo dove l’ho sentita, ma è sempre stato il mio credo, la mia unica certezza, la sola forza che mi guida da tempo e che spero resti per sempre la mia regola di vita”.

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Non sono mai voluto essere un artista, mi sono semplicemente innamorato dell’arte orafa. Dico ancora oggi che non è una passione, non è un lavoro, ma semplicemente una piacevole dipendenza “la mia droga”. Il banco orafo è il fratello che non ho mai avuto, solo lì riesco a volare con la fantasia dove voglio, raggiungendo le vette più alte dove incontro la mia soddisfazione felice.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Ho sempre pensato che per diventare un generale bisogna aver svolto il ruolo di soldato. Ho marciato con molta fatica, con le mie sole forze. Tante difficoltà ed incertezze che piano piano hanno dato forma al mio ruolo di artigiano. Per anni sempre al servizio delle richieste dei consumatori e non delle mie. Dopo essere stato temprato alla disciplina, alla costanza, alla fatica ho messo tutto quello che avevo raccolto in venti anni al servizio della mia piccola azienda: Mattana Design.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Sicuramente il maestro napoletano Annibale mi ha dato esempio di semplicità e umiltà che sono, per me, i valori più preziosi. Spinto da questi principi non ho mai voluto identificare la mia arte con il mio nome e cognome, e ho creato per questo un nome di fantasia che identifica un gruppo, uno staff: puntiamo i riflettori sul gruppo e non sulla singola persona.

Quali sono i materiali usati per i gioielli?
Lavoriamo diversi metalli principalmente bronzo ma anche rame argento e oro ai quali abbiniamo particolarissime gemme come le perle australiane in stile barocco, ambre meso-americane tagliate dai pigri messicani, diamanti grezzi allo stato puro di estrazione. Con tutte queste materie la nostra lavorazione segue e rispetta le forme naturali delle gemme cercando di contaminarle quanto meno possibile, tutto ciò confluisce in una produzione completamente artigianale. A questo tipo di lavorazione si aggiunge la perfezione del controllo numerico, la lavorazione di monili completamente prototipati grazie alla stampa 3D che offre risultati di elevata precisione rispetto al lavoro manuale. Certo è che, per usare una stampa 3D, è necessario avere una preparazione di base e un'esperienza di anni per arrivare a sfruttarne le potenzialità. Forse a Napoli siamo stati i primi ad utilizzarla, iniziando più di cinque anni fa e mediando quella che potrebbe apparire come una contraddizione tra estremo moderno e antico, ma che in realtà è solo un passo avanti senza rinnegare le radici e le proprie origini.

La tradizione napoletana quanto è importante nei tuoi gioielli?
La tradizione è l'inizio e la fine delle nostre creazioni. Abbiamo fatto molta ricerca negli anni passati e ad un certo punto ci siamo fermati e abbiamo deciso che non volevamo rincorrere le mode importate da varie parti del mondo e arrivate quasi come materiale consumato e scadente a Napoli, come un cibo digerito dai grandi e buttato in pasto agli altri. Le mode partono da New York, Londra, Milano, ma noi volevamo ripartire dalla tradizione napoletana. I gioielli devono parlare del luogo da dove provengono, con la personalità di questa città che ha una cultura profonda e articolata, che accoglie senza difficoltà il bipolarismo tra profano e religioso. Ma tu hai mai sentito dire che da altre parti si sia costretto un notaio a sottoscrivere un patto di sangue tra un santo e una città? A Napoli è accaduto con San Gennaro. Ed è talmente forte questa tradizione che anche i diversi Papi che si sono confrontati con questa esigenza nata dal popolo, hanno ratificato la decisione. Che poi devi sapere che esiste un San Gennaro popolare detto "Faccia Gialla", ovvero il santo a cui venne chiesto di fermare la peste, e che noi riportiamo sugli anelli, poi esiste anche un secondo San Gennaro che è quello borbonico, in questo caso sugli anelli è inciso il motto dell'antico Ordine di San Gennaro: in sanguine foedus – nel sangue l'unione – in riferimento al miracolo della liquefazione del sangue.
Vogliamo parlare dei teschi? Molti giovani si fanno tatuare il teschio messicano colorato, magari senza sapere che a Napoli c'è la venerazione del teschio da sempre. Le donne, in tempi non recenti, sceglievano un teschio nei cimiteri dismessi e lo veneravano e lo accudivano come fonte di buoni auspici. Da noi la tradizione del teschio non è mai tramontata, abbiamo chiese dedicate ai teschi e secondo te dovremmo adattarci a mode di importazione? Con i nostri mezzi vogliamo parlare delle origini e il caso ha voluto che fossimo gioiellieri e quindi il messaggio lo veicoliamo con le nostre creazioni. Un’altra fonte di ispirazione è stata la leggenda della sirena Partenope, sicuramente sirena con la coda agli occhi di Virgilio, ma dotata di ali come da antica leggenda greca, una Partenope quindi che sa volare alta, ma conosce gli abissi, e così abbiamo deciso di ritrarla in entrambi i modi. In questo percorso non potevamo assolutamente dimenticarci della canzone napoletana e abbiamo quindi dato vita ai cerchi con su inciso parti dei testi più conosciuti: abbiamo scelto il cerchio perché è sinonimo di continuità, di forza, di condivisione. Pensa che hanno avuto così tanto successo, che siamo stati costretti a replicarli anche in altre lingue. Comunque tanta storia è ancora da valorizzare e sarebbe stupido accontentarci di surrogati  di cui non conosciamo l'origine e la valenza.
Partecipiamo ogni anno all'International Tattoo Fest proponendo un'operazione inversa legata al tatuaggio ovvero riproduciamo su metallo il tatuaggio fatto sul corpo, seguendone i minimi dettagli, in modo che resti a memoria come un antico sigillo.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Mi piacerebbe che il mercato dell’arte esplodesse come il fenomeno Street Food. Tradizioni culinarie semplici alla portata di tutti. Ogni artista dovrebbe mettere la sua maestria al servizio dei consumatori limitando i prezzi di vendita per poter contagiare più persone possibili.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Consiglierei agli artisti contemporanei di apprendere le varie arti che ogni terra porta nella tradizione, abbinando sempre contemporaneamente le tecniche più innovative.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Non sono legato particolarmente ad un mia o altra opera... per me sarebbe come scegliere o preferire un figlio ad un altro.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Essendo molto legato alla mia terra, da buon partenopeo, mi piacerebbe esporre nella zona flegrea, dove si senta la presenza del vulcano dall’odore di zolfo, lo stesso che viene usato nel nostro laboratorio per brunire e rendere scuri i monili prodotti.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
In Italia si fatica nel vivere anche di un semplice lavoro grazie alla tassazione, figuriamoci se si riesce a vivere solo di arte.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
Nel mio caso ho avuto difficoltà nel mettere in opera le tecniche apprese, nel costruire il laboratorio orafo con i vari macchinari, nell'orientarmi tra le tante tipologie di gioielli.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Non so cosa potrebbe migliorare per quanto concerne la comunicazione, ma penso che più delle lettere bisognerebbe fare attenzione ai numeri.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Amo la critica e senza di essa non so come si possa crescere, ma solo la critica costruttiva e non quella distruttiva.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Vorrei che conoscessero i miei monili per poter condividere in parte di questo splendido viaggio.

 

 

 

 

ART 3.0 – AutoRiTratti
Luca Mattana Design
in collaborazione con Accademia dei Sensi
sito web http://www.mattanadesign.it/v1/

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