"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Sabato, 17 Ottobre 2015 00:00

Barbonaggio, diario di un viaggio (terza tappa)

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Le parole di un artista. Lo sguardo sul circostante a proiettarsi dentro e fuori. Gli sguazzi sull’urbano formicolante caro ai simbolisti di inizio Novecento e all’attitudine dell’accattonare, girovagando, giostre di umori, circostanze, contatti, inquietudini e azioni. Un teatro vivente. Commedianti e impresari, ladri e faccendieri, gente comune, passanti, donne e iene. Chi guarda e chi osserva. Chi guarda e chi vede. Ippolito Chiarello racconta il suo viaggio. Lo fa su un invisibile palco di strada su cui s’installano altrettanti scenografie invisibili. E lo spettatore non è distanziato da nessuna parete. Diventa l’atto, l’atto creativo.

 

Il racconto di Ippolito:

11 ottobre BERLINO
‘Ma è possibile che uno non si può chiudere in una stanza per capire come cazzo fare per cambiare la sua vita?’ (Michele Santeramo, dallo spettacolo Fanculopensiero – Stanza 510 e dal film Ogni volta che parlo con me).
Oggi usciti da casa riflettevamo che il salentino caffè Quarta trovato nella casa che ci ospita degli amici Lea Barletti e Werner Waas è insuperabile. Non si tratta di campanilismo è proprio che quando la moka vibra il profumo ti fa l’idromassaggio al naso e al cuore. Un caffè giunto dopo una spaghettata isterica aglio, olio e peperoncino che Francesca (D’Ippolito) intorno alle 4 aveva cucinato e che ci aveva lasciato il sorriso sulla bocca. Oggi si proietta il film e sono come sempre teso per paura che qualche cosa di ‘tecnico’ vada storto. Arriviamo al Cinema Kino, addobbiamo in modo barbone interno ed esterno e dopo aver fatto una prova tecnica ci muoviamo per andare nel quartiere a barboneggiare e promuovere la proiezione alle 13:30 (immaginate questo orario nel Salento – aahahaha – e le sagne 'ncannulate?). Si ragiona sull’efficacia di questa azione all’estero, l’urgenza di voler lasciare qualcosa e prendere tanto in un soggiorno così breve. Come sempre succede, la risposta ce la dà il pubblico, la gente che per strada accoglie le nostre parole. Su una panchina due donne non più giovanissime mano nella mano. Ci avviciniamo per invitarle alla proiezione. Francesca parla in inglese e io con il mio impermeabile con la locandina attaccata con una molletta sul davanti, muto, mi muovo e compaio davanti a loro e gli propongo di fare la Mosca in italiano con sottotitoli in inglese annessi. Accettano e applaudono alla fine del pezzo. Magia dell’incontro è stato sapere alla fine del pezzo che un attimo prima che noi arrivassimo stavano parlando della stanchezza di una di loro di fare quella vita e del desiderio di cambiare e andare via da quella città. Fanculopensiero – Stanza 510, lo spettacolo che porto con il barbonaggio e i pezzi che vendo parlano esattamente di questo: un uomo si chiude in una camera d’albergo, la 510 appunto e spegne i cellulari e pensa che fino a quando non avrà capito come farà a cambiare vita non uscirà da quella stanza. Manuela Naso del Teatro Instabile questo ci dice dopo aver visto il film: ‘Invitata da Ippolito Chiarello, sono andata oggi a vedere il film Ogni volta che parlo con me: un bel viaggio che ognuno di noi almeno una volta nella vita oppure ogni giorno della propria vita fa con se stesso pensando alla possibilità del Cambiamento di rotta! Bella la fotografia, il montaggio, le musiche e bello l'attore e la sua onestà! Quattro anni fa Ippolito portò a Berlino il progetto del Barbonaggio Teatrale e ricordo che dall'incontro mi rimase soprattutto questa sensazione: l'onestá intellettuale dell'artista'.

12 ottobre – BERLINO
Sveglia prestissimo e pronti per volare a Londra. ‘Una volta ho chiuso una mosca nella mia macchina e ho fatto 400 km prima di riaprire lo sportello, non l’ho fatto apposta a chiuderla in macchina, la mosca è uscita 400 km più lontano da casa sua. Chissà dov’è adesso'. (Michele Santeramo, dallo spettacolo Fanculo pensiero – Stanza 510 e dal film Ogni volta che parlo con me).
Giornata di viaggio e di pensieri sparsi. Arriviamo in aeroporto e il megafono diventa anche oggi motivo di curiosità e allarme all’aeroporto di Berlino ai controlli di sicurezza. Pensano che io sia un attivista che in aereo potrebbe alzarsi e con il megafono intimare a tutti di stare calmi e di comprare pezzi del mio spettacolo altrimenti potrei lanciare biglietti gratta e vinci e far esplodere l’aereo. Tolgono le batterie e mi dicono che posso andare. Arriviamo a Londra. Pensavo l’Inghilterra facesse parte della Comunità Europea. C’è la frontiera. La carta d’identità elettronica dà problemi e mi trattengono per un tempo infinito. Non accettano gli euro. Ancora atti mancati. Un’ora e trenta minuti con il bus per arrivare a Victoria Station e Ciarra ci accoglie con un grande abbraccio. Ciarra è una delle quattro figlie di Michelle, che quattro anni fa, quando facemmo il primo viaggio per portare il Barbonaggio in Europa e girare il film, ci ospitò nella sua casa con grande generosità e disponibilità, nutrendoci con colazioni inglesi da urlo. Arriviamo a casa dopo vari cambi di metropolitana e grande abbraccio e subito pasta. La mosca è arrivata a destinazione e si nutre. Gli occhi li chiudo spesso in questo viaggio e penso quanto sia importante mischiare le carte, le anime, i colori, le lingue, ci si sente veramente parte del genere umano. Non siamo soli e il confronto con le altre culture ci consente di guardarci dentro fino in fondo, smuovere la pigrizia e mettere in moto la solidarietà artistica. Un barbone migrante che cerca asilo e luoghi dove abitare e raccontare le sue storie.

13 ottobre 2015 – LONDRA
Oggi 13 ottobre a Londra il Barbonaggio Teatrale e il film Ogni volta che parlo con me ospiti della Middlesex University, The Burroughs, London NW4 4BT, Regno Unito.
‘Se si potesse scegliere un posto dove nascere, primo viaggio a scelta, cosa sceglierebbe un bambino, neonato, prima di essere neonato, cosa sceglierebbe? se io capissi questo potrei capire dove voglio andare io’ (Michele Santeramo, dallo spettacolo Fanculopensiero – Stanza 510 e dal film Ogni volta che parlo con me).
Come un bambino neonato passeggio per le strade di Londra con il mio impermeabile e una busta da barbone piena di listini del mio spettacolo, fogli di appunti, cartelli delle città passate. Ora mi sento come una mosca catapultato in una città dell’immaginario collettivo, ‘obiettivo sensibile’, grigia ma affascinante. Nu ciucciu a mmenzu alli soni, come direbbe mio nonno, buonanima. Prendo la metro e anche questa volta un nuovo smarrimento, smarrisco, abbandono la mia adorata e mitica sciarpa (cazz...). Un altro ‘atto mancato’ di questo viaggio. Forse veramente vorrei, inconsciamente, essere, o rimanere in tutte le parti del mondo che attraverso per nutrirmi di spaesamento ed emozione. Arriviamo all’Università, un barbone che fa lezione e poi fa spettacolo e mostra un film nella prestigiosa Università britannica Middlesex University, The Burroughs, London NW4 4BT, Regno Unito. Suggestivo. Arriviamo e l’accoglienza è molto inglese e formale e comunque giustamente da primo incontro, almeno con il responsabile dei corsi Edgar Schröder, che incontriamo per la prima volta. Abele Longo docente italiano all’estero e nostro gancio ci conduce nell’aula in cui faremo spettacolo e proietteremo il film. La prima cosa che ci dice è che spera ci sarà gente. L’aula in dieci minuti si riempie di studenti, sold out e gente in piedi. Siamo contenti. Una breve introduzione e buio in sala. Il film scorre e io studio le espressioni degli studenti per capirne le reazioni. Alla fine del film, durante i titoli di coda, nel buio dell’aula indosso il mio impermeabile e irrompo in scena con la storia della mosca. Applausi, bellissime domande e discussione interessante. Foto di gruppo. Relazione sentimentale anche questa volta raggiunta. Dall’accoglienza inglese si passa al calore di una conversazione al bar dell’università, ai saluti fatti di abbracci sentiti e la promessa di collaborare per far crescere anche in Inghilterra la cultura barbona. Edgar un altro di noi.

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