"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Giovedì, 12 Novembre 2015 00:00

Barbonaggio. Diario di un viaggio (ultima tappa)

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A guardarli per strada non devono avere fatto una buona impressione. Venti-trenta persone con un cubo di legno in braccio. In fila indiana. Per le strade di Lecce, prima di raggiungere Piazza Sant’Oronzo dove si sarebbero esibiti. A guardarli qualche pensiero strano, derivante dallo stupore, i leccesi l’avranno fatto.
Non succede così spesso in provincia di barbonare in fatto di teatro. Mendicare sì, ma questo è un altro fatto...

L’equilibrio societario qui si mantiene per doverosi dogmi non redatti a cui ci si attiene accettando silenti. Pur quando questi meccanismi sono evidentemente ingiusti o procurano vantaggio a chi ne gode immeritatamente, per “grazia ricevuta”. Regole non scritte insomma, niente di nuovo a queste latitudini, a Sud. Dare conto, riconoscere, avere o non avere tramite padrini e santi in terra e in paradiso. Così tutto fila liscio e tutto è piacevole allo sguardo e alla norma. Tutto è etichettato e etichettabile, comodo, conosciuto. Sì, un gruppo di barboni teatrali può provocare stupore, da queste parti. Un gruppo di turisti dietro una bandierina alzata da guida turistica no...
Le trenta persone, da tutta Italia, raggiungono piazza Sant’Oronzo dall’Ammirato Culture House, un luogo di residenza artistica in un quartiere, poco distante dal centro cittadino, in cui la cultura incide profondamente sull’assetto umano. Altrimenti disattento, il quartiere, a fatti del genere. Altrimenti all’ombra dell’ignoranza, quindi assoggettato a dinamiche di equilibrio su citate.
Da lì, dal Culture House, con i cubi in mano e la goliardia della pensosa leggerezza dell’arte, verso Piazza Sant’Oronzo, il salotto buono della capitale del Barocco. Dove non sono rari gli artisti di strada, come per tutta Via Libertini, lo stretto boulevard del meraviglioso centro storico in pietra leccese. Ma i barboni teatrali sono un’altra cosa. S’installano ognuno sul proprio cubo, per terra lasciano un insolito listino, con i titoli dei loro pezzi, con relativo costo (irrisorio, una manciata di euro). La piazza, benché di venerdì sera, 30 ottobre, giorno in cui si è svolto il Barbonaggio Collettivo, non è molto gremita, verso le 22. Qui si esce tardi, il clima lo consente, siamo mediterranei. Ci piace la notte e le sue trasgressioni. In men che non si dica si raduna la folla, i trenta artisti sono sparsi per il perimetro della piazza, in cui campeggia, dietro la statua del santo situata altissima su una colonna ad indicare la retta via..., un bellissimo teatro romano perfettamente conservato...
Si recita. È giunto il momento.
Qualcuno, tra gli artisti, ha già calcato il palco. Si nota. Qualche critico serpeggia tra pubblico e attori prendendo nota. Qualcun altro su un palco ancora non c’è stato, e si allena per strada. Come un aspirante boxeur (perché la vita del teatrante è anche prendere colpi... e saperli schivare...) fa a botte tra i vicoli prima di salire sul ring. Si vede anche di chi sul palco non c’è mai salito.
Ippolito Chiarello sta in mezzo la piazza. Come starebbe al centro della scena se fossimo su un palco. Per chi se ne intende, il livello di importanza, in fatto drammatico, sulla scena è determinato, diremmo “grammaticamente”, dalla posizione assunta sul palco rispetto ad altri attori, antagonisti o elementi di scena. Ma ci piace immaginare Ippolito al centro della piazza/scena perché cuore pulsante del progetto e della realizzazione in atto di questo evento. Unico per genere. Singolare per fattività.
Questa ultima tappa del diario di bordo, si conclude con il racconto di questa serata particolare, in cui una comunità di individui si guarda, si ritrova, non si ignora, non si bada a dinamiche sociali, si uniscono per la potenza e l’efficacia del fatto artistico. Raccontando come si può trasformare il volto di persone e città semplicemente agendo di…gesto, di voce, di offerta. Senza pensare a “chi appartieni”, “chi sei”, “che fai”, “che nome porti”, “chi ti manda”, “chi ti rappresenta”, o “chi rappresenti”.
E questa, è una lezione di vita. Da barboni. Barboni di sogno.
Queste la parole di Ippolito Chiarello:
“MANTOVA 29 OTTOBRE, LECCE 30-31 OTTOBRE
Spaesato ma felice, incredulo ma convinto, sorridente e meravigliato, dopo sei anni di viaggio con il mio fedele carrellino, mi trovo, ancora una volta al tavolo di un importante incontro, in uno dei festival italiani più importanti e frequentati da operatori italiani e stranieri: Segni d’infanzia e oltre a Mantova. Parlo del progetto Barbonaggio Teatrale in un incontro chiamato Gestazioni, un’anticamera per poi essere presenti l’anno successivo con l’intero progetto all’interno del Festival e per far conoscere agli operatori italiani e stranieri di questa mia avventura (Spettacolo, Barbonaggio e Film). Ogni parola che pronuncio è ormai all’interno di tante ramificazioni del cammino, che a volte io stesso mi perdo in tutto quello che è accaduto da quella prima volta per strada il 28 agosto 2009 al Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria. Anche questa volta un pò di presenti mi confesserà essersi da subito affezionato al racconto e all’idea del Barbonaggio. Prendo contatti con alcuni operatori italiani e stranieri e incontro vecchi amici e colleghi che non vedevo da tanto tempo. Alle 21:.30 riparto per Lecce dove il mio pensiero corre agli oltre sessanta artisti che stanno arrivando da tutta Italia per diventare anche loro barboni per un giorno.
Venerdì 30 ottobre si celebra la quinta edizione del Barbonaggio Collettivo, che abbiamo chiamato Artisti Barboni per un giorno. Ogni anno chiamo a raccolta tutti i colleghi che vogliono testimoniare con la loro presenza di questo atto simbolico per ribadire la necessità dell’arte e del lavoro nell’arte. Della necessità di ritornare a un contatto diretto con il pubblico. Sessanta palchetti distribuiti nella piazza centrale della città, con sessanta artisti che vendono alla carta il loro repertorio e parlano alla gente del loro lavoro e della bellezza del teatro. Alle 17:00 cominciano ad arrivare al quartier generale, all’Ammirato Culture House, tutti gli artisti e si comincia a organizzare l’ospitalità offerta dai cittadini leccesi e la cena e si distribuiscono palchetti e cartelli. È una festa del teatro già dai preparativi. Alle 19:00 assemblea pubblica per parlare de 'L’Arte come Bene quotidiano... Artista e lavoratore. Cronaca dai luoghi dell'Arte'. Ci confrontiamo su questi temi e tutti raccontano cosa accade nei loro territori e le loro strategie per fare il loro lavoro. Una bellissima sensazione mi accarezza e sono lusingato che tanta gente possa seguire e ritenere necessaria la mia esperienza del Barbonaggio Teatrale. Smorzo però i toni trionfalistici e quasi mitici attribuiti al mio percorso facendo notare che il Barbonaggio è solo uno dei modi per affrontare il nostro lavoro e trovare nuove strade, ma non è la soluzione di tutti i problemi o di tutti i percorsi artistici. Siamo in tanti e molto sorridenti e questo non è scontato nelle riunioni di attori. Arriva il momento più bello della serata, la cena e pronti per partire. Facciamo un grande cerchio e urliamo convinti tanta merda. Formiamo una fila indiana lunghissima con tutti gli artisti che portano davanti a se i palchetti e diventano un serpente strano che attraversa la città per arrivare nella piazza centrale. Qui ogni artista prende posto a pochi metri dall’altro e si comincia la festa-fiera del teatro. Un’altra bellissima sorpresa è vedere anche tanti ragazzi che si organizzano con le monete per fare un tour tra gli attori che li incuriosiscono di più. Due ore di racconti e due ore di emozioni e risate e per fortuna senza la pioggia che veniva paventata. A mezzanotte tutti al centro e foto di gruppo di rito. Si ritorna alla base.
31 ottobre, ultimo giorno di questo ottobre di viaggio e di esposizione di tutto quello che è accaduto in questi sei anni. È il giorno della proiezione del film Ogni volta che parlo con me, che come dice il regista Matteo Greco è un documentario con una crisi d’identità. Un film che è un road movie europeo, una lettura poetica, un’opera visiva, un flusso di coscienza di un artista e di un uomo che vuole cambiare vita e direzione del suo viaggio. Partorito sicuramente dal progetto del Barbonaggio Teatrale non si limita però a fare un racconto dello stesso, ma diventa opera autonoma straordinariamente moderna ed europea, come molti critici hanno scritto. È emozionante guardare il pubblico guardarti sul grande schermo ed entrare in quelle emozioni che tu hai vissuto. Il film lascia con l’ultimo fotogramma il posto al buio e agli applausi della gente presente alla proiezione. È un momento importante per me. Questo è un punto di svolta per tutto il progetto. Adesso viaggerà con le sue gambe, diventerà maturo e si nutrirà di nuovo senso grazie anche all’apporto di tutti gli artisti che lo accolgono. Sono stanco, di una stanchezza bella, pronto a dedicare ancora tempo al tempo. Imparare ad avere paura per smettere di avere paura”.

 

 

N.B.: Le foto a corredo dell'articolo sono di Eliana Manca e Laura Greco


Di seguito il racconto delle precedenti tappe del Barbonaggio Teatrale:
Emilio Nigro Barbonaggio. Diario di un viaggio
Emilio Nigro Barbonaggio. Diario di un viaggio (seconda tappa)
Emilio Nigro Barbonaggio. Diario di un viaggio (terza tappa)
Emilio Nigro Barbonaggio. Diario di un viaggio (quarta tappa)

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