“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”

Pier Paolo Pasolini

Mercoledì, 31 Ottobre 2018 00:00

Il viaggio dell'unicorno

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Nella sala destinata un tempo all'operazione di spellamento dei suini, la pelanda, all'interno del grande complesso del Mattatoio, situato nel quartiere romano Testaccio, non lontano dalla famosa piramide, oggi, si fa e si vede teatro, musica ed arte.
Il complesso è molto grande, composto di vari edifici, con un altrettanto grande spazio esterno, in cui di tanto in tanto  si incappa in residui di aggeggi che furono utilizzati per le operazioni di preparazione degli animali a diventare carne commestibile (ganci, gabbie, macchinari vari).

Oggi è uno degli spazi riqualificati in cui è possibile lavare il passato con proposte originali e contemporanee di creazioni artistiche.
Sabato 27 ottobre la performer, coreografa, danzatrice Chiara Bersani, insieme al suo team di illuminotecnici, musicisti ed amici che hanno accompagnato il processo di creazione, ha presentato un assolo in cui un corpo umano compie un viaggio di trasformazione verso la condizione di animale.
Il corpo, un corpicino piccolo, è chiuso come in un grembo materno sul linoleum bianco, già luminosamente visibile, mentre il pubblico prende posto tra cuscini, panche e qualche sedia preparata intorno alla zona palcoscenico.
La sala è ampia, ma lo spazio scenico è organizzato in maniera raccolta, tanto che gli spettatori sono chiamati a una forte attenzione di osservazione, essendo molto vicini al movimento nello spazio che sta per compiere la performer. Il corpicino, infatti, comincia pian piano a rompere il suo guscio, per iniziare a camminare a quattro zampe, con ginocchia e mani chiuse a forma di pugno, presagendo già l'inizio di un viaggio che porterà alla trasformazione. La musica è bassissima, ma qualche suono si sente: infatti non c'è una vera e propria traccia musicale, ma dei suoni vocali che accompagnano e richiamano quelli che di tanto in tanto emette il corpo (qualche colpo di tosse, dei sospiri). Il corpo sembra essere comodo in questo modo scelto di camminare, sebbene, non appena si riesce a vedere il volto della performer, si intravede a volte un'espressione di sforzo, a cui però subito subentra un sorriso, un richiamo alla chiarezza visiva del suo volto che di lì a poco andrà a trasformarsi.
Piccoli ma precisissimi dettagli evocano il processo di trasformazione, oltre all'elemento costante del camminare, che viene compiuto dal corpo per tutta la durata della performance in un percorso che in maniera circolare e poi diagonale si estende per tutto il palco fino ad arrivare nella zona spettatori con posizioni di pausa e di osservazione: lì sia la performer che gli spettatori si guardano negli occhi e condividono insieme quel viaggio di attenzione e quella proposta di accompagnare con gli occhi una metamorfosi.
Nell'ultimo tratto di strada il corpo riesce a camminare in maniera più agevole e svelta, facendosi condurre proprio da quei dettagli di movimento dei piedi, delle gambe che stanno per diventare chiaramente le cosce di un cavallo, mentre le mani gli zoccoli di un unicorno. Il corpo vuole trasformarsi in un unicorno, quel famoso animale leggendario di cui spesso è controversa anche l'ipotesi di esistenza. L'unicorno è simbolo di purezza e verginità, è bianco come la piccola veste della danzatrice, ed ha il corpo di cavallo con un unico corno sul volto, simbolo della sua forza e della sua indipendenza. Il momento di trasformazione avviene in un punto preciso del viaggio, dopo qualche fermata, un pò di riposo e di nuovo ripartenze e avviene al centro della scena in una posizione in cui le mani (gli zoccoli) sono rivolti al cielo, il corpo è sollevato sulle ginocchia e la testa ed il busto sono reclinati all'indietro, quasi a voler stampare nello spazio la forma raggiunta. L'unicorno, oramai, può anche stendersi al suolo, orgoglioso della sua vittoria e festeggia suonando una tromba che richiama altri unicorni diffusi tra il pubblico, festeggiando dunque la sua accettazione nel mondo degli animali puri. Al suono della tromba, infatti, quella musica fatta di suoni di zoccoli di cavalli, si acquieta, e altri strumenti come il flauto e il trombone arrivano a ricongiungersi sul palcoscenico con il nuovo arrivato.
Ecco il buio e la performer viene accompagnata sulla sedia a rotelle per prendere i meritati e acclamanti applausi. Lì può stare sui suoi piedi perché sostenuta dalla sedia e tutti noi, entusiasti, ci rendiamo conto che quel percorso è qualcosa di più, è la volontà gentile e gioiosa di un corpo non dotato di tutte le possibilità di scoprirne di sue personali, di impreziosire dettagli fisici, di vivere con l'arte le aspirazioni che portano a superare quei limiti.
La richiesta e il festeggiamento riguardano l'essere riuscita ad approdare in un mondo in cui la gentilezza, la purezza, la spensieratezza, accolgono con gioia gli esseri di tutte le forme e di tutte le razze.

 

 

 

 

Romaeuropa Festival 2018
Gentle Unicorn
ideazione, coreografia, danza Chiara Bersani
drammaturgia Gaia Clotilde Chernetich
consulenza drammaturgica Luca Poncetta
coach Marta Ciappina
mentoring Alessandro Sciarroni
occhio esterno Marco D'Agostin
musiche Francesca De Isabella
disegno Luci Valeria Foti
direttore tecnico Paolo Tizianel
organizzatore di produzione Eleonora Cavallo
cura, promozione Giulia Traversi
consulenza amministrativa Chiara Fava
produzione Associazione Culturale Corpoceleste_C.C.00#
coproduzione Santarcangelo Festival, CSC – Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa)
creazione realizzata presso le residenze artistiche Centrale FIES (Dro, Trento), Graner (Barcellona)
residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t (Roma), Gender Bender Festival (Bologna), CapoTrave/Kilowatt (Sansepolcro)
Roma, Mattatoio La Pelanda, 27 ottobre 2018
in scena
26 e 27 ottobre 2018

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