“Sì, dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passare del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, forse addirittura immorale”.

Anton Pavlovič Čechov

Lunedì, 16 Ottobre 2017 00:00

Teatro Bastardo: "A testa sutta" di Rondinelli e Carta

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C’è a Palermo una scala cromatica di giudizio che indica gli scuri quali figli degli arabi e i biunni discendenti direttissimi dei normanni. A chi spetta l’appellativo di straniero, oggi, è difficile da dire. Tanti miscugli hanno portato paradossalmente a strani giudizi: la verità è che siamo miscellanea ma non sempre lo ricordiamo.

Nella Palermo descritta da Luana Rondinelli in A testa sutta − terzo appuntamento del Festival Teatro Bastardo − la maggioranza è scura e un unico biunno in mezzo agli scuri, biunno e non solo, anche abbunazzato (buono), fa la differenza e porta scompiglio. Giovanni − interpretato da un generoso Giovanni Carta − è un ragazzino debole, incapace di giudicare perché la vita l’ha voluto nel mondo quasi per caso; è nato buono, troppo buono per difendersi da una cattiveria che non comprende. Angelo si sarebbe dovuto chiamare! Come gli angeli per l’aspetto e l’incuria del male. In una città sbiadita, in cui gli unici elementi di contrasto sono i capelli e gli occhi neri della gente di quartiere, la voce di Giovanni rimbomba polverosa: stridente, ma ingenua, non sa reagire alle calunnie, si confonde a cercarne la ragione. In difesa di questa testa bionda dagli occhi chiari, il cugino − ancora Giovanni Carta che alterna le due voci − impavido e scuro, come gli altri. Nello scambio tra i due c’è l’affetto e l’inusualità di trovarsi, così diversi, insieme.
Carta conduce da solo un dialogo frenetico tra i due protagonisti, facendo proprie le caratteristiche di entrambi: la bontà estenuante di Giovanni, che si mette a testa sotto per guardare il mondo da una prospettiva nuova, e l’apprensione rigida del cugino che, in fondo, invidia quella “posa” che solo i troppo buoni sono capaci di assumere. Solo chi non sa difendersi può capovolgersi, fare finta di non esserci e aspettare. Il culmine dell’incontro tra i due è una corsa in motorino perché più veloce vai, più veloce sfuggi a occhi cattivi e bocche larghe. Per le strade affollate dei mercati, i semafori, le voci, il mare, la puzza, l’interprete diventa tutto ciò che i suoi occhi hanno visto, srotolando una dietro l’altra parole colme di colori e odori e la sonorità del cunto (tentato nella drammaturgia) si affaccia da un trampolino nero. La scrittura della Rondinelli è ricca − si poteva già notare nelle altre produzioni: Taddrarite e Giacominazza − e si riferisce a una Sicilia mordace che non accetta gli indifesi, perché “se non sei capace a lottare è meglio non esserci”.




Festival Teatro Bastardo
A testa sutta
di
Luana Rondinelli
regia Giovanni Carta
con Giovanni Carta
musiche Massimiliano Pace
disegno luci Massimino R. Beato
aiuto regia Silvia Bello
assistente alla regia Teodora Mammoliti
produzione Accura Teatro
in collaborazione con Di Venere e di Marte
lingua dialetto palermitano
durata 55'
Palermo, Teatro Biondo, 8 ottobre 2017
in scena 8 ottobre 2017 (data unica)

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