"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Giovedì, 23 Ottobre 2014 00:00

Gioca, suona, gioca

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– Ma l’hai scritto l’articolo?
– Un momento, ho appena scritto il titolo!
– Sei lenta eh?
– Mo' vediamo! Ecco… Play Duett annulla il tempo, tanto che ieri era oggi, il passato è già futuro e dopodomani è successo l’altro ieri.

– Sarebbe stata contenta la signora Fede, te la ricordi? “oggi non puoi venire da me, sono impegnata”, “allora verrò domani”, “no, domani è troppo tardi”, “allora vengo ieri, signora Fede, vengo ieri!”.
– Già, però adesso silenzio, questo è un gioco serio. Play Duett è il gioco. Gli attori, Tonino Taiuti e Lino Musella, arrivano attraversando la piccola sala dell’Arcas, con l’affanno di chi va di fretta. Alla spicciolata si sistemano per dare via al loro spettacolo e giocare che sia tutto improvvisato. “Facciamo questo pezzo!”, “facciamo l’inferno!”, “no, l’inferno no”. Uno di fronte all’altro, seduti col leggio e le maglie intime in bella mostra, perché in fondo il teatro è un fatto intimo e l’attore, si sa, si mette a nudo…
– Ma puoi scriverle queste cose?
– Sì, credo di sì, non c’è niente di male… parte allora la musica, quella delle voci che si scontrano e poi mescolano provenendo da direzioni opposte. Ed è da quel momento che si fondono il vecchio e il nuovo, il vicino e il lontano, Napoli e il resto del mondo. Il mezzo sono i versi dei grandi poeti internazionali, letti in italiano o  in napoletano, dalla destra o dalla sinistra del palco. Le voci sono strumenti di un’orchestra.
– Si sono alzati però. Di' che si sono alzati o sembra che abbiano solo letto tutto il tempo mentre invece si son dati da fare e si sono anche stancati.
– Sì, si sono alzati. Tonino Taiuti e Lino Musella non potevano restare seduti. Anche se la lettura non è stata una semplice lettura ad alta voce. Ogni rigo era ben vivo... Il leggio va via, si recita senza supporto. Il gioco diventa più coinvolgente. Si passa dalle atmosfere cupe del Dottor Fausto che stringe un patto con un demonio che sembra aver preso il catarro alla Cantata dei Pastori raccontata da Viviani e alla sfilata di personaggi della Festa di Piedigrotta. Uno alla volta gli attori in scena ma i personaggi sono a dozzine e riusciamo a vederli tutti. Il pubblico è catturato e divertito.
– Anche le tragedie in due battute sono state divertenti: “ai tempi nastri”.
– Certo, c’è stato un assaggio anche di quello, con tanto di trombetta introduttiva ad ogni tragedia. E poi i sonetti di Shakespeare in napoletano, Eliot e l’apparizione di Carmelo Bene.
– Quel momento è stato divertentissimo, la voce di Lino Musella era davvero uguale a quella di Carmelo Bene!
– Lo spettacolo in generale è molto divertente. Un grosso calderone pieno di autori, versi, personaggi di ogni tempo e luogo ma preparato così bene che ogni pezzo sembra scritto apposta. Ogni pezzo, infatti, offre agli attori l’occasione di riferirsi al nostro tempo e al nostro luogo, compresi i luoghi in cui è possibile o, molto spesso, impossibile fare teatro. Allo stesso modo la musica dello spettacolo unisce la canzone classica napoletana al rock, senza fare discriminazioni.
– Le persone hanno gradito molto, non smettevano di applaudire.
– Hanno gradito il gioco e apprezzato il lavoro. Lo spettacolo è accogliente. Siamo in platea ma è come se fossimo stati tutti invitati dietro le quinte a vedere come si costruisce un lavoro teatrale, come si scelgono i brani, quanto sia faticoso dar loro una vita che vada oltre la carta. Siamo ospiti desiderati e desideriamo rimanere parte di quel gioco che prima che a noi piace agli attori. Si avverte ad ogni parola, ad ogni risatina che anticipa una battuta. Di storia alle nostre spalle ne abbiamo, grandi parole sono state già scritte e recitate ma poi sono state messe da parte, ammucchiate nei cassetti, messe in fila negli scaffali delle librerie, magari a testa in giù. Allora basta ritrovarle e, come dicono le note di regia, giocare, suonare, giocare, se no siamo perduti.

 

 

Play Duett
di e con Tonino Taiuti e Lino Musella
lingua italiano e napoletano
durata 1h
Napoli, Circolo Teatro Arcas, 19 ottobre 2014
in scena dal 16 al 19 ottobre

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