“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Martedì, 30 Settembre 2014 00:00

Le origini della Modern Dance

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La Danza teatrale occidentale nasce in Francia nel 1661 con l’istituzione dell’Accademia Reale di Ballo voluta da Re Luigi XIV. Viene coniata una specifica terminologia didattica, per la trasmissione e l’insegnamento di movimenti codificati che è sopravvissuta fino ai giorni nostri.

La tecnica rigida e forzata del balletto romantico, con i suoi temi evasivi e favolistici, porta, sul finire del XIX secolo, ad un’urgenza espressiva più intima e personale nell’arte tersicorea, che condurrà ad una nuova forma di esibizione: l’assolo. Mentre i Ballet Russess dell’imprenditore Diaghilev operano per il rivoluzionamento della danza classica, in Europa ed in America si affermano, grazie a spiccate personalità e geni artistici, la Danza Libera e la Modern Dance.
Agli inizi del Novecento, il punto di distacco dall’aspetto narrativo e virtuosistico della danza classica è l’esigenza di raccontare la condizione dell’uomo moderno, in un periodo di cambiamenti e di rivoluzioni sempre più incombente. La nuova corrente che si andava diffondendo negli ambienti artistici stava portando a riconsiderare il vissuto, l’esperienza ed il credo del singolo individuo. Le principali figure a capo di questi cambiamenti furono: Isadora Duncan, Ruth St. Denis e Loie Fuller.
Un filosofo francese ed esperto di teatro, Francois Delsarte, interessatosi all’anatomia, alla mimica ed all’istintività del gesto, avanzò la teoria secondo la quale ad ogni movimento corrisponde un significato e, ad ogni parte del corpo. corrisponde un aspetto dell’essere umano. Tali teorie si diffusero in America tra il 1830 ed il 1870, ad opera dei seguaci dello stesso Delsarte. Egli era convinto che la danza vera, quella emotiva, avesse origine nel busto e nella regione addominale, sede del cuore e delle diverse emozioni, ribaltando la visione estremamente fisica e “meccanica” del balletto classico, che relegava l’energia del movimento alla cintura ed agli arti inferiori.
Isadora Duncan (1878-1925) può considerarsi come l’iniziatrice del periodo di ricerca della nuova danza. Seguendo le teorie di Delsarte basava la sua danza sul cosiddetto “plesso solare” ovvero la zona alta del torace, quella che più emanava le personali sensazioni del danzatore ed il suo stato emotivo. Da questo, l’energia di ogni danza non si interrompeva mai. Un’emozione generava un flusso continuo e dinamico che plasmava lo spazio circostante il soggetto, nobilitando i temi umani che si leggevano nelle sue rappresentazioni. Affascinata dall’ellenismo e dalla filosofia dell’antica Grecia, ammaliata dalle figure danzanti dei vasi a figure rosse custoditi al British Museum e alla National Gallery, si esibiva avvolta in morbide tuniche bianche e a piedi nudi, decostruendo il mito della ballerina che si innalzava sulle punte sfidando la gravità. Il teatro non era più la sola cornice performativa del danzatore: luoghi cittadini di grande valore archeologico o spazi aperti con semplici fondali iniziarono a sostituire le sfarzose scenografie da palco che fino ad allora avevano solo distolto il pubblico ed il suo sguardo dall’ interprete.
Ruth St. Denis (1877-1968), soprannominata anche la “Firts Lady” della danza americana, folgorata dall’opera della Duncan e dalle teorie di Delsarte, colmò la danza di uno spiritualismo puro, liberato dalle debolezze terrene. La St. Denis si ispirava alle cosmogonie orientali. Le sue danze evocavano le divinità indo-asiatiche ed egizie, introducendo per la prima volta nelle opere danzate tematiche religiose. Il suo punto di partenza fu l’immagine della dea egizia Iside, notata su un cartellone pubblicitario. Il simbolismo profondo di tale immagine portò la coreografa ad avvicinarsi alle danze etniche ed alle discipline orientali: Yoga, danza del ventre, arti marziali, contaminarono i suoi soli e le sue prime creazioni quali Cobras, Incense e Radhna. Era una ex attrice e quindi forte fu la teatralità delle divinità che incarnava sulla scena. Insieme a Ted Shawn fu la prima ad elaborare non tanto una vera e propria tecnica, ma un metodo di studio e di costruzione coreografica: il Music-Visualization che faceva seguire ai danzatori la musica di ogni singolo strumento all’interno di un brano musicale.
I due colleghi insieme fonderanno la prima scuola di danza non accademica in America, la Denishawn School, che avrebbe formato la seconda generazione dei pionieri della modern dance USA: Martha Graham, Doris Humphrey e Charles Weidman che condurranno al periodo di definizione delle tecniche moderne. Ted Shawn va ricordato inoltre per la rivalutazione della danza maschile e la fondazione di una compagnia tutta composta da uomini. Nei balletti classici infatti i danzatori avevano perso rilievo se non come porter delle eteree ballerine. Ted creò per loro forti lavori come Kinetic Molpei ove sfruttava l’entusismo delle danze africane e primitive. Fu lui, in ultimo, a riunire tutti i pensieri di Delsarte in un libro intitolato Every Little Movement, importantissimo per aver tramandato i principi teorici della nuova danza dei primi del Novecento.
Loie Fuller (1862-1928) non era propriamente una danzatrice, ma il suo apporto alla danza contemporanea è indiscutibile. Passata alla storia come l’icona del figurativismo floreale, a lei si deve l’utilizzo e l’innovazione scenico-teatrale. Le sue danze erano vorticose, astratte ed amorfe grazie ad espedienti in grado di trasformare il corpo del performer. Alcuni di questi “trucchi” comprendono l’utilizzo di costumi, accessori, lunghi drappi di tessuto e aste che prolungavano l’estensione delle braccia, rendendo il corpo umano simile ad un fiore o ad una farfalla come in Danse Serpentine, Papillon o Danse Fleur, tutte creazioni dal carattere assolutamente irrealistico ed antinarrativo.
Altro innovativo espediente fu quello illuminotecnico: Fuller sfruttava le luci colorate a seconda dei costumi, della location (il più delle volte era all’aperto al chiaro di luna e sul mare, con il vento che ondulava le vesti) e delle musiche. La sua opera coreografica all’insegna del binomio luce-danza e la sua vita decisamente stravagante e spregiudicata, fu ispirazione oltre che per gli artisti dell’epoca quali la stessa Duncan, Toulouse Lautrec o Rodin; per i futuri signori della danza contemporanea come Martha Graham, Mary Wigman, Alwin Nikolais (ideatore del teatro astratto multimediale del secondo dopoguerra) e, per arrivare ai giorni nostri, Moses Pendleton ed i Momix.

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