“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Lunedì, 28 Aprile 2014 00:00

A casa di Marilyn, nel cuore di Napoli

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Lo spettacolo deve ancora iniziare. In scena c'è una luce fioca e calda, una poltroncina bordò, un tavolino con su esposte foto in bianco e nero  della Marilyn dei sogni, la diva di Hollywood che a ogni suo passo faceva accendere mille candele. Tra pochi minuti qualcosa succederà, qualcuno entrerà in casa cambiando la chimica e l'atmosfera di questo spazio di attesa.

Sulle note di I Wanna Be Loved By You entra in scena ondeggiando la schiena Fedele Canonico, dando inizio ad una prova attoriale molto complessa in cui interpreta più personaggi, maschili e femminili, intrecciati da un destino comune di solitudine tra sogni decaduti, nell'"inquietante" trinubio di "bellezza, vecchiaia e morte". La voce narrante è del personaggio Gennaro Di Cristo, ex attore incompreso che dopo aver con frustrazione organizzato saggi per bambini, rinuncia al suo sogno di arte e bellezza, accetta la raccomandazione del suocero e diviene messo comunale. E da qui inizia il suo racconto, lo "spettacolo postumo" che gli ha riservato la vita. Gennaro per lavoro si trova un giorno a varcare la soglia di una casa, una home piena di fiori dove si rende complice di un episodio sconcertante. Questa home si trova a piazzetta Nilo a Napoli ed è abitata dalla Marilyn napoletana, la signora Lo Carmine Maria, rinchiusa in una stanza insieme ai fantasmi dell' eterna giovinezza, sulla scia luminosa delle chiome soleggiate di Marilyn Monroe, icona di bellezza nello straordinario contraddittorio di offerta sessuale e tenerezza infantile.
Ma a differenza del suo idolo, Maria non è mai stata la libera e devastata protagonista di un'avventura di frontiera, ma è schiava di un sogno impossibile che il tempo ha nascosto e poi interrotto tra le mura di una casa, dove alla realtà viene concesso solo il silenzio e i brusii di quartiere, all'intimità delle relazioni solo l'impossibilità della comunicazione. Le figlie di Maria, le sorelle Veneruso si vergognano di una madre che vaneggia, pragmaticamente legate alla vita di quartiere escogitano un piano che camuffa la realtà, coinvolgendo anche Gennaro che si rende complice di questa messa in scena, mosso dai postumi di una vita negata e di un passato irrisolto.
La Marilyn di piazzetta Nilo ha scelto per lei una fine che le assomiglia, che assomiglia alla sua vita, "per diventare immortali bisogna morire prima degli altri". Maria si è resa immortale morendo prima degli altri e ancora prima smettendo di vivere, appena la pioggia ha cominciato a bagnare "lo splendido manifesto", così Marilyn Monroe definiva se stessa. Basta un po' di pioggia e tutto si frantuma, cade la notte e, dopo anni di naufragio fisico in solitudine, non rimane neanche più "l'ultimo sorso di vita".
Home, ci dice il regista Luigi Imperato, è un racconto scritto per accompagnare delle immagini, in questo caso particolare una foto di Marilyn Monroe sullo sfondo rosso di una palazzo di Via Nilo. Da qui l'idea di entrare con il pensiero in una casa e immaginare cosa può succedere dentro. È interessante il pretesto teatrale trovato per accostare delle vite così lontane eppure vicine, e anche l'intento di raccontare l'intreccio insolito di bellezza e tristezza, sogno e irrealtà, incarnato dalla diva Marilyn Monroe e dai personaggi di questo testo che sotto diverse sfumature ne vivono i riflessi. Ma la complessità dei personaggi raccontati a tratti sembra perdere intensità per una scelta interpretativa un po' troppo accentuata e per delle suggestioni testuali che andavano approfondite, se non si vuole correre il rischio che lo spettatore perda il filo e l'opportunità di riallacciarlo reintegrando in esso le altalenanti risonanze emotive, interpretate e vissute.

 

 

 

 

 

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tratto da
un racconto del Colletivo Corpo 10
regia e drammaturgia Luigi Imperato, Silvana Pirone
con Fedele Canonico
Avellino, Godot Art Bistrot, 24 aprile 2014
in scena 24 aprile 2014 (data unica)

 

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