“Ricordati sempre: la sofferenza passa, la bellezza resta”

Pierre Auguste Renoir

Martedì, 16 Dicembre 2014 00:00

Mi sento i serpenti su tutto il corpo: che orrore!

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Dopo “l’immorale” romanzo di Iosi Havilio Opendoor – un piccolo caso editoriale in Argentina –, la casa editrice Caravan ci ripropone un giovane autore argentino. La scelta non sembra casuale e, al contrario, le due opere sono collegate da un filo conduttore da identificare nella figura di César Aira.

Nel caso del romanzo in questione, Serpenti di Daniel Krupa, la brevità della storia, la sua precisione narrativa e il ritmo ricordano Aira, autore estremamente prolifico che è riuscito a offrire alla letteratura rioplatense una revisione profonda tanto nello stile quanto nella tematica. Il mestiere di Aira è il romanzo breve, svincolato dai rigidi confini dei generi letterari. Questo il presupposto tecnico o la cifra stilistica da cui Daniel Krupa decide di raccontare la villeggiatura di tre ragazzi nella fattoria della famiglia di uno di loro. In apparenza, sembrerebbe una riscrittura di Stand by me. Il problema, tuttavia, è la località in cui si trova la casa di campagna: una cittadina nella regione di Misiones, regione nel nord del Paese, di clima tropicale e umido. Nel mondo delle lettere rioplatensi, Misiones è la terra in cui sono ambientati moltissimi racconti di Horacio Quiroga, maestro della narrativa breve di inizio novecento. L’associazione del territorio con l’opera di Quiroga richiama inevitabilmente una sensazione di angoscia o terrore, tipica delle storie nate dalla sua penna. Per questo, un lettore appassionato di mondo rioplatense si aspetta da Serpenti, una storia di morte, di dolore.
La bizzarra equazione che vede Quiroga e Aira come fattori e Krupa come risultato, produce anche affascinanti modulazioni letterarie. Il risultato è, quindi, un romanzo inusuale, in cui non funzionano le connessioni logiche tipiche degli affetti o dell’adolescenza. Serpenti è, al contrario, un catalogo di angosce di varia natura e, di conseguenza, un susseguirsi di soluzioni irrazionali con cui i protagonisti cercano di liberarsene. Una su tutte, riguarda proprio il titolo. Non vi anticipo niente, in quanto si tratta solo della prima di una lunga serie di tensioni, fobie, allucinazioni in cui cadranno i tre amici e che li porterà a gesti sconsiderati e a frizioni irrisolvibili.
Last but not least, un elogio disinteressato (o una considerazione finale).
Prendiamo una serie di discepoli di Aira, tra cui i citati Krupa e Havilio e a cui possiamo aggiungere Sergio Bizzio. Potranno piacervi oppure no, potrete trovarli risibili o trascendenti ma, di sicuro, una patente fornita dal loro maestro (o precursore) è la qualità della scrittura: Serpenti non fa eccezione.

 

 

 

 

 

Daniel Krupa
Serpenti
traduzione di Vincenzo Barca
Roma, Caravan, 2014
pp. 99

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