“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Mercoledì, 04 Settembre 2013 02:00

Il CIRCO(LO) VOLANTE PICKWICK - QUINTA PUNTATA

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Pubblicità del documentario sulla vita di Flusso di Coscienza

In attesa del lungometraggio che racconterà la vita di Flusso di Coscienza, noi cercheremo di indagare la sua figura avvolta nel mistero. Perché è la storia di un uomo che ha fatto, fa e farà la storia, perché lui, lo si voglia o no, è la storia di tutti noi, perché lui è tutti noi ma anche forse no. “Forse no!” e noi lavoreremo su questo “forse”, com’è tipico della nostra serie di documentari del sabato “You are not alone – il forse potrebbe essere dietro l’angolo”. Chi può dire di aver conosciuto veramente e in profondità il Flusso di Coscienza? Chi può dire di non averlo mai incontrato? Lui è conosciutissimo ma ben poco sappiamo di lui e del suo passato, c’è chi dice che non sia mai nato, che avrebbe la forma di un serpente che si morde la coda e che esisterebbe da sempre come sostiene lo studioso di para-antichità Joseph Fitzcarraldo ma c’è chi dice – e dobbiamo citare almeno il socio-psico-antropo-filo-anticologo Aguirre Furoredidio – che è già morto perché un’antica iscrizione ritrovata in un ghiacciaio sulla Maiella sosterrebbe, a quanto dicono studiosi del settore che l’hanno tradotta grazie a nuovissime tecniche di decodifica, che “l’uomo che come un flusso bagnerà le nostre coscienze, presto si inaridirà e ritornerà a essere polvere”, l’iscrizione è firmata con un’impronta di mano, databile a ventimila anni fa, di tal Giuseppe Everyman. Noi come sempre ci posizioneremo nel mezzo, non proporremo nessuna ipotesi ma sguazzeremo in tutte, perché nulla è facile nel cammino del forse, e i nostri telespettatori più affezionati sanno che a volte c’è capitato di incontrare, nostro malgrado, una verità, ma – anche se non dovremmo svelarvi questa sorpresa – il signor Flusso di Coscienza sarà con ogni probabilità nostro ospite e forse svelerà l’arcano, forse ci dirà se è mai nato o se è già morto. Ma anche forse no. Un saluto e vi aspettiamo numerosi!

 

 

FLUSSO DI COSCIENZA

LOGOS – ARCHE E LOGOS – IL FORSE

Noto che a dare i numeri non sono più il solo. Noto che le persone non sanno più distinguere nascita dalla morte. E che il forse è soltanto il loro chiacchiericcio futile e chioccio.

VITA – MORTE – NUMERI DEL BINGO

Non prometto assolutamente di essere presente a quella trasmissione, non permetterò mai che si scopra qualcosa di me (cioè di voi) né che voi sappiate di più di me (cioè di voi). Capito? No? Non ne avevo dubbi. Non avete mai capito un cazzo.

SERPENTE CHE SI MORDE LA CODA – CREATIO EX NIHILO – FLUSSO DI COSCIENZA

Contenti? No? Meno male.   

 

 

John Cleese, l’apprezzato giornalista dell’emittente televisiva, nonché unico vero rivale da un punto di vista professionale dell’amatissimo Michael Palin, si accinge ad aprire la sua nuova puntata di La domanda è

“Buona sera. Oggi abbiamo un quesito importante, forse l’eterno quesito, per molti insondabile, per altri privo di misteri.. Oggi la domanda è … c’è vita dopo la morte? Ospiti in studio il teologo William Scoto” – la telecamera inquadra l’appena presentato teologo che giace morto sulla sedia con la testa rivolta all’indietro e la bocca spalancata.

“L’altro importante e gradito ospite del giorno è il filosofo della scienza Benjamin Richardson”.

Il filosofo, anch’esso morto, ha la stessa postura di Scoto, ma la bocca è appena socchiusa ed un verdognolo rivolo di saliva gli cola dall’angolo delle labbra.

“Ultimo ospite del programma il noto showman inglese Freddy Jack Jack, morto stanotte dopo una lunga malattia. Buona sera anche a lei Freddy”

Jack Jack, a differenza degli altri due ospiti, è accasciato di peso sulle ginocchia. Non possiamo quindi vedere se la bocca è aperta, semiaperta o chiusa.

“Bene” – riprende Cleese – “allora, c’è vita dopo la morte? Scoto?”

Il teologo, inquadrato nuovamente dalla regia, tace.

“Richardson?” riprende nuovamente il giornalista per non allungare troppo i tempi morti.

La telecamera riprende il filosofo speranzosa, ma niente.

Non si perde d’animo Cleese, che nuovamente interviene: “Jack Jack?”

Silenzio assoluto, anche l’ultimo ospite tace. Il peso della testa chinata spropositatamente sulle ginocchia lo fa accasciare definitivamente sul pavimento.

“Bene. A quanto pare la risposta è NO. E per la prima volta nel nostro programma tutti gli ospiti sono d’accordo tra loro. È tutto per oggi, grazie per averci seguito, linea alla regia e buon proseguimento con il nostro palinsesto”.

 

 

Annunciatrice: va ora in onda il programma di approfondimento “Nemici. Ma perché?”. La linea a Graham Chapman.

 

 

“Buongiorno a tutti. Oggi come sempre ci occuperemo delle piccole inimicizie che si creano oggigiorno e che basterebbe veramente poco a dissipare. Lo sapete, noi siamo dell’idea che tutti dovremmo sempre volerci bene, perché tutti abbiamo un ruolo a questo mondo e tutto sta nel sapere portare fino in fondo il proprio compito. Il nostro motto è che un abbraccio ci salverà e un sorriso è già un buon modo per accettare supinamente la vita. Ma presentiamo subito i due ospiti. Alla vostra destra c’è l’imprenditore Sarchiaponne, anzi forse sarebbe più corretto dire, il top manager Sarchiaponne, che ha nelle mani i destini della più importante azienda nazionale la M.I.N.C.H.I.A., Marca Italiana Nazionale Cippa Huawei Intra Anale, e l’operaio Ubaldo Spermaceti che lavora nella catena di montaggio della sede di Caltanissetta della M.I.N.C.H.I.A., dove a causa di infiltrazioni di fosforo bianco muore un operaio al mese, dopo che sulla sua pelle si sono prodotte profonde ulcerazioni il dolore feroce delle quali neanche la morfina riesce a contenere. Cominciamo da lei, Mr. Spermaceti, per quale motivo ritiene che il top manager Sarchiaponne sia suo ‘nemico’?”

Ubaldo Spermaceti sorride alle telecamere, in realtà è di profilo, non se ne capisce il motivo. “Lo so, non dovrei chiamare nemico nessuno, dio ci ha creati perché ci vogliamo tutti bene e ci amiamo tutti quanti come nel giorno della Creazione. È così, vero? Ma ora Mr. Sarchiaponne è diventato un nostro nemico perché ha deciso dei tagli alla catena di montaggio e ha accelerato i ritmi di produzione. Dobbiamo lavorare 14 ore al giorno e il nastro elettrico sul quale passa il componente che dobbiamo montare viaggia alla velocità di 47 Km/h per cui abbiamo appena 0,01 secondi per compiere l’operazione che…”

“Scusi se la interrompo” – dice Graham Chapman – “ma non entri così nello specifico sennò i telespettatori non la possono seguire”.

“D’accordo! Quello che volevo dire è che già c’è il fosforo bianco, già c’abbiamo i figli con i tumori e le deformazioni, mio figlio ad esempio è nato con una pinna di pescecane sulla schiena, ora anche questo aumento della produttività. Insomma questo è il motivo per cui Mr. Sarchiaponne è mio nemico”.

“Ora la parola a Mr. Sarchiaponne”.

“Io non ho il coraggio di dire che Mr. Spermaceti è mio ‘nemico’, (“ooohhh” del pubblico, qualcuno grida commosso “sei un santuomo Sarchiaponne!”), e capisco la sua rabbia e determinazione. Non vorrei sembrare eccessivo ma lo considero come un fratello. Del resto lo so, è dura e non sapete quanto io sia vicino alla situazione degli operai di Caltanissetta. L’anno scorso mi sono recato allo stabilimento e ho cercato di comunicare ai nostri operai, che sono l’unica vera forza di questo paese, del paese che a noi piace, quello che sì si fa sfruttare ma che si fa sfruttare non per un proprio bisogno egoistico e masochistico ma per rendere più ricco e competitivo la nostra mai troppo amata nazione, insomma ho detto a quegli operai che non appena i profitti miei personali supereranno il 37% e i dividendi tra i soci saranno spartiti in maniera tale da sentirci tutti quanti decisamente più ricchi, allora provvederemo alla situazione degli operai di Caltanissetta, ai quali, mi scusi Mr. Chapman se le rubo il mestiere, vorrei che venisse dedicato un lungo applauso”.

Scrosci di applausi dal pubblico. Mr. Ubaldo Spermaceti si commuove. Graham Chapman si alza dalla sua postazione e lo prende per mano. Lo porta vicino a Mr. Sarchiaponne e in un attimo i due si abbracciano scoppiando in un pianto dirotto.

“Anche questa volta, è bene quel che finisce bene” – afferma Chapman – “e mi scuso con il pubblico per la mia voce spezzata dall’emozione ma mi si permetta di dire che questo è il vero significato della televisione, rafforzare i legami tra le persone e curare il corpo della nazione tutta, mostrare come sfruttatori e sfruttati in fondo possono volersi bene e che, anche se la vita è veramente una brutta bestia, basta abbracciare il proprio sfruttatore e tutto passa. Basta porgere l’altra guancia. Ora linea alla regia e restate sul nostro canale”.

Mr. Spermaceti segue il consiglio di Chapman e porge l’altra guancia alle telecamere (come già si è detto, era rimasto per tutto il tempo di profilo, mostrando soltanto la guancia destra), un grido di terrore squarcia la scena, Mr. Spermaceti ha la guancia sinistra in totale putrefazione a causa del fosforo bianco. Mr. Sarchiaponne si allontana atterrito ma fortunatamente la regia è pronta a sfumare l’immagine e a mandare gli spot pubblicitari.       

 

 

SPOT

È stato nascosto per tanto, troppo tempo, poi finalmente si è incominciato a parlare di lui. Ma se ne sono dette di tutti i colori, dall’800 in poi era su tutte le copertine accusato di essere il mandatario di ogni azione, buona o brutta che fosse. Adesso è tornato in prima persona per raccontare la sua storia e NIENTE SARA’ PIU’ COME PRIMA. FLUSSO DI COSCIENZA – IL FILM prossimamente sui vostri schermi la storia del mitico, inimitabile (forse metafisico, quindi) divino F. DI COSCIENZA

 

 

FLUSSO DI COSCIENZA

Mi sembra adulazione, no? Vabbè, fate voi …

 

 

Va ora in onda il cortometraggio La mano sulla pelle, opera prima del grande cineasta coreano

Kin Kiminin Kin kiminin Spizzikimin, creatore ed oggi massimo esponente del surrealismo erotico. A voi tutti buona visione.

 

LA MANO SULLA PELLE

È notte fonda, nella penombra in una camera vediamo dall’alto un uomo ed una donna nudi distesi sul letto. L’inquadratura si avvicina sempre più, l’uomo è a pancia in su con le mani dietro la testa, la donna invece è coricata su di un fianco e appoggia la sua testa sul vasto e villoso petto dell’uomo. La telecamera inquadra il volto dei protagonisti: l’uomo guarda il soffitto pensoso, la donna osserva la sua mano accarezzare l’addome del maschio. Subito dopo infatti vediamo quella stessa mano giocare attorno all’ombelico del partner, poi delle strane parole in coreano stretto, per fortuna ci sono i sottotitoli: “lei mi accarezza, è così bella” sono i pensieri dell’uomo che guarda la donna e le sorride. Quest’ultima ricambia il sorriso con grande dolcezza e sensualità e col dito disegna sul corpo dell’uomo strani simboli che incominciano a materializzarsi sotto il soffitto. L’uomo chiede: “Li vedi anche tu?” – e la donna risponde – “sì, sono pezzi della nostra mente. Possiamo vederli solo noi, e solo noi crearli tramite il nostro amore” – “che bello, che bello … la tua mano sulla pelle, la tua mano sulla pelle. Disegna qualcos’altro”. “Cosa vuoi che ti disegni?” chiede la femmina. “Una volta ho visto uno strano oggetto a Napoli, mi dissero che era uno strumento musicale antico, lo chiamavano ‘putipù’. Disegnami quello”. “E come si disegna? Io non l’ho mai visto” fa la ragazza.

“È semplice, basta fare su e giù con la mano, però lascia stare la mia pancia e scendi un poco più giù”. “Così va bene?” chiede la fanciulla scendendo a meno di un centimetro dall’ombelico. “No, aumenta aumenta”. “E di quanto?”. “Eh, beh … almeno un 30 centimetri, ad occhio eh!”. “Prendo il metro?” domanda un po’ stupita la ragazza, ma l’uomo prontamente interviene: “Noooo, ma che metro, vieni qua ti faccio vedere io” le prende il polso e la guida delicatamente nella direzione desiderata esclamando: “Ah … ecco … che bella la-tua-mano-sulla-pelle” ma la ragazza ritira la mano ed avverte: “Amore, il film si chiama LA MANO SULLA PELLE, non SULLE PALLE!”

 

Abbiamo trasmesso: La mano sulle pa… ehm, La mano sulla pelle di Kim Kiminin Kim Kiminin Spizzikimin. E ora qualcosa di completamente diverso…

 

 

Annunciatrice (trafelata, si aggiusta la magliettina che lascia intravedere una bretella del reggiseno, è sudata): interrompiamo la programmazione del palinsesto per un’edizione speciale del telegiornale. A quanto pare, il papa sarebbe stato ritrovato.

 

 

“Buonasera a tutti. È con immensa gioia e giubilo che vi annuncio che il papa è stato ritrovato, grazie a un’azione congiunta delle forze dell’ordine italiane, le guardie svizzere vaticane, la polizia libica e i servizi segreti di Israele, USA, Cina, India e Burkina Faso. Passo immediatamente la linea alla nostra inviata che è sul posto”.

“Scusate il mio aspetto ma sono giunta qui da appena una mezzora, giusto il tempo per raccogliere le idee. Le emozioni sono tante e forti, ma spero di riuscire a raccontarvi tutto. Intanto il posto. Ci troviamo a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. Qui al mio fianco c’è un burkinabè, così infatti, seppur fa un po’ ridere, si chiamano gli abitanti di questo paese. È Mr. John “Mutagabe” Smith, l’uomo che ha trovato il papa. Ci racconti.”

“Io sono un tecnico industriale e lavoro per una famosa multinazionale qui a Ouagadougou, io appartengo alla minoranza cristiana del paese e come ogni mattina mi stavo recando in chiesa per ottenere la benedizione che sola mi può far trascorrere una giornata come dio comanda. In realtà, la notizia della scomparsa del papa mi aveva sconvolto non troppo, sono molto legato al mio territorio e del papa un po’ (ma con rispetto) me ne infischio. Entrato in chiesa, vedo una persona anziana inginocchiata la quale, non appena vede che io lo sto fissando, si alza in tutta fretta. Mi insospettisco e decido allora di seguirlo. Appena uscito dalla chiesa quell’uomo, che ora so essere il papa, salta su una motocicletta, modello Harley Davidson direi, o comunque un’imitazione fatta molto bene, e dopo una sgommata di quelle da film, accelera e scompare dal mio campo visivo. Indossava, comunque, la stola, ma non ci avevo fatto caso più di tanto. Subito dopo arrivano dei tipi con occhiali scuri, auricolari e dall’aspetto molto duro che mi chiedono chi io sia e cosa facevo in quel posto. Rispondo cordialmente che ero andato in chiesa, etc. etc. e loro mi arrestano. Dopo avermi torturato per alcune ore si convincono che la mia deposizione è attendibile e che non nascondevo nulla e sono partiti alla ricerca del papa scappato in Harley Davidson”.

“Scusi” – chiede l’inviata – “ma il papa è stato ritrovato o no?”

“A quanto ne sappia” – risponde John Smith – “no! assolutamente no!”.

“Ma allora perché siamo qui?” – chiede l’inviata a persone che si trovano dinanzi a lei e dietro alle telecamere.

Una voce risponde: “mi è appena arrivata comunicazione che la notizia era infondata, purtroppo il Santo Padre è ancora disperso”.

“Cioè, voi mi avete fatto arrivare fino a qua, in questa immondizia di paese…”

“Bene bene. Va bene così. Chiudiamo il collegamento. Ci scusiamo con il gentile pubblico, l’emozione ci ha giocato proprio un brutto scherzo. Ma la nostra speranza non si spegne e saremo sempre lì dove il papa vorrà mostrarsi e farsi catturare. Chiedo scusa di nuovo e buon proseguimento con il nostro palinsesto”.  

 

Va ora in onda la trecentoquarantanovesima puntata di L’ispettore Tigre. Buona visione.

 

L’ISPETTORE TIGRE

In un aristocratico salone inglese di campagna: tutti i presenti chiacchierano tra loro e sorseggiano un buon bicchiere quando improvvisamente il buio li sorprende. Il blackout dura pochi secondi, nel mentre un terribile sparo. Le luci si riaccendono e tutti gli invitati si accorgono all’unisono che a terra giace il corpo senza vita del padrone di casa. È a questo punto che fa irruzione l’ispettore Tigre. “Fermi tutti. Questa casa è circondata. Mi dispiace ma non devo chiedere che nessuno lasci la stanza. No, devo chiedere che nessuno... devo chiedere che tutti... non devo chiedere che nessuno lasci la stanza. A nessuno deve essere chiesto di lasciare la stanza. No, nessuno deve chiedere di lasciare la stanza. Io... io... chiedo che questa stanza nessuno sia lasciato. No. Chiedere che nessuno dalla stanza sia lasciato io possa. Posso lasciare la stanza? Tutti dovete lasciare la stanza... ora... così com'è... con voi dentro”.  Uno degli invitati, il colonnello Jones, interviene: “Lei vuole che nessuno lasci la stanza, giusto?”- l’ispettore schiocca le dita all’indirizzo del colonnello, facendo capire che ha detto bene. Poi, incrociando le mani dietro la schiena e iniziando a passeggiare lungo il salone a grosse falcate, riprende: “Qualcuno in questa stanza. L'assassino essere deve. L'assassino del corpo è qualcuno in questa stanza che nessuno deve lasciare. Lasciate il corpo della stanza che non va lasciata da nessuno. Nessuno lasci nessuno il corpo con qualcuno. Chiunque sia qualcuno deve lasciare il corpo nella camera corpo. Chiunque con il corpo ma non il corpo è nessuno. Nessuno lasci il corpo nella stanza con nessuno” – è stavolta il generale Dumas a venirgli in soccorso: “L’assassino è in questa stanza, intende dire?”. L’ispettore Tigre punta l’indice sul generale annuendo contemporaneamente, come a voler dire “bravo”, poi si porta la mano al mento ed inizia a pensare: “la questione da ora risolvere è essere potrebbe chi in questa stanza aver fatto assassinio? Colpevole omicidiante di stanza che prima era piena ed adesso deve rimanere sempre medesima per scoprire chi essere tale? Chi non lasciando mai stanza vuota avere assassinato fermi tutti?” Una voce fuori campo interviene in soccorso, è la voce del narratore che annuncia:

“Il nostro eroe intende dire che ora il problema è capire chi dei presenti è il colpevole, ma questo lo scopriremo nella prossima puntata de L’ispettore Tigre

 

Caro Delio, ancora una volta ci siamo allungati oltre misura ed ora abbiamo come sempre il problema di come chiudere la puntata in tempi brevi. Ho la sensazione che da un momento all’altro la Redazione ci interrompa il …

(Daniele Ma…)

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