"Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere. È come certe ali al gioco del calcio, in serie C, che ai margini del campo, driblano se medesimi sei, sette volte, e mandano in visibilio il pubblico sprovveduto"   

Luciano Bianciardi

Martedì, 04 Giugno 2013 09:57

Il circo(lo) volante Pickwick - seconda puntata

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“Salgo repentinamente la salita scoscesa. Sono stanco ma devo farlo. Se non ci penso io, chi ci pensa?! Lei lavora tutto il giorno e non ha tempo per queste cose. Puttana Eva, come mi rompe questa zavorrosa mansione. Ma devo farlo, vacca boia. È il mio unico compito settimanale. Certo, converrete con me che è una gran seccatura, e per giunta pericolosa, soprattutto quando hai appena bevuto mezza bottiglia di scotch scadente. Capirete, in queste condizioni l’inciampata è dietro l’angolo, anche se di angoli non ce ne sono (era una metafora), la salita è appena appena incurvata. Ecco. Ci siamo. Sono in cima, un ultimo sforzo, ancora due passi e poi finalmente riempirò questo puzzolente bidone della monnezza! Ahhhh, fatto. Adesso comincia la discesa. È un po’ sperfifora, (se mi passate il neologismo – lo so, radice e desinenza non significano un cazzo, ma me ne piace il suono e poi sono ubriaco, tutto mi è permesso, boia faus) ma ce la posso fare”.

 

Abbiamo trasmesso il cortometraggio: “La dura salita per lo scarico della monnezza – (sottotitolo) le riflessioni di un affaccendato ubriaco” scritto e diretto da Dan Maliourman. Adesso diamo la linea a …

 

 

FLUSSO DI COSCIENZA

Un attimo, annunciatrice. Prima dobbiamo spendere due parole, due, per giustificare questa sciocchezza dell’autore. Chiariamo subito che dietro lo pseudonimo di Dan Maliourman si cela quello scellerato di Daniele Magliuolo. In questo momento è completamente ubriaco, e sono solo le 3 del pomeriggio (orario di scrittura del testo in questione, poi non sappiamo a che ora la Redazione, sempre sia lodata, ci degnerà della pubblicazione). Comunque, dicevamo: l’autore (uno dei due, ebbene sì, ce ne sono due) è completamente ubriaco fradicio, ed è in pieno delirio. Ha scritto sta cazzata perché è appena tornato dallo scarico dei rifiuti. Speriamo solo, noi come coscienza che fa da tramite tra l’autore, pardon gli autori (adesso sono due) ed il lettore, che l’altro riesca ad inventarsi qualcosa di meno puzzolente. Lasciamo dunque la linea all’annunciatrice che pare volesse ricondurci nuovamente al reality della scorsa puntata. Ma forse è meglio essere chiari (del resto io rappresento la coscienza, devo essere onesto), diamo la linea in realtà a Delio Salottolo. Pare infatti che ultimamente si è avuta un po’ di difficoltà a distinguere tra le cose scritte dall’uno e dall’altro autore, quindi è meglio puntualizzarlo (non creiamo ulteriore disordine al lettore). Dunque, in conclusione, a te Delio Salottolo e vedi di risollevare le sorti di questo racconto alquanto alcolico. Ti avverto però, non essere troppo coscienzioso, a questo ci penso Io!

 

 

Grazie Flusso, non so come faremmo senza di te. Sai essere la nostra coscienza morale, il nostro inconscio e poi probabilmente (se e quando vuoi) anche il nostro più vero ed equilibrato “Io”. Sei sempre a lottare tra più istanze differenti, sei veramente un fuoriclasse, sei uno che si dà, ma sei anche, soprattutto quando ti senti un gran pezzo di Super-Io, un po’ rompicoglioni. Sicché devo dirti che io ho fatto da cameraman per il cortometraggio “La dura salita per lo scarico della monnezza – (sottotitolo) le riflessioni di un affaccendato ubriaco” (oltre ad averci lavorato per la stesura del copione e del soggetto) e non è assolutamente una cattiva opera, potrei tediarti con riflessioni di alto spessore intellettuale, potrei dirti che è una rappresentazione allegorica in cui ne va del senso profondo della nostra epoca, potrei suggerirti di leggervi tra le righe il senso profondo della puzza che attraversa la condizione psico-sociale dell’uomo moderno immerso in una liquidità esistenziale (richiamata dai liquami che si vedono a un certo punto nel corto) ma tu sei un Flusso, a te che importa di tutto questo? Tu lavori su altri ambiti umani, i conflitti, le passioni. Sei come tutti gli strizzacervelli, sempre pronto a trovare qualcosa di patologico. Vabbè Flusso, senti un po’, per il momento ti saluto e do avvio a questo racconto sennò qua tra una cosa e un’altra stavolta non riusciamo neanche a cominciare.

(Delio Salottolo)

 

 

Sono il vostro Micheal Palin. Siamo di nuovo qui, anche questa settimana e per molte altre ancora, perché vogliamo raccontarvi il senso profondo del nostro paese. Non è facile vivere in questo paese, non è facile dimorare tra vecchie assi o ricoperti di paramenti sacri. Non è facile, lo so. E così noi vogliamo esservi un po’ più vicini, farvi sentire che, anche se ora c’è internet che è un gran bel compagnone, anche la televisione può ancora avere il suo perché. Che la televisione può ancora accarezzarvi le mani e far addormentare il vostro figlioletto. E soprattutto può ancora educarvi. Può ancora riuscire a tirare fuori il pegg… ehm… il meglio che c’è in voi. (devo andare da uno strizzacervelli, ho troppi lapsus freudiani – devo chiedere al Flusso). E allora: spegnete quel dannato computer che vi ottunde i sensi e seguiteci che oggi ne vedremo veramente delle belle. Vi annuncio il tema della serata e poi passo la parola alla nostra Dorothy Sigla. Si tratta del problema dei rifiuti e del loro smaltimento, della raccolta differenziata e del dove buttare la cicca quando si sta camminando. Insomma parleremo di monnezza. Cioè: parleremo di tutti noi, di me e di te, caro spettatore, e dell’essere umano nelle sue produzioni più vere. (ho paragonato lo spettatore alla monnezza, mi sto ammalando, non controllo più i miei pensieri reconditi). A te, Dorothy.

 

(entra una giovane ragazza avvenente) Salve a tutti, io mi chiamo Dorothy Sigla e sicuramente mi avrete già visto prima di qualche trasmissione che solitamente guardate (sorride nel parlare e occhieggia, poi rischia di scivolare su una buccia di banana), quale trasmissione è senza Sigla, non è vero? (risate del pubblico, scene di isteria collettiva) e come mi è consueto vi canterò una canzoncina, quella d’apertura dello show e, se tutto andrà bene, cercherò di inventarne una nuova per ogni puntata (con un gesto manda un bacio verso il lettore)

 

Un due tre,

un due tre,

uno e due e tre,

siamo qui ancora una volta tutti allegri,

siamo qui ancora una volta tutti allegri,

perché la vita è proprio questo,

uno schizzo deforme sullo schermo dell’infinito,

un due tre,

un due tre,

uno e due e tre,

siamo qui ancora una volta tutti tristi,

siamo qui ancora una volta tutti tristi,

perché la vita è proprio questo,

uno schizzo deforme sullo schermo dell’infinito,

Ho conosciuto un uomo!

“hai conosciuto un uomo?”

Sì! era alto, biondo e di gentile aspetto!

“ma che bello, ma che bello”

E lo sai cosa mi ha detto?

“no, non lo so cosa ti ha detto”

Io sono il mozzicone di sigaretta

che le tue labbra rifiutano

Io sono la carta della merenda

che le tue mani gettano via

Io sono la gomma da masticare

che tu sputi e si attacca sotto le scarpe di qualcun altro

Infine:

Io sono la tristezza che si spegne in un inceneritore

ma tu sei per sempre le labbra del mio unico amore

Un due tre,

un due tre,

uno e due e tre,

siamo qui ancora una volta tutti allegri,

siamo qui ancora una volta tutti allegri,

perché la vita è proprio questo,

uno schizzo deforme sullo schermo dell’infinito,

un due tre,

un due tre,

uno e due e tre,

siamo qui ancora una volta tutti tristi,

siamo qui ancora una volta tutti tristi,

perché la vita è proprio questo,

uno schizzo deforme sullo schermo dell’infinito,

 

Ringraziamo come sempre la nostra Dorothy. Che sudata e che ormoni a vederla ballare e cantare così. Presentiamo gli ospiti della serata.

 

 

FLUSSO DI COSCIENZA

LOGOS – PRINCIPIO E LOGOS – Dispiace interrompervi ancora, ma ci sono state un paio di imprecisioni che voglio correggere. Fatto. Ovviamente voi non ve ne siete accorti. Perché? Ma è ovvio, perché le ho corrette! LOGOS – FREUD – IO - SUPER-IO – ES. Immaginate la vostra mente come una casa con diverse stanze separate, ci siete? Bene, procediamo pure.

 

 

“Buona sera signore e signori” – interviene in collegamento via satellite Terry Gilliam – “gli ospiti sono caldi, non vedono l’ora di apparire. In camera da pranzo abbiamo il mitico Mr. Creosote, quale altro posto se non quello? In cucina c’è vostra madre” (dal pubblico urla di disapprovazione e frasi sconvenienti tipo: “Ehi, tua madre … brutto figlio di puttana”). Gilliam riprende cordialmente senza fare una piega (ha imparato molto dopo tanti anni di collaborazione con Palin): “Chiedo scusa per lo spiacevole malinteso, amici del pubblico e telespettatori, nonché lettori. La mamma in cucina è una mamma ipotetica, direi ‘universale’, non certo la madre come oggetto fisico specifico di un soggetto psichico in particolare. Forse avrei dovuto dire ‘nostra madre’. Comunque, andiamo avanti: in bagno abbiamo nientepopodimeno che  l’autore, o meglio uno degli autori, Daniele Magliuolo” (Ooohhh del pubblico). “Attenzione” – riprende Gilliam – “alzandosi dal water e sciacquandosi le mani al lavandino ci è sembrato di vedere riflesso nello specchio l’altro autore, Delio Salottolo. INCREDIBILE” (scene di isteria collettiva tra il pubblico). “Un attimo amici” – riprende un Gilliam ormai sempre più euforico – “Salottolo è diventato ancora Magliuolo, poi di nuovo Salottolo, pazzesco”. Gilliam è ormai in estasi per i continui capovolgimenti a cui sta assistendo e riprende la cronaca con l’enfasi di un incontro di boxe durante il forcing dei pugili: “Ancora una metamorfosi, ne siamo sicuri, era Salottolo, ma nell’attimo di asciugarsi le mani si è trasformato in Magliuolo. Cambia ancora, ormai non facciamo in tempo a raccontarvi, ancora cambio, Magliuolo poi Salottolo, poi Magliuolo, poi Salottolo, non ci stiamo capendo un cazzo. Il soggetto esce finalmente dal bagno, e … INCREDIBILE, è letteralmente scomparso nel corridoio. Che momento indelebile nella storia del giornalismo. FANTASTICO”.

Palin dallo studio gli fa eco: “Davvero eccitante, grazie Terry per questo splendido racconto. Ma riprendi pure, mi pare sia rimasta un’ultima camera, giusto?”.

“Esattamente Michael. Dobbiamo esaminare la camera da letto. Beh, c’è poco da dire. Nella camera da letto c’è ovviamente lei, la nostra Dorothy Sigla” (scene di giubilo ed euforia tra il pubblico). “Ok, grazie Terry” interviene solerte Palin riprendendo definitivamente la linea. “Direi che con Dorothy in camera da letto non c’è altro da aggiungere, lasciamo alla fantasia del pubblico immaginare il resto. C’era anche da sezionare il ripostiglio, ma era pieno di monnezza accumulata da anni, troppo puzzolente per poterla raccontare senza protezioni”.

 

 

FLUSSO DI COSCIENZA

Se posso dire la mia, giurerei di aver visto per un attimo la splendida Dorothy Sigla trasformarsi in “nostra madre” (qualcuno del pubblico esclama “CHE SCHIFO!!!”. Qualcun altro aggiunge “SEI UN PERVERTITO, FLUSSO”) SILENZIO PUBBLICO, TI HO LASCIATO PARLARE FIN TROPPO

LOGOS – LOGOS – PRINCIPIO E LOGOS – RABBIA

Chiedo ufficialmente agli autori di non permettere mai più che il mio spazio venga occupato da voci diverse dalla mia. Se l’increscioso evento dovesse ripetersi mi troverò costretto a parlarne con la Redazione.

 

 

Scusa, colpa mia.

(Daniele Magliuolo)

 

 

Nel momento in cui Palin stava per presentare gli ospiti, ha avuto un malore. Ci sono state scene di panico all’interno dello studio. Palin all’improvviso ha perso il suo solito colorito rubizzo, è sbiancato da far paura, le labbra si sono illividite ed è crollato giù dalla sua postazione. Dorothy Sigla dall’emozione è svenuta e, svenendo, ha mostrato a tutti le sue mutandine con davanti lo stemma del Napoli e dietro la frase “Maradona è meglj e Pelè, c’hann fatt o mazz tant p l’avè” (mutande palesemente cinesi, perché scritte con grafia napoletana errata). Nel momento in cui stavano entrando i soccorsi, qualcuno dalla Regia, con gestacci ampi, ha chiesto di attendere ancora un po’, lo share stava salendo impazzito e lo spread stava scendendo divertito, del resto poi il nostro Palin era chiaro che non stesse poi così male perché respirava abbondantemente e mormorava in continuazione strane cose. Tra cui la ripetizione a tratti ossessiva di alcune parole tipo Sagliuolo, Magliettolo o Ragliuolo (secondo alcune interpretazioni) e Pallottolo, Saluttele, Magliuottolo (secondo altre) e poi invocava il suo vecchio amico d’infanzia, Terry Gilliam che, avvertito prontamente dalla Regia, ha preso un aereo da Kuala Lumpur e con un fuso orario favorevole potrebbe anche arrivare prima dell’inizio della puntata e così aiutare il suo caro e vecchio amico Michael Palin a non svenire ma soprattutto ad affrontare i suoi conflitti irrisolti.

Mentre succedeva tutto questo, gli ospiti erano innervositi dal contrattempo, l’unica loro possibilità di comparire dinanzi a un pubblico sembrava sfumare, e così hanno aperto una discussione che a dir il vero è stata seguitissima da tutti e che nei giorni successivi è stata oggetto di dibattito pressoché ovunque, a partire dal salumiere Peppino qui all’angolo fino alle tavole rotonde di un convegno internazionale su “Monnezza ed esistenza. Heidegger alla prova dell’inceneritore”.

Mr. Creosote riteneva, discutendo della prossima fine di Palin (che poi si è ripreso ed è in perfetta salute – non preoccupatevi, eh!), che i cadaveri umani andassero bruciati in piccoli inceneritori, in maniera tale da far scomparire quegli orribili e disgustosi corpi putrescenti e magari sfruttare la combustione dei corpi per illuminare le strade a Natale. A questa affermazione si contrapponeva Mr. Ascorbico, scienziato di limpida fama e a detta di alcuni medico personale del Papa (a detta di altri, lo starebbe avvelenando giorno dopo giorno), che riteneva più giusto che il cadavere di Palin fosse sottoposto a un trattamento specifico di putrefazione e irrancidimento in maniera tale da ricavarne biocombustibili capaci di illuminare tutte le chiese di Roma. Infine interveniva Mrs. Adipocera (si dice che sia una giovane imprenditrice nel ramo del vetro) gridando (e singhiozzando a tratti “non riesco a discutere con un uomo morente in studio, ma quando muore?”) che soltanto il ricordo rende immortali gli uomini e che andrebbero tutti imbalsamati e conservati in apposite teche in vetro (che la sua azienda produce in tutte le fatture e in tutte le forme) di cui ogni famiglia dovrebbe dotarsi.

La trasmissione finì soltanto quando Palin, rianimato da solerti assistenti socio-sanitari (gli infermieri erano in sciopero per i tagli alle forniture di flebo), salutò il pubblico con un bel sorriso, un sorriso che si sarebbe presto spento perché giungeva la notizia che l’aereo che trasportava Terry Gilliam era scomparso da tutti i radar di questo mondo.

 

 

MAMMA MIA, MAMMA MIA. (STRAPPANDOSI I CAPELLI). CHE IO SIA MALEDETTO QUANDO HO AVUTO LA PESSIMA IDEA DI FONDARE UNA RIVISTA E CERCARE PERSONE CHE SCRIVESSERO. CHE IO SIA MALEDETTO!

(la Redazione)

 

Non so che dire. Ho cercato di fare del mio meglio, penso che così però il racconto funzioni bene, non crede?

(Delio Salottolo)

 

NO!

(la Redazione)     

 

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