“Nonna Citta muore addrìtta. Si curva mentre esala l'ultimo respiro ma non cade. La sua è una morte in dialetto. Assurda e volgare. I quattro superstiti, sbandando, vengono verso di noi. Il sole è ormai calato e l'uscio dove imperterriti stanno è il proscenio del teatro che li tiene prigionieri. Spalancano la bocca ma il loro urlo è muto. Sembra, piuttosto, uno sbadiglio”

Emma Dante

Domenica, 18 Luglio 2021 00:00

Momenti di vera vita

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Cos’altro potevo fare, io Marco, se non chiamare Fabio per prenderci insieme una boccata d’aria pura. Ne avevamo bisogno tutti e due, Fabio lo sapeva. Un weekend lungo, il venerdì era una festività religiosa. Con il mio smartphone ho composto il numero dell’amico. Poche le parole, com’era nostra abitudine in certi casi. Il giorno dopo siamo partiti, era l’alba, con l’auto di Fabio per Borgo Valbelluna, dove la mia famiglia ha uno chalet nei pressi del Piave.

Io e Fabio ci siamo conosciuti all’Istituto Pietro Verri di Milano. Abbiamo studiato ragioneria. Sebbene fossimo nella stessa classe, ci sono voluti un paio d’anni prima che cominciassimo a frequentarci fuori dall’ambiente scolastico. Ma poi l’occasione è arrivata all’improvviso. In una singolare circostanza. Stavamo per entrare al Verri, quando ci passa davanti una ragazza china sulla sua bicicletta. Era Mirella Tornaghi, la più avvenente della nostre compagne di classe. Io e Fabio ci guardiamo negli occhi, e lui dice: “Cosa darei, Marco, per essere al posto di quella sella!”. Poi una sonora risata. E io faccio altrettanto.
Da quel momento siamo diventati amici, avendo tra l’altro interessi comuni tipo, ad esempio, la passione per la lettura e l’ambizione di scrivere... e c’è anche da dire che non siamo di quelli che trascurano l’altro genere.
Ottenuto il diploma, era scontato che dovessimo cercare un lavoro. In realtà Fabio rispetto a me aveva il vantaggio di essere figlio di un industriale del legno, tant’è che suo padre lo ha assunto affidandogli l’incarico come assistente del capo ufficio affari esteri. Da parte mia confidavo di ottenere un impiego in tempi brevi. Dopo poco più di un mese ho ricevuto una lettera da un’azienda manifatturiera che mi invitava a un colloquio per accertare che avessi le dovute qualità al fine di darmi la possibilità di fare parte del reparto contabilità. Il colloquio ha avuto esito positivo, e dopo avere prodotto i documenti necessari ho ottenuto il ruolo di vice capo reparto.

È sabato pomeriggio. Io e Fabio siamo seduti al Bar Susa, nella zona est della città dove siamo soliti trovarci per fare quattro chiacchere. Stiamo parlando di noi. Col bicchiere nelle mani. Da tempo ho un’idea di cui vorrei parlargli.
“Fabio, che ne diresti se scrivessimo qualcosa a quattro mani?”.
“Vale a dire?”.
“Be’, sto pensando di proporre a un web magazine un testo con un suo titolo composto da una decina di racconti, metà dei quali scritti da me e gli altri da te. Poi potremmo farne pubblicare un libro”.
Ci siamo scambiati le opinioni sulla mia proposta. Fabio ha riflettuto quanto serviva pima di dirmi che valeva la pena di provare quella che lui ha definito “un’avventura letteraria”.
Tre mesi dopo la mia proposta i racconti erano non solo stati scritti ma anche sottoposti al reciproco editing tenendo conto della differenza di stile. Fabio è portato a scrivere sulla quotidianità della gente comune. Quanto a me, attraverso la scrittura cerco, nei limiti del possibile, di approfondire gli attimi di vita che formano il tessuto della nostra epoca, evitando la presenza manifesta del demiurgo.
Non abbiamo dovuto attendere più di tanto prima che il web magazine pubblicasse i nostri racconti e ci facesse conoscere i commenti dei suoi lettori, perlopiù positivi.

Sto aspettando Fabio, sono qui al Bar Susa. Non manca il solito bicchiere in mano. È in ritardo. Mi sto domandando se è il caso di telefonargli, quando lo vedo varcare la porta del bar. Non è solo, con lui c’è Silvia, la sua ragazza.
“Ciao Silvia, come va?” dico.
“Sono incinta” risponde.
Fabio la fa sedere, e poi mi fissa senza aprire bocca. Passati i primi momenti di perplessità, Fabio mi conferma quanto detto da Silvia e aggiunge che sarebbe sua intenzione farla abortire.
“Ne sei convinto?”, chiedo.
“Certo, Marco. Ma mio padre mi ha proibito di porre in atto una decisione che lui non approva per niente. Come sai, è un fervente cattolico”.
“Ti sono amico, Fabio. Io, pur essendo miscredente, provo una sorta di scandalo di fronte all’aborto. D’accordo, non siete sposati. Ma perché impedire di venire al mondo a una creatura che è frutto del vostro amore?”.
“Ti ringrazio. Belle parole, le tue. A questo punto devo prendere una decisione”, dice Fabio.
“Quale?”, chiedo.
“Silvia, sposiamoci al più presto. Così saremo tutti contenti”, dice Fabio.
“È quanto mi aspettavo”, risponde Silvia.
Ordino una bottiglia di Riesling, e poi brindiamo
Prima di salutarci dico a Fabio che presto prenderemo contatto con un editore per fare pubblicare il nostro libro.

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