“La memoria è una forma di coraggio”

Jean Vilar

Domenica, 11 Aprile 2021 00:00

Quanta voglia di vivere

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La mattina presto il tempo era cambiato e la neve stava sciogliendosi in acqua sporca. Avevo trascorso una notte insonne. Ansia, incubi forse.
Le parole del medico che mi aveva visitato il giorno prima a Milano, dove abitiamo, mi martellavano il cervello, ed erano precisamente queste: “Purtroppo lei non è fertile”.

Ci trovavamo, io e mia moglie Anna, nella nostra seconda casa di montagna in Borgo Valbelluna, dove pensavamo di prenderci una breve vacanza sciistica, ma la diagnosi medica mi aveva tolto ogni desiderio di cimentarmi in spericolate discese sulla neve.
− Be’ adesso, Franco, non è il caso di lasciarti cadere in depressione − mi dice Anna − Noi ci amiamo, e sapremo vivere felicemente i nostri giorni. E poi c’è sempre la possibilità di un’adozione. Saremmo comunque quelli che loro, i figli adottati, ci chiamerebbero mamma e papà. L’amore non ha soltanto una natura che deriva da rapporti fisici. Spero che anche tu ne sia convinto.
− Non so se sono pronto a un passo del genere, dammi il tempo per riflettere.

La settimana in montagna ovviamente ha segnato un profondo quanto intenso e diverso modo di vivere i nostri momenti intimi notturni, e non solo. Ma abbiamo vissuto anche l’occasione per approfondire la natura del nostro rapporto. Come a rileggere lo stare insieme dall’inizio a quei momenti: due trentenni alle prese con una situazione del tutto nuova della loro unione, messa in condizione di immaginarne lo sviluppo futuro a seguito di un evento umano, se così può essere definito, fino a quel momento al di fuori dei nostri pensieri.
Sta di fatto che, nel fare l’amore, da parte mia c’è stata un’ossessiva ricerca di dare piacere a mia moglie, mentre i gemiti di Anna echeggiavano contro le vetrate del nostro attico. Ma tutto questo poteva durare? Certamente no.

Tornati a Milano. Ci siamo impegnati a cercare una via d’uscita dallo stato d’animo che in Valbelluna ci ha impedito di vivere giorni sereni.
− Franco, io credo che ti convenga metterti nelle mani di uno psicologo affinché ti aiuti a riprendere te stesso. Che ne pensi? − mi dice Anna.
− Non sarà facile, ma ci proverò. Dovrò tuttavia aspettare di essere libero dagli impegni che tu sai.--
Noi due lavoriamo in una importante società farmaceutica. Io sono direttore di reparto, lei addetta al rapporto con la clientela. Tra pochi giorni dovrò recarmi a Roma per una conferenza che potrebbe ampliare il nostro raggio d’azione.

Mi trovo a Roma. La conferenza ha dato buoni esiti. E al termine la mia società ha organizzato un party al quale hanno partecipato tutti i clienti, compresi quelli potenziali.
Stavo per recarmi al mio albergo quando vengo avvicinato da Giusy, una ragazza molto avvenente che lavora presso una società con la quale ho buoni rapporti commerciali. Conoscevo Giusy da tempo, e mi ero accorto che durante il party il suo sguardo cercava con una certa insistenza i miei occhi. Lei mi si avvicina, e mi fa capire che potremmo passare la serata insieme e poi andare a cena in uno dei più rinomati ristoranti della Capitale.
Non me la sono sentita di ritrarmi. La cena è stata un’occasione per farmi capire come Giusy si aspettasse da me un invito a rivederci presto. La società dove lavora ha sede a Milano.
Rientrato in albergo, mi sono sentito piuttosto stanco al punto di  infilarmi subito nel letto.
Quello che ho provato durante la notte a letto mi ha sorpreso. Il mio pensiero non si staccava da Giusy. L’ho pensata con un forte desiderio di averla vicina. Una questione di sesso. A quel punto mi sono detto che una visita dallo psicologo era più che mai urgente. Possibile che la mia infertilità mi abbia spinto a immaginare un cedimento al desiderio di infedeltà nei confronti di mia moglie che ritenevo di amare con tutto il mio essere?

Sul balcone di casa nostra, qui a Milano, Io e Anna ci stiamo rilassando semisdraiati su un divano dai tenui colori. Mi sento più sollevato nel constatare che lei dà a vedere chiaramente come il mio ritorno le faccia piacere.
− E allora, quando prenderai l’appuntamento con lo psicologo? − mi dice.
Pochi attimi di esitazione, poi le ho risposto che è meglio che si vada tutti e due in quanto i problemi di un marito ben difficilmente non investono anche le moglie. E viceversa.
− D’accordo − mi risponde.
Forse si aspettava un mio cenno di ringraziamento. Invece mi lancia un languido sorriso, e mi dice: − Se potessi tornare indietro un’altra volta, in un’altra vita, un altro tempo e tutto, sai una cosa? Vorrei subito conoscerti fin da bambina, per avere davanti a me un lungo periodo per starti insieme. Ti amo, Franco, sei la ragione della mia vita.
Sono bastate quelle poche parole a farmi cambiare idea sui miei disagi, e la dico: − Ascolta, Anna, dallo psicologo non intendo più andarci, anzi non ci andremo. Il mio forte desiderio di vivere in una famiglia completa allo stato delle cose può essere soddisfatto solo adottando un bambino, un maschietto voglio dire. Avevi ragione tu. In tal modo noi riusciremo senza difficoltà a farci chiamare legittimamente mamma e papà. Il che sarà il compimento di un sogno che ci riguarda, e si realizza.

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