“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Lunedì, 20 Luglio 2020 00:00

Scopri te stesso

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Non ci sono limiti, se non quelli del buon senso. E qualora ne esistessero, chi ha il diritto di costringerti a percorrere tortuose strade di vita quando sei alla ricerca del modo, diciamo così, per rendere tuo, soltanto tuo, l’essere che ti appartiene?  Altra domanda: dove va il tempo?

Fumando un buon numero di sigarette Leonardo è alle prese, sul balcone di casa al Quartiere Monluè (Monte dei lupi), periferia est di Milano, con la ricerca dell’approccio giusto per inquadrare la sua appartenenza, in quanto a sentimenti e conseguenti comportamenti, nel consorzio umano.
Accanto a lui, languidamente distesa su una sedia a sdraio, la sua ragazza Giusy dagli occhi azzurri che nei momenti di più calda intensità prendono un colore blu come stelle brillanti nel cielo.
− Tra meno di un mese ci sposiamo, sussurra Giusy.
− Saremo una coppia proiettata verso la comprensione del mondo accompagnata dalla creatività.

Allo stato è Giusy che tiene la barra dritta per conquistare il ruolo che sin dai tempi dell’università ha mentalmente elaborato con chiarezza. Lavora come commessa in una libreria del Centro, ma punta a qualcos’altro: intende iscriversi al LABORATORIO FORMENTINI, in quel di Brera, dove si insegna scrittura creativa. Solo per dare più sostanza alla sua vocazione di darsi alla letteratura?  No, non solo. Lei punta a creare un club, una sorta di cattedra, per insegnare a scrivere ai giovani come conquistare l’empireo − non necessariamente in senso religioso − del potere fondato sui valori della parola scritta. Intende anche impegnarsi per farsi conoscere ed apprezzare nell’ambiente per tenere dei reading presentando libri di successo che si caratterizzano per la “messa in scena” più che per lanciare messaggi. Cortázar insegna.
È Leonardo, detto Leo, il futuro sposo, che ancora non ha inquadrato la sua vita futura. Per ora dirige un dipartimento della filiale italiana di una compagnia di assicurazioni internazionale con headquarter a Manhattan. Leo non è tuttavia privo di fiducia in se stesso e di ambizioni. Ha un carattere forte, che lo porta a ricercare col massimo impegno le sue personali tendenze, palesi o immaginate, al fine di sentirsi parte attiva e costruttiva nel quadro umano. In sostanza, è in ricerca su tutti i fronti. Non ha riserve mentali nei confronti dell’umanità, pur riconoscendo con chiarezza ciò che è coerente col vivere da umani. C’è carità? si domanda. C’è apertura verso il prossimo? La gente è pronta a offrire vicinanza a chi per una ragione o per l’altra sta soffrendo? E tanti altri interrogativi. La sua ricerca non si ferma, non accetta di bloccare i suoi sentimenti in presenza di vicende contrarie al vivere comune. Vuole capire, e poi decidere su che fronte stare. A differenza di Giusy, che con serenità osserva il mondo e si posiziona sul versante che coincide con il suo sentire il mondo. Ambedue gli sposi sono positivi, lontani dalla superficialità, ma Giusy ha dei punti fermi, mentre Leo tende ad approfondire lo stato delle cose anche quando ha la sensazione di avere le idee chiare.
− L’altro giorno sono rimasta scandalizzata quando alla televisione ho sentito dire: “Io non amo l’umanità”. Era una donna che abita in un paese duramente colpito dal Coronavirus, che manifestava il suo disprezzo per i molti che non usavano le mascherine o non si attenevano al distanziamento sociale. Con le conseguenze del caso.
− Sì Giusy, la mancanza di rispetto verso gli altri di certa gente, egoista o superficiale, si fatica ad accettarla. Ma da lì alla conclusione di non amare l’umanità... beh ce ne corre!

Il lavoro di assicuratore che Leo svolge con impegno lo soddisfa procurandogli al tempo stesso un buon guadagno. Gli resta tuttavia un certo vuoto per quanto attiene la sua intima necessità di comprendere ed elaborare strategie volte a una comprensione senza riserve l’autentico modo di entrare in sintonia con i molteplici, e talvolta contrastanti, motivi di comportarsi da umani.
E, come sempre, è stata Giusy a dargli il suggerimento che alla fine lo convince.
− La cultura non ti manca, Leo, e tantomeno la capacità di volgere la tua attenzione al nuovo... e offrirlo concretamente al giudizio degli altri. In altre parole, perché non ti metti a scrivere? Fallo nel tempo libero, e vedrai che riuscirai a pubblicare. Io, come sai, ho buoni rapporti con direttori di giornali e con editori, dice Giusy.
Tempo circa un anno, e Leo riesce a scrivere e a farsi pubblicare il suo primo libro dal titolo “Come comprendersi tra umani”.
Sono felicemente sposati, e la loro vita ora è in piena sintonia con le sensibilità umane, quantomeno cercando di capirle, senza necessariamente condividerle tutte.
Ormai fanno parte attiva dell’ambiente letterario. E così Leo è giunto a concludere che il tempo va dove lo vuoi portare.

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