“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Lunedì, 15 Giugno 2020 00:00

Il racconto impreciso

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So che, a questo punto, il racconto avrebbe dovuto cominciare. Non ricordo come, tuttavia avrebbe dovuto. Mmm, però non comincia.
Cosa dicevo ieri? Dicevo: scrivitelo, come cominciare, scrivitelo altrimenti lo dimentichi! E infatti, eccomi qui a ricordarmi che mi ero detto che l’avrei dimenticato. Be’, in qualche modo dovrei cominciare. Dovrei, no?

Aspetta, aspetta! Ieri, o forse non è stato ieri. Insomma, qualche giorno fa mi è capitato che... che era una bella mattinata di sole... c’era il sole. Decisi di andare per i campi. E non dissi queste parole: scrivitelo, come cominciare, scrivitelo altrimenti lo dimentichi! Sì, avrei voluto dirmele. Ma ai piedi di una collinetta, in un piccolo rettangolo, notai un gruppo di fiori selvatici colorati. Poiché il vento carezzò il mio volto, credetti fosse una melodia di profumi. Ed essendomi distratto, non me le dissi. E si capisce, che non le dissi: il racconto è cominciato un minuto fa, e ancora non ho scritto nulla.
Sono desolato, desolato! Soprattutto perché non ho in mente nessuna fantasia. Mi spiego. So che, a questo punto, il racconto avrebbe dovuto cominciare. Non ricordo come, tuttavia avrebbe dovuto. E tralasciando la mia distrazione, potrei almeno inventarmi qualcosa per non annoiare. E invece mi sto annoiando. E sto annoiando te, ne sono certo. Che imbarazzo, oh che imbarazzo! Anche se con ’sto virus gli argomenti ci sarebbero, non riesco a cominciare. Mi sto innervosendo.
Va bene, va bene. Calmo, mi calmo. Cerco di inventarmi qualcosa. Dai, il racconto dovrà pur cominciare; altrimenti non finirà mai, altrimenti diverrà simile a un racconto in cui l’autore desidera raccontare qualcosa, e non riesce a raccontare nulla, oltre al fatto che non riesce a raccontare nulla. Be’, mi viene da ridere: è proprio questo, proprio questo racconto!
Oh, basta! Fingiamo che ci sia... che ci sia un campo. Sì, ecco, un campo! Che bello, il campo! Su questo campo... su questo campo crescono dei fiori. Sì, ecco, i fiori! Che belli, i fiori! E... e che accade ora? Accade che... che ogni fiore profuma. Sì, ecco, profuma! Che buon profumo! Dal campo, attraverso il vento, mi giunge una melodia di profumi. Sì, ecco, una melodia! Che bella, la melodia!
Aspetta, aspetta! Che schifo di racconto! Un campo? I fiori? Una melodia di profumi? E da dove m’è venuto ’sto schifo? Ieri, o forse non è stato ieri. Insomma, qualche giorno fa mi è capitato che... che era una bella mattinata di sole... c'era il sole. Decisi di andare per i campi. Ai piedi di una collinetta, in un piccolo rettangolo, notai un gruppo di fiori selvatici colorati. Poiché il vento carezzò il mio volto, credetti fosse una melodia di profumi.
Sì, va bene. E allora? Sono fermo. Il racconto avrebbe dovuto cominciare. Non ricordo come, tuttavia avrebbe dovuto. Mmm, mi rassegno. Il racconto non comincerà. Il problema è che non ricordo nemmeno come finirà. Basterà un punto dopo la parola “fine”? Ripeto, sono desolato. Il campo, i fiori, la melodia di profumi. Che schifo!
Adesso che sono affacciato al balcone, e nuovamente un debole vento ha carezzato il mio volto, sto avvertendo la sensazione... sai quella sensazione di aver vissuto un bel giorno? Sì, quella sensazione... quella di aver vissuto un bel giorno in passato. Devo aver collegato la sensazione di aver vissuto un bel giorno con l’imbarazzo di non sapere come cominciare questo racconto impreciso.
Poi mi sono addormentato sulla ringhiera. E ho sognato di scrivere un racconto che non cominciava mai.

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