"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Sabato, 23 Dicembre 2017 00:00

Ecologia dei sentimenti

Scritto da 

per C. M., nato a Favara,
deceduto ad Agrigento, presso i portici di piazzale Rosselli
nel dicembre del 2017, a 71 anni

 

 

 

Un duplice studio, effettuato da alcuni scienziati, evidenziò un curioso paradosso. Nella prima analisi sottoposero lo stesso test di intelligenza a due individui di pari capacità intellettive, i quali vivevano in ambienti differenti, e i risultati furono altrettanto differenti.

Le motivazioni erano evidenti: sul piano emotivo e cognitivo un ambiente agiato incide positivamente, mentre un ambiente precario negativamente. E indagando nell'intimità dei singoli individui, infatti, fu appurato quanto segue: il test con il punteggio più alto era stato compilato proprio da colui che viveva in ambiente agiato. Il problema sorse quando, nella seconda analisi, lo stesso test di intelligenza fu sottoposto a un individuo di buona capacità intellettiva, che viveva in ambiente precario, e a un individuo di scarsa capacità intellettiva, che viveva in ambiente agiato. L'individuo di ambiente precario, malgrado la buona capacità intellettiva, compilò il test raggiungendo comunque un punteggio più basso rispetto all'individuo di ambiente agiato. Il test fu ripetuto numerose volte, rispettando questi ultimi parametri, e il punteggio in favore di individui di scarsa capacità intellettiva, che vivevano in ambiente agiato, venne riconfermato. Inutile aggiungere che tale errore non avrebbe dovuto verificarsi.

“Alla fine dell'autunno, nel mio vaso è cresciuta spontaneamente una tenera pianta. Sono pieno di stupore: cosa la spinge a vivere? Desidererei conoscere il suo nome, affinché possa salutarla quando la annaffio; è bello avere a cura qualcosa. Lei ha un racemo pendente, di color rosso, che pare sangue coagulato; solo con quei pastelli che incontro nei miei sogni potrei ritrarla. Le foglie sono ovate e, anche se secche, immerse in acqua rinverdiscono. Per questa meravigliosa caratteristica la pianta simboleggia l'immortalità. [...]. L'incerto ci riempie di ansie, offuscando la fine. Nascondo i miei passi cancellando le orme. [...] E urlo”.

Per risolvere l'errore ricavato dal secondo test, che ha colto in fallo l'ambiente, si ipotizza dunque che esso, similmente all'intelligenza umana, abbia una sua autonomia; e che sia la reale causa del cosiddetto “destino avverso”. Può l'ambiente essere beffardo? Se così fosse, sarebbe davvero spaventoso; perché significherebbe, per esempio, che non necessariamente siamo il seme della nostra infelicità. Eccetera.

 

(La vignetta è di Sergio Criminisi)

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