“In coscienza, Kàtja, non lo so”.

Anton Pavlovič Čechov

Domenica, 03 Novembre 2019 00:00

Quali volatili solcano il cielo

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Di là dalle dolci colline del suo podere nell’Oltrepò Pavese Renato osserva il continuo svolazzare lassù, in movimenti talvolta come affettati, aggressivi in altri momenti. Repentini scatti si alternano a timide volute. Non li riconosce, non gli sembrano tutti della stessa specie, fa solo delle supposizioni sulla loro natura. Sotto, il fiume scorre lento. L’orizzonte tremola.

È dal tempo del liceo che Renato ha stretto una forte amicizia con Marco, a dispetto dei diversi modi di concepire le linee di convergenza nella vita degli umani.
Renato ha dato in gestione il podere ereditato dal padre a due contadini del luogo che si avvalgono della collaborazione di alcuni migranti. Lui fa l’avvocato a Pavia dove riscuote un apprezzabile successo. È particolarmente portato a difendere persone bisognose o in gravi difficoltà.
Seduti nel bar di centro città a gustarsi un buon caffè corretto alla grappa i due amici parlano della situazione sociale che caratterizza non solo l’Italia ma anche una gran parte del pianeta.
− Che la politica stia vivendo momenti di isteria e confusione è un dato di fatto. Ma non è concepibile rinunciare al dovere di premiare il merito − dice Marco.
− Sì, ma non in termini di quella che si può definire supremazia dell’ego.
− E se invece si trattasse di ostacoli ideologici al recupero della concezione volta alla gerarchia dei valori dei singoli?
− Studiare la storia del percorso dell’umanità dalle sue origini a oggi farebbe bene a tutti. Comunque, a me basterebbe si potesse vivere in una realtà when the eagle flies with the dove.
− È un sogno, il tuo.

Dora, la moglie di Renato, lavora in un Centro multinazionale di servizi e controlli. È molto stimata e le si prospetta una brillante carriera. Succede però che il Centro per ragioni di equilibrio interno tra gli operatori dei vari Paesi, per lo più europei, che vi fanno parte ha assunto Jennifer, una giovane inglese da affiancare a Dora.
Nel volgere di poco tempo, vuoi per la perfetta conoscenza della sua lingua madre vuoi per la tipica tendenza a prevalere degli anglosassoni, Jennifer viene promossa Project Manager, e Dora deve riferire a lei.
− Come pensi che andrà a finire? − chiede Renato alla moglie con la sua abituale dolcezza. Sono comodamente rilassati sul divano di casa sorseggiando un delizioso Martini.
− Tesoro, li conosci anche tu gli anglosassoni − non fosse altro per la tua cultura − come siano freddamente determinati a prevalere certi personaggi. Ce lo insegna la storia del Regno Unito.
− D’accordo, ma tu...
− Non preoccuparti per me. Del resto, prima della carriera viene la famiglia come noi due la intendiamo... e ora che aspetto un figlio mi sento al top, tanto per usare un termine che è spesso sulla bocca di colei che mi ha chiuso la prospettiva di ulteriore avanzamento che avevo in mente... e che era a portata di mano.
− A proposito di carriera, sai cosa sta succedendo a Marco?
− No, dimmelo.
− È noto che puntava a gestire un’agenzia all’estero della società finanziaria dove lavora. Da tempo si dava da fare convinto di riuscirvi a breve senza difficoltà. Ecco però che malauguratamente si spinge oltre i limiti, e fa nominare dirigenti con cospicuo aumento dello stipendio due suoi sottoposti di scarsa caratura, in modo che in occasione della riunione del Comitato Direttivo di fine anno i due votassero per fargli ottenere l’agenzia a Parigi. Ciò tuttavia non è sfuggito al Presidente della società, con il risultato che Marco non solo non ha ottenuto l’avanzamento al quale aspirava ma gli è stato affidato il modesto compito di vagliare a fine anno i tabulati produttivi dei vari collaboratori. Una funzione meramente burocratica. Quasi un invito a dimettersi, si potrebbe dire.
− Speriamo che regga. Forse è il caso di stargli vicino, e dargli qualche utile suggerimento − conclude Dora abbracciando il marito.

La piccolezza e l’insignificanza morale di un certo modo di impegnarsi da parte di molti per emergere, non hanno impedito a Renato e Dora di pensare di porre in atto un modo per evitare che Marco cadesse in depressione. In fondo si tratta di un loro caro amico.
L’idea l’ha avuta Dora. Così ha contattato Giuliana, la moglie di Marco preoccupatissima dello stato d’animo del marito.
− Prendiamoci ina bella vacanza a Megève − dice Dora. Llà ci riposeremo in un ambiente più che accogliente, e Marco troverà la forza di recuperare sé stesso. Che ne dici?
− Va bene. Vi sono grata della vicinanza che ci state dimostrando.
− Come va? − Renato chiede all’amico mentre sono tutti a tavola nell’Alta Savoia gustandosi un tipico piatto francese accompagnato da vino di ottima qualità.
− Beh, non posso dire di essere tornato quello di prima. Vedi, Renato, la mia concezione dello stare al mondo con successo non è fondata da puro egoismo. Ma, dimmi, perché dovrei assoggettarmi all’andazzo ormai largamente diffuso in una società dei nostri giorni che per tante ragioni non può o non vuole premiare il merito? Temo che nell’animo degli umani vada sempre più progredendo la convinzione che tutto dipenda dall’opportunismo, che in modo più sofisticato viene chiamato “competizione”. Io non ci sto, o meglio, non volevo starci. Adesso tuttavia ho capito che tale condizione può portare fuori strada chi s’impegna più di altri. Ce la farò a ritrovare me stesso? Sono ancora in tempo per mettermi alla ricerca di una svolta per evitare altre cadute? Credo che non sarà facile, perché coloro che detengono il potere manipolano a loro esclusivo vantaggio il caos ideologico che sta alla base del modo di governare quasi in tutti i Paesi del mondo.
− Sta’ tranquillo, Marco, penso che ce la farai. Ti basta solo tenerti lontano da tentazioni di supremazia in quanto tale.
Le mogli hanno seguito con attenzione lo scambio di opinioni dei mariti, senza interferire. Per non distrarli.
Al termine della cena è Dora che sembra voler serenamente concludere con poche ma efficaci parole: − Ragazzi miei, non dimentichiamo che il nostro impegno deve sopra ogni cosa stare al servizio della famiglia. E lì che dovrebbe essere il nostro mondo... e quello dell’umanità intera.

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