“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”

Pier Paolo Pasolini

Domenica, 24 Giugno 2018 00:00

Tutto per la trama

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Emerge dal nulla

 

Nebbia. Seduta a un tavolino nel lato del bar che dà verso la strada sul Viale Argonne sorseggia un delizioso cocktail analcolico e di tanto in tanto lancia lo sguardo all’esterno. È la Milano dei giorni quando le periferie non hanno nulla da invidiare al centro. La città è immersa nel vapore acqueo che la trasforma, la fa apparire come fosse un quadro anonimo appena sfiorato da una lieve carezza del pennello, e la gente che si muove per le vie, le piazze, i lunghi corsi, appare un insieme di figure dalle forme indefinibili, tutte uguali. Sfumano le singole, molteplici personalità che di solito la fanno vivere per quella che è: il cuore pulsante del Paese.
Ecco che le sembra di riconoscere i tratti del suo lento ma sicuro procedere verso il bar, figura slanciata. È lui.

Stefano Airaghi è il direttore dell’agenzia di Pubbliche Relazioni dove, dopo la laurea, Nilla è stata assunta con l’incarico di curare i mezzi di comunicazione per convincere i potenziali clienti ad assegnare all’agenzia l’organizzazione degli eventi promozionali della loro attività. Un compito che richiede abilità comunicativa, creatività e tenacia. Tutte doti grazie alle quali Nilla ha dimostrato sin dal primo giorno di eccellere. Al punto che Airaghi non manca di lasciarle intendere come in agenzia vi sia per lei la possibilità di accedere presto a responsabilità più prestigiose.
− Non potevi scegliere giorno migliore, dice Airaghi dopo essersi liberato dell’impermeabile e subito seduto di fronte a Nilla lanciandole un sorriso, se così si può chiamare, che ha tutta l’aria di essere tanto provocatorio quanto stimolante.
− Perché giorno migliore? − chiede lei.
− Per la semplice ragione che stai per lasciarci... nella nebbia. Te ne vuoi andare. Stento a crederci.
− Voglio fare la scrittrice. Non dirmi che non l’avevi capito, specie nei nostri incontri che tu sai.
− Già! Lasci l’agenzia, e ti allontani da me.
− Quanto a quello, dovresti capire che non sono una donna per tutti i giorni. Tu sei sposato, con figli, e non manchi di ripetermi che punti alla presidenza dove io potrei facilmente scalare la carriera approdando al tuo fianco come numero due, con quel che segue. Mah, Stefano. Devi capire che sono diversa da come mi vorresti tu. Senza contare che in agenzia non poche altre hanno avuto occasione di conoscerti bene. E io dovrei semplicemente essere una delle tante pupe del capo? Mi capisci, vero? La mia vita voglio deciderla io. Sotto tutti gli aspetti.
Si è già fatto un paio di bicchieri, di quelli tosti. E inizia a dare segni di nervosismo. Minuti di silenzio.
− Ma fin quando non avrai pubblicato almeno il primo romanzo, come farai mai a mantenerti? Da noi guadagni bene.
− So come cavarmela, dovresti conoscermi.
− Cosa vorresti dire?
− Non chiedermi altro. Domani mi dimetto.

Fa lunghe docce, il getto alternativo caldo e freddo dell’acqua, prima sulle spalle e poi su tutto il corpo, la fa sentire piena di energia per lanciarsi nella sua avventura letteraria.
Uscita di casa, di prima mattina conclude i necessari contratti che da mesi aveva in mente per collaborare come freelance per conto di società con ambiziosi programmi commerciali. In tal modo non sarà vincolata da rigidi orari di lavoro, e potrà disporre del suo tempo con la necessaria elasticità. E si dedicherà intensamente alla scrittura, non di rado anche di notte.
Cosa scrivere? Poco le interessa saperlo in anticipo. Il suo pensiero non manca di ricorrere a qualcosa che somiglia alla tradizione surrealista, vale a dire “mettiti davanti a un foglio bianco (ora naturalmente è un computer) e scrivi quello che ti viene in mente”.
Semmai, il suo preminente obiettivo è lo stile. Che deve fortemente sentire suo. Da lì, dallo stile, nasceranno le sue storie. Non da complicati tentativi di mettere insieme, immaginare prima di scrivere, situazioni di vita frutto di ricerche su temi prestabiliti e racchiusi in schemi privi di originalità, senza quella che lei ritiene essere la libertà di affidarsi a una scrittura spontanea. Una scrittura che comunque, occorre dirlo, non nega né ignora situazioni vissute dall’umanità nelle più svariate forme. E con intenti di ogni genere. Nessuno escluso, ancorché talvolta improbabile.

Ieri si è concessa una passeggiata in Galleria Vittorio Emanuele assieme a Sandro con il quale mesi addietro ha avuto una breve storia. Sono entrati in una libreria, lui per acquistare un nuovo saggio di filosofia che gli serve per il suo lavoro di professore universitario, lei semplicemente per sfogliare qua e là qualche libro che al momento va alla grande.
− Quindi ti sei messa a scrivere − dice lui.
− Da chi l’hai mai saputo?
− Non ricordo bene, ma se stasera ti va di venire a cena da me potrei forse ricordarmene. Che ne dici?
− Non sei cambiato per niente. Cercati qualche altra distrazione, io ho ben altro per la testa. Ciao.


L’estetica come essenza umana

 

Inizia a cercare la maniera di dare vita alla sua scrittura evitando i modelli ritenuti cult. È così che Nilla si pone di fronte al mondo per vederlo e raccontarlo come ciò che non sfugge o difficilmente può sfuggire al suo sguardo o semplice sentire, che altro non è se non l’intento di farne parte con tutta sé stessa, dandogli una forma e una credibile sostanza.
Ed è sulla trama che s’impegna con la sua immaginazione senza limiti, per fare corpo unico con le vicende e i sentimenti di vita narrati come non fossero scritti a tavolino. Un impegno che la proietta al di sopra dell’essere in quanto tale, le diverse dinamiche che lo caratterizzano.
Ma c’è anche la sua vita che la tiene legata agli altri e alle loro storie. Con tutte le conseguenze che ne possono derivare nel raccontarle.

E la trama non è soltanto il plot, ovvero la struttura di una narrazione ma anche − nei rapporti umani, s’intende − un modo di agire a volte tortuoso e teso a fini poco chiari, in certi casi. Sta di fatto che Nilla inaspettatamente rischia di pagarne le conseguenze. Scoprendo un torbido rapporto tra fiction e vita reale.
Ne è artefice Stefano Airaghi.
Dopo quasi un anno di attività di Nilla come freelance per potersi mantenere e scrivere il suo primo romanzo, Airaghi ha subìto un vistoso calo di entrate della sua agenzia a causa dell’’ingegnosa abilità professionale della sua ex-dipendente, che lo ha preoccupato a tal punto da indurlo a screditarla con pesanti allusioni presso i suoi concorrenti per i quali Nilla lavora.
Quando lei ne è venuta a sapere non ha avuto bisogno di chiarire con i suoi clienti che si trattava di uno squallido tentativo di sleale concorrenza poiché grazie ai risultati conseguiti godeva della loro massima stima che di sicuro non le sarebbe venuta a mancare.
Nilla si è così trovata a doversi impegnare in una complessa riflessione del  tutto inaspettata su come affrontare la sua attività di scrittrice in rapporto al mondo.
Se prima di questa faccenda lei era del tutto consapevole della difficile ma non impossibile capacità di capire l’animo umano e tradurlo in opere narrative, ora le si apriva un orizzonte dai contorni sfuggenti, talmente complessi da portarla a tentare di comprendere il rapporto tra linguaggio e fatti. Che Wittgenstein potesse esserle d’aiuto sul linguaggio?
Tanta la fiducia in sé stessa che le ha dato la carica per non fermarsi davanti a nulla nella sua narrativa. E più forte ancora avverte il bisogno di scandagliare il rapporto tra stile e trama. Convincendosi sempre più della necessità di conferire al senso estetico il compito di esserle d’aiuto in quella che ormai considera una sorta di missione. Non cessare mai di comprendere la funzione, o le funzioni, della letteratura, poiché un punto d’arrivo è pressoché impossibile da raggiungere. Ma il provarci è comunque eccitante.

 

Paradossi letterari, e di vita

 

D’abitudine, Nilla non trascura gli esiti che possano congiungersi  tra il possibile e l’improbabile. Ed è nella stesura dei primi capitoli di quello che vorrebbe essere il suo romanzo d’esordio che le capita di vivere su sé stessa una tale antinomia.
Si trova nell’ufficio di colui che ha avuto l’incarico di stendere l’editing della sue prime pagine. L’esordio alla prova. È Carlo Monzini, ha la stessa età di lei. Sprigiona senza falso pudore il fascino del macho. Subito nasce tra i due una forte reciproca attrazione. Un legame.
Ecco allora che negli intimi rapporti con lui Nilla vive con ardore, ma al tempo stesso con lucidità, l’incontro dei contrari, che le appare come la possibilità di conciliare attitudine creativa, fiction insomma, con quanto può apparire, se non essere reale. E se le cose dovessero davvero stare così, lei  potrebbe allora trovare conferma della sua capacità di creare storie da offrire ai suoi lettori. Dei quali pensa di avvertire il desiderio, puro desiderio, di comprendere la sensibilità umana grazie alla narrativa.
Accade però − non era un azzardo prevederlo − che la crisi di Nilla subentra presto. Sospende la scrittura. Si sente a un bivio. Si stacca da Carlo (ma per quanto? Le viene da pensare), senza dargli alcuna spiegazione. Tuttavia ne resta sentimentalmente presa, ma non rinuncia al suo intento.
Ed è un viaggio fuori dai confini nazionali, un temporaneo stacco, verrebbe da dire, che dovrebbe o potrebbe − lei pensa − condurla a trovare la libertà nel vivere i suoi giorni. Un mese vagabondando in solitudine, senza una meta, da un Paese all’altro nel cuore dell’Europa. Sentirsi scoperta, consolata, necessaria a sé stessa.  Niente di definitivo, ma una serie di utili esami fantasticando.
Al ritorno, riprende a scrivere. Il romanzo sembra procedere in scioltezza. Compatibilmente con i suoi impegni di freelance, conta di portarlo a termine entro la fine dell’anno.
Tornerà da Carlo e si affiderà a lui per convincere l’editore a pubblicarlo. Illusione, vuoi dire? Una delle sue decisioni improvvise.
E con Carlo stringe ormai una relazione che la proietta nel futuro.
− Che sarà di noi quando il libro sarà pubblicato? − Nilla gli chiede.
Da lui una bella risata naturale e sincera che la fa sentire fremere in tutto il corpo. Il paradosso sta così per sciogliersi.

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