“Noi siamo ciò su cui manteniamo il silenzio”.

Sándor Márai

Domenica, 11 Marzo 2018 00:00

Quello sguardo dietro le nuvole – 3

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Capitolo 3


Pressoché inutile domandarsi perché a quattordici anni Milena si iscrivesse al St. James College di Manchester. Lei avrebbe voluto continuare gli studi al Liceo Parini di Milano, dove erano passate le sue migliori amiche delle medie inferiori. Ma i genitori non ne hanno voluto sapere, il loro obiettivo era di indirizzarla verso la carriera manageriale ai vertici di una multinazionale, preferibilmente con sede negli Stati Uniti.

In principio c’era voluta tutta la forza del suo carattere per adattarsi a quella vita lontana dal suo Paese, con tutto ciò che comportava. Pochi i deboli legami con compagne di studio inglesi. Per superare quel vuoto si era impegnata al massimo delle sue capacità nell’apprendere e approfondire le materie del suo corso. Godeva della stima di tutti gli insegnanti coi quali aveva a che fare. Al punto che, al termine dei cinque anni, nella cerimonia di assegnazione del Certificate era stata chiamata sul palco per essere segnalata come la più brillante delle studentesse straniere, e anche di molte del luogo.
− Ti dirò Paolo, i miei successi scolastici non sono bastati per convincermi di cercare un lavoro in America. Al mio ritorno a casa, con la dovuta forza che non ammetteva obiezioni ho subito fatto intendere ai miei genitori che mi sarei data da fare per trovare una buona sistemazione in Italia. Qui c’è la cultura storica che io amo. E lo stile di vita. Altra cosa è lavorare in una multinazionale. Meeting all’estero, seminari con manager di altri Paesi, d’accordo interessanti. Ma di trasferirmi fuori dei confini dove sono nata non se ne parla − così mi ha detto appena ci siamo conosciuti.
Quella fondata da Rolando Fraschini non è una vera e propria multinazionale, ma proietta il suo lavoro di marketing territoriale in molte parti del mondo. Ed è stato dopo un colloquio preliminare con Giovanna, la figlia di Fraschini e allora capo dell’ufficio del personale, che Milena è stata assunta in azienda. Presto le due hanno stretto amicizia.
Con Giovanna − ne ho già parlato nei precedenti capitoli − avevo un’incostante storia da un paio d’anni, nessuno dei due pensava allora di dare un assetto stabile al nostro rapporto. Ancora oggi non sono in grado di spiegarmi il perché. Ma non mi sentirei di escludere un possibile ambiguo timore da parte di Giovanna che il mio interesse per lei − figlia del padrone, per dirla forse con eccessiva semplicità − fosse venato di opportunismo a soli fini di carriera.
Certe vicende hanno per lo più limiti temporali... e inoltre capita che preludano a inaspettati stravolgimenti esistenziali. Ecco allora che Giovanna è incinta ma né io né lei vogliamo un figlio. E, in perfetta coerenza irrazionale, io ho messo gli occhi su Milena. Che da parte sua non si ritrae.

L’amicizia tra Giovanna e Milena è di quelle solide, ha retto bene, a dispetto dei rischi con risvolti drammatici che incombevano su tutti noi che ora, ironia del destino, siamo legati da sentimenti amicali. Le due donne si sentono frequentemente per telefono, si scambiano e-mail.
− Che ne dici, Paolo, se mi prendo una settimana di ferie? − mi domanda Milena.
− Bene. E cosa intendi fare?
− Niente di più che una pausa dalla quotidianità, e viverla senza programmi scontati con una persona che incarna pura sintonia coi miei pensieri, atti e aspirazioni. Ciò che ritengo sia reciproco.

Le morbide nuvole tendenti al rosa pallido che dal terrazzo dello chalet dolomitico di Giovanna diresti a portata di mano, la tiepida arietta che a tratti ti accarezza il volto. Sul tavolo i resti di una colazione dai delicati sapori.
Trichiana, in Valbelluna, sulla riva sinistra del Piave. Lì, sui quattrocento metri di altitudine, c’è Morgan, una frazione avvolta nel verde e attraversata dalla Marteniga, un torrentello dall’acqua chiara che sembra voler scorrere con una lentezza quasi studiata dalla natura per una quieta vicinanza con gli abitanti del luogo.
− Hai mai sentito parlare del libro La casa sulla Marteniga? Marco Paolini ne ha tratto uno spettacolo teatrale e Renzo Martinelli un film − Giovanna.
− No. Chi l’ha scritto, e di cosa tratta?
− È di Tina Merlin, che viveva da queste parti. Era giornalista de L’Unità ai tempi della caduta di una colossale frana dal Monte Toc nel bacino del torrente Vajont. Con i suoi coraggiosi e non di rado inascoltati articoli la Merlin ha contribuito a mettere in luce le responsabilità di quel disastro ambientale che ha causato migliaia di morti.
− Vedrò di comprarlo quel libro. Mi interessa. Certe cose...  sai.
− Te lo presto io.
− Grazie. Ma parliamo un po’ di noi. Siamo qui per quello, no?
Giovanna annuisce con un cenno del capo, si alza dirigendosi verso la cucina. Torna sul terrazzo con un pacchetto di sigarette, due bicchieri e  una bottiglia di Chardonnay che aspetta solo di essere stappata. 
− Non saprei da dove cominciare... tanti sono i pensieri che si rincorrono nella mia mente − Milena.
− Proverò io cercando di immaginare dove il comparto maschile di questo nostro strano gruppo si sta dirigendo, mio padre per primo. È sulla soglia degli ottanta, ma non molla. Mi riferisco alla sua attività aziendale, e non lascia trapelare alcunché sulla possibile e non lontana alternanza al vertice. Io sono fuori, ma fino a quando? Paolo deve recuperare la fiducia del padrone, diciamo così. E che dire di Bruno: sembrerebbe in pole position.
− Ma ci sono altri aspetti del quadro da prendere in considerazione, non foss’altro per pura curiosità umana. Quella dei sentimenti.  
Una lunga pausa silenziosa di Giovanna. E poi − Evitiamo di considerarlo un tasto delicato, dati i precedenti. Tu e Paolo non v’è dubbio che vi sposerete. Bruno è un punto interrogativo, sebbene certe sue subliminali allusioni alla mia attuale situazione di single lascino pensare a...  che dire. Mio padre si è chiuso a riccio, ma non escludo che stia elaborando un’idea, chissà. E dovendo completare la ricognizione, per quanto mi riguarda sto cercando di fuoriuscire da una nebulosa che offusca tutta quanta la mia progettualità, dal lavoro al rapporto − posso chiamarlo così? − con l’altro genere, e quant’altro. Per non parlare della ferita che mi porto ancora dentro a causa della volontaria perdita di una mia creatura.
− Beh, ma tu sei forte. Ti conosco troppo bene. Si parlerà molto di te... tra tutti noi.

− Ma è possibile che da una vicenda − complessa nei suoi aspetti − che cinque persone hanno vissuto sull’orlo di una rottura, dopo solo poco più di tre mesi si siano create le condizioni del tutto favorevoli a un rapporto sereno e proficuo tra i soggetti che, ciascuno coi suoi timori, agli inizi ne avevano sofferto? − Bruno.
− Sì, è stato possibile perché tra noi cinque c’ è stata una presa d’atto che dietro il buio può esserci, quando non mancano buona volontà e un lucido pensiero, il sole che risorge − rispondo. Ne avevamo già parlato.
Domani Bruno parte per Parigi. Ha il compito di sistemare il pericolante budget della Fraschini Spa nell’area francese. La sua assunzione si è rivelata proficua, e le debolezze di cui soffriva un tempo sono ormai alle spalle. E c’è di più: Bruno e Giovanna sembra stiano per dare vita a un incontrarsi sentimentalmente.
Io e Milena siamo al ristorante. Il suo sorriso questa sera ha un che di apparentemente vago, ma fa pensare a qualcosa che le sta a cuore e mi vorrebbe trasmettere in un modo tutto suo. − Diventeremo presto mamma e papà − mi dice con tutta tranquillità. Da parte mia una temporanea difficoltà nel trovare le parole adatte al caso. − Fantastico! − tutto quello che le mie labbra hanno saputo esprimere.
Il gruppo è a cena da Fraschini, dove Giovanna è rientrata in attesa di unirsi a Bruno in una lussuosa casa di Corso di Porta Venezia.
Ci siamo tutti. Dunque novità. È, come sempre, Giovanna ad attivarsi e proporre di evitare la stasi. − Le buone notizie non cadono dal cielo, sono il frutto della volontà di esserci. E noi ci saremo, se quanto sto per proporvi vi interessa.
La proposta di Giovanna è semplice e al tempo stesso impegnativa: al ritorno di Bruno da Parigi, se non ci saranno sorprese, ci si mette in viaggio su un pulmino per trascorre due settimane di vacanze collettive visitando il nord Europa. In quali Paesi ancora non sa dire.



(continua...)



leggi anche:
Enrico Brega, Quello sguardo dietro le nuvole − 1 (Il Pickwick, 21 gennaio 2018)
Enrico Brega, Quello sguardo dietro le nuvole − 2 (Il Pickwick, 11 febbraio 2018)

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