“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Venerdì, 19 Giugno 2020 00:00

InFLOencer: la solita estate meravigliosa

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Ed eccomi qui, come ogni principio d’estate, a trafficare con la valigia, tra costumi da bagno, qualche libro che devo finire e il solito golfino di filo. Perché, come direbbe mia madre, la sera scende sempre l’umidità. Sul mio blocchetto c’è una lista di cose da non dimenticare, a caratteri cubitali c’è scritto “scarpe chiuse”, con la bellezza di tre punti esclamativi.

Eh già, perché da qualche anno, quando mi trasferisco a casa al mare, non voglio tornare più in città. L’anno scorso ho tolto le tende che era il ponte dei morti. Ed io ero senza scarpe chiuse e ho dovuto comprarle al doppio del prezzo, perché nei posti di mare si approfittano sempre un po’ dei forestieri. 
Devo ammettere però, che solo in quel negozio di scarpe mi sono sentita turista. Del resto, non ci spendo tutti i giorni, anzi non c’ero mai entrata prima e quindi la batosta era matematica. In centro, invece, non dico che sono una local, ma quasi. Dal Panificio Ronci, alla Farmacia Internazionale, dall’Enoteca Del Gatto, al Bar Piccadilly, ormai mi muovo con destrezza e saluto tutti.
Mi ci sono messa d’impegno e non è stato facile. Perché quando arrivi in un posto di mare, ci sono sempre quelli che stanno lì, ogni estate, da generazioni e si sentono parecchio in vantaggio su di te, che sei un villeggiante di primo pelo e per giunta napoletano.
All’inizio ti studiano, non si avvicinano – ringraziando Iddio – al tuo ombrellone e non condividono con te i segreti su dove andare a fare la spesa, sulle sagre affidabili e i parcheggi furbi. Come se lo status di villeggiante gold te lo dovessi conquistare da solo. 
Più di una volta gli avrei sbottato in faccia che a noi, le offerte dei supermercati e i loro volantini, che ci intasano la cassetta delle lettere, ci hanno rotto i cabasisi, che a noi ci piace andare al mercato contadino la mattina presto e senza carrello. Per le sagre basta leggere le recensioni su TripAdvisor e che il parcheggio non ci serve perché usciamo in bicicletta. 
E dovreste farlo anche voi, visto che ogni anno somigliate sempre di più ad un flaccido budino ripieno di Saratoga sigillante. Comunque, tranquilli, non gliel’ho mai detto. Ad ogni modo, negli ultimi anni, per combattere questo “razzismo ferragostino” e farmi largo, ho messo in pratica una dispendiosa strategia. Ho preso a frequentare con insistenza e determinazioni tutte le attività storiche del centro e con ognuno attacco bottone. Alterno ogni giorno l’acquisto della brioche da Graziosi con la coppetta alla nocciola da Treccioni; le coppiette di Ariccia da Shop Carni (detto Cowboy per noi, clienti più intimi), con la sporta di pesce a sorpresa direttamente dal peschereccio di ritorno al molo alle tre del pomeriggio; l’aperitivo da Romolo con la birra artigianale da Coaster. Il colpo da maestro però, è non alternare i ristoranti. Il villeggiante gold ha un solo ristornate nel cuore (nel mio c’è posto solo per Alceste), lì ha il suo tavolo preferito (in veranda in fondo a destra) e il suo cameriere di fiducia (Maurizio. Una scheggia, vecchia scuola), che già sa come risolvere l’indecisione tra tartare e assaggini. Questo processo di integrazione mi è costato un bel po’ di quattrini e ore di ginnastica, e menomale, mi dico, che l’ho iniziato qualche estate fa, perché in questo magro post-Covid, tra bonus in ritardo e concerti latitanti, col cavolo che potevo mettere su tutta questa Piedigrotta. Comunque, ha funzionato e mi compiaccio di essere stata, come al solito, lucida e previdente. Mi merito proprio una bella vacanza, calda, italiana e maledettamente abitudinaria.

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