“Come tutti gli uruguagi, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte mentre dormivo; durante il giorno ero il peggior scarpone che fosse comparso nei campetti del mio paese”

Eduardo Galeano

Venerdì, 05 Novembre 2021 00:00

InFLOencer: Prosecco is on d tebol

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Sono sempre più convinta che essere adulti voglia dire controllare gli eccessi biliari e dare il giusto peso alle cose. Io, crescendo, ho imparato, a disinnescare, sorvolare e ignorare. In altre parole, a fottermene.

Se una cosa non è degna, la rendo invisibile. Se un persona non è all’altezza, la rendo muta. Eppure persistono cose che mi mandano al manicomio.
Tra queste c’è il maltrattare gli anziani, gli animali e l’ambiente. Last but not least, c’è la cialtroneria, e vengo al sodo. Avete sentito la telefonata tra Dino Giarrusso e il Parlamento Europeo? Se vi è sfuggita, vi riassumo l’accaduto. Giarrusso deve intervenire in difesa del Prosecco, non riesce ad attivare la videocamera dello smartphone e senza video non può esserci traduzione simultanea. A quel punto gli si chiede di intervenire in inglese e Giarrusso dopo un maldestro tentativo – Prosecco patrimonio of Unesco – depone le armi e ciaone. Lui si difende dagli haters – e fa bene perché l’odio virtuale è una cosa spregevole – dicendo che nessuno lo aveva avvertito, che era impossibile attivare la telecamera dall’iPhone e di conseguenza si è generata una grave privazione del suo diritto di parlamentare.
Vai a capire come sono andate veramente le cose. Resta il fatto che sedere in Europa senza parlare inglese suona alquanto bislacco. Sono anni che ci torturano con lo slogan senza l’inglese non andrai da nessuna parte, mentre la verità è che puoi serenamente intascare uno stipendio da europarlamentare. Ho seguito l’intervento di Giarrusso alla radio e – lo ammetto – mi sono schiattata di risate, ma subito dopo ho provato vergogna, rabbia e tristezza.
Vergogna perché sono sicura che tutto l’Europarlamento non si ricorderà mica di Giarrusso – con tutto il rispetto – ma degli italiani-sole-pizza-mandolino, che non sanno accocchiare due parole in inglese a difesa di una loro eccellenza. Perché, ricordiamolo, non era una discussione sulla paella o sul würstel, che magari Giarrusso se la poteva seguire con un auricolare solo, mentre faceva gli addominali. Si discuteva per evitare che un prestigioso prodotto italiano venisse copiato da altri Paesi. Cioè, la voce in capitolo doveva essere proprio quella di Giarrusso.
Rabbia perché sono vent’anni che resisto ai soprusi dell’esercito di raccomandati. Vent’anni che cerco di non farmi avvelenare il sangue di fronte all’ennesima figlia – marito – amante – zia – nonno, messi a capo di un teatro, un auditorium, un festival o addirittura piazzati sul palcoscenico, senza né arte, né parte. Mo’ ce vo’.
Infine tristezza.
Il sentimento che più di tutti mi è nemico.
Perché la tristezza puoi solo aspettare che passi, non la puoi combattere. Proprio come questa noncuranza, che non riusciamo a spazzare via. Questa superficialità, questa cialtroneria, queste poltrone sotto il culo di analfabeti in malafede. Queste occasioni rubate a chi si è fatto e si fa il mazzo a studiare, magari fuori sede, magari dentro una doppia in affitto a cinquecento euro al mese. Generalizzo? Sì, generalizzo. Perché non riesco più a discriminare tra buoni e cattivi, e poi chi è buono si salva da solo. Se Giarrusso è stato vittima di un’amnesia linguistica o di una privazione del suo diritto, si salverà da solo. A noi non resta che andare a votare, ogni volta con un po’ di speranza in meno. Del resto, se il voto servisse davvero a cambiare il midollo di questo Paese, chissà che non lo avrebbero già abolito.

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