“La memoria è una forma di coraggio”

Jean Vilar

Venerdì, 08 Ottobre 2021 00:00

InFLOencer: vota Dr. Seduction!

Scritto da 

Lunedì erano le 7:40 quando ho preso il treno per Napoli. A bordo faccio un rapido check nello zainetto. Non manca nulla: carta d’identità, vecchia scheda elettorale da sostituire e Green Pass. Non manca neppure la vagonata di pazienza necessaria al cittadino, in procinto di interloquire con un addetto allo sportello.

Sarà che sono appena stata in Trentino, immersa nel senso civico e nella natura incontaminata, che mi sento energica e fiduciosa: stavolta riuscirò a comunicare con l’impiegato del Municipio di Gianturco, mi darà senza obiezioni la nuova scheda elettorale e me ne andrò a votare, senza casini. Io e lo sportello non siamo mai andati d’accordo, ahimè. In treno leggo un po’, cazzeggio su WhatsApp, mi mangio uno yogurt e mentre guardo fuori dal finestrino penso a chi sarà il prossimo sindaco di Napoli. Non credo più nella politica come quando ero adolescente, ma poi ci ricasco ogni volta, mi fido, mi infiammo e mi faccio deludere. Quando arrivo, via Gianturco è tappezzata di manifesti elettorali. Sopracciglia ad ali di gabbiano e labbroni canotto. Quelli che più mi divertono sono quelli che sotto al nome mettono alias. A Roma c’è uno che si è presentato alle elezioni con l’alias di Dr. Seduction. Non sto scherzando.
Gianturco è avvilente, c’è sporcizia ovunque, insegne pacchiane, una ciclabile desolata, cani randagi e motorini pazzi. Lo skyline è camorristico da qualunque angolazione lo guardi.
Il portone del Municipio è spalancato, c’è uno che urla. Tre! Tre! Preparate il documento!”.
Sono a Napoli da venti minuti e già sono amareggiata da tutto questo degrado umano e urbano, che forse è colpa della politica, forse è colpa dei cittadini, forse è colpa di quelli come me che se ne vanno. Mi danno il 36 e stiamo appena al 3. E sono le 11.
Spero che vinca un candidato che la ama almeno un po’ questa città. Uno che, a questi cittadini abbandonati, li faccia sentire un po’ meno abbandonati. Non dico che voglia bene alle periferie, ma che almeno ci sia passato una volta su questa penosa ciclabile. Uno che faccia prendere aria alle stanze del palazzo, che le mandi via queste merde di camorristi che ci tengono sotto scacco.
Mentre fantasticavo ‘stu pensiero, il tipo continua a dare i numeri e la folla freme. Poi sul grottesco palcoscenico arriva il vecchio con i figli emigrati – comparsa immancabile – che declama solenne: Solo a Napoli si vedono queste cose. Al nord si fa tutto al computer”.
Queste carrettelle teatrali non le tollero proprio, ma devo ammettere che è assurdo nel 2021 distribuire pezzetti di carta straccia, scritti a penna, senza un timbro, che chiunque potrebbe contraffare per saltare la fila. Nel frattempo due donne arrivano alle mani. Una si è allontanata, ha perso il turno, adesso che è tornata pretende di entrare ed entra. Mi chiedo a chi darà il suo voto questa donna. La fila scorre. Molti se ne sono andati, non ritireranno la loro scheda nuova e non voteranno. Chissà se questo ammutinamento cambierà l’esito delle elezioni. ’Trentasei!”.
Sono le 13:00 passate, finalmente è il mio momento e ritiro la mia scheda nuova di zecca. Quelle donne continuano a prendersi a parolacce, mentre metto il casco e via al seggio. Dalla cabina elettorale sento una voce di ragazza chiedere se sulla scheda ci va messo il proprio nome e cognome. Prima di entrare aveva chiesto al padre: “Come si chiama quello che devo votare?”.
Penso che certi siano senza speranza, eppure sono qui a votare, che vuol dire ci voglio credere,ancora una volta, non ho smesso di sperare.
E allora non mi resta che augurare buon lavoro e tanta merda al nuovo sindaco Gaetano Manfredi. Che la competenza e la sobrietà possano vincere una volta per tutte la prepotenza e la cafonaggine che ci tengono in ostaggio.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook