“Che diamine, se sapessi chi è Godot non credete che l'avrei detto nell'opera?”

Samuel Beckett (ai critici)

Lunedì, 28 Giugno 2021 00:00

Corpi immobili, anime in tormento

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Il pubblico, all’ingresso di Porta Miano, è smistato lungo i viali del Real Bosco di Capodimonte verso i luoghi degli spettacoli. Ce ne sono tre in scena in questa serata del Campania Teatro Festival.

Alla ricerca, ognuno del proprio palco, a qualcuno capita di sbagliare e di dover percorrere più di un sentiero. Ma l’aria è fresca, la serata piacevole e la ricerca diventa un’occasione per passeggiare nel parco. Così, anche se il Casino della Regina dove andrà in scena Immobili è a due passi dalla biglietteria, perdersi per poi ritrovarsi nel posto giusto è un’esperienza che può considerarsi positiva se si tengono in poco conto cose insignificanti come la polvere sulle scarpe.
Il Campania Teatro Festival è un ritorno alla normalità, la vita che riprende a muoversi. Pur con l’obbligo della mascherina o la distanza che teniamo dagli altri, sulle nostre sedie ben ordinate. Quello che proviamo a dover stare lontani da chi vorremmo tenere accanto, ben si riflette nello spettacolo in scena stasera.
Al centro del palco il Sacello del Milite Ignoto col suo bianco marmoreo in contrasto con il fondo nero della notte. A custodirlo due militari, Riccardo e Marcello. Sono uomini in carne ed ossa ma resi anch’essi di marmo dagli obblighi, dalle regole da seguire, dall’immobilità che è imposta loro dal dover sorvegliare i resti del Milite. La costumista e scenografa Santuzza Calì crea tutta la metafora intorno allo spettacolo. Le divise che indossano gli attori, dalla stoffa rigida e dalle tinte del marmo, li trasformano in statue. Non sono uniformi moderne e guardandoli lì, immobili a fare la guardia, è come osservare i condottieri ritratti sui grandi pilastri delle piazze. Fanno parte del Sacello, sono anch’essi militi ignoti. Così simili ai ragazzi privati della loro umanità e mandati a morire nelle guerre, in tutte le guerre. Sotto la dura immobilità dei loro corpi, però, si tormentano le anime. Apparentemente più inquieto Marcello, già proiettato in avanti verso il futuro che andrà costruendosi con l’università, subito dopo aver completato la leva militare. Ha voglia di parlare, di raccontarsi, di muoversi, di fumare. E la sua storia è storia della sua famiglia, delle scelte che altri hanno fatto per lui e che l’hanno reso quello che è. Apparentemente più forte Riccardo, che richiama all’ordine il suo compagno di guardia ma che non vuole sottostare a scelte che per lui fanno gli altri, che non vuole seguire regole prestabilite ma farsene delle proprie. Anche lui si racconta ma la sua voce arriva da lontano, come da un altro mondo. La comunicazione è disturbata. Il racconto della sua famiglia è un racconto di un conflitto.
Quella di Marcello e Riccardo è la storia di una lunga notte di guardia culminata con il suicidio di uno dei due militari in servizio all’Altare della Patria. Il fatto di cronaca realmente accaduto ha ispirato il testo di Elena Costa, che non si è limitata all’indagine del motivo che ha portato il giovane militare ad usare la propria arma contro sé stesso ma ha voluto ritrarre il tormento che può essere nascosto da un’apparente calma del corpo. In questo i due militari sono simbolo di tutta un’umanità che tiene a bada il proprio spirito sotto la scorza di un corpo che fa da maschera, da scudo. Difficilmente ci rendiamo conto delle angosce che turbano le persone che ci stanno accanto. Al suicidio reagiamo sempre con incredulità, come di fronte a qualcosa di inaspettato. Così neanche Immobili ci spiega il perché di quel gesto fatto quasi d’istinto. E il compagno di guardia che non si rende conto fino in fondo di quello che sta succedendo, non fa le domande giuste. Non le facciamo mai. Se il corpo è il guanto dell’anima, i gesti più estremi, più ansiosi sono camuffati dando le spalle al compagno, nascondendosi al suo sguardo.
Bello come la scena riesca a diventare simbolo dello stato d’animo dei due personaggi: durante la notte di guardia un forte temporale si abbatte sul Sacello e sui due militari. Visivamente la resa è affascinante così come lo spettacolo che ci accompagna stimolando la nostra curiosità ma che ci lascia un po’ interdetti sul finale, come ci lascerebbe un tale epilogo nella realtà.





Campania Teatro Festival 2021
Immobili
di
Elena Costa
regia Renato Arcuri
con Roberto Caccioppoli, Erasmo Genzini
scene Santuzza Calì
luci Pietro Sperduti
costumi Santuzza Calì
musiche Stefano Caprioli
foto di scena Ivan Nocera (Agenzia Cubo)
produzione Flimflam Srl
paese Italia
lingua italiano
durata 50’
Napoli, Real Bosco di Capodimonte – Casino Della Regina, 23 giugno 2021
in scena 22 e 23 giugno 2021

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