"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Lunedì, 28 Settembre 2015 00:00

StArt up del Crest: ultimo atto?

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Un festival è occasione di visioni, di incontri, di sguardi che si incrociano su scena e discorsi messi in condivisione. Un festival teatrale è l'occasione in cui il teatro, oltre ad essere oggetto di fruizione, diviene centro di confronto, occasione di messa in discussione delle sue problematiche, dibattute dalle plurime voci di coloro i quali il teatro lo fanno, lo organizzano, lo guardano e lo raccontano.
Un festival è un'occasione per creare presupposti per il teatro futuribile, per gettare semi da far germogliare e per tentare di capire, insieme, come fare in modo che ciò avvenga. E dietro un festival ci sono il lavoro, la passione, l'impegno di chi si prodiga e si spende affinché il teatro accada e continui ad accadere.
Questo è quello che è accaduto in questi ultimi giorni a Taranto; questo è quello che rischia seriamente di non accadere più.
Mentre ancora il teatro accade, riceviamo comunicazione del suo non più futuro accadere.

Dal Crest, riceviamo e pubblichiamo:

"Si chiude la quarta edizione di stArt up. La quarta e per noi ultima edizione di questo festival.
Un festival che quest’anno si è potuto realizzare grazie al sostegno del Teatro Pubblico Pugliese, al suo intervento come Puglia Showcase che ha integrato gli spettacoli in cartellone con le proposte pugliesi.
Un festival che è nato da sette compagnie che sono residenze teatrali. E che con uno sforzo, credeteci, smodato, ha allestito un cartellone di teatro contemporaneo che è più di una semplice programmazione. È un progetto artistico che raccoglie in pochi giorni artisti, operatori, critici e pubblico in un unico momento di condivisione. Condivisione di cosa? Di visioni, di progetti, di problemi ma anche di sogni.
Ma stArt up quest’anno ha richiesto molto alle nostre forze e alle nostre economie. Sette compagnie, di cui sei residenti, che hanno allestito un festival con soli 38 mila euro, di cui la metà messo dalle nostre tasche, dalle residenze teatrali. Un budget al quale sommare il contributo della regione per le ospitalità che non supera i 20 mila euro. Un festival, quindi, fatto con 57 mila euro. Quello che altrove è il budget di un solo direttore artistico, qui copre tutte le spese del festival. E se fino a qualche mese fa organizzare questa macchina per noi era orgoglio, dichiararsi disposti a sacrificare tempo ed energie per una visione che ci accomuna, oggi questo non basta più.
Non dobbiamo più dimostrare di saper organizzare un festival con tanti operatori e tanti spettacoli: lo sappiamo già fare.
Non dobbiamo più dimostrare di saper riempire i teatri anche in orari poco comodi: lo sappiamo già fare.
Non dobbiamo più dimostrare di essere bravi a fare le cose in grande: lo sappiamo già fare.
Non dobbiamo più dimostrare di saper fare rete: lo sappiamo già fare.
Inoltre, non dobbiamo più dimostrare di saper fare anche gli spettacoli: li sappiamo fare e siamo felici di riscontrarlo negli occhi del nostro pubblico.
Se non è questo il tempo della maturità, qual è allora? Se non è questo il momento in cui guardarsi negli occhi e dirsi 'lavoriamo tutti insieme sennò muoriamo', allora qual è il momento?
Tre anni fa il Crest, padre di questo progetto, decise di donarlo e condividerlo alle residenze della rete una.net per farne patrimonio comune. Oggi diciamo: stArt up è patrimonio di tutti: del Teatro Pubblico Pugliese, della Regione Puglia, del nuovo TRIC, dei centri di produzione, delle residenze, delle compagnie. Tutti quindi abbiamo il dovere di farlo vivere e tutti avremo il rimpianto di averlo fatto morire".

 

la rete di residenze teatrali pugliesi una.net

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