“Solo tu puoi mandare in scena quel ricordo. Proprio quello”

Nadia Terranova

Venerdì, 25 Settembre 2015 00:00

Alice e la guerra fiorita

Scritto da 

La lingua è arbitraria, la lingua non combacia con la realtà, per questo non sempre le cose sono le conseguenze dei loro nomi, e viceversa. Tra il "nome" e la "cosa" c'è spesso di mezzo una distanza la cui ampiezza cambia a seconda del punto d'osservazione in cui, per scelta o per fatalità, ci si colloca.
Per esempio, una guerra potrebbe non rivelare da subito la sua ferale solennità a doppio fondo nel momento in cui gli Aztechi decidono di chiamarla "Guerra Fiorita". Il prigioniero: catturato vivo, ricoperto di fiori, e festosamente scortato al villaggio, potrebbe pensare di essere l'atteso invitato di un gioioso evento folcloristico.

Allo stesso modo, uno spettacolo chiamato WOW: Wonderful Odd World potrebbe fuorviare dalle reali intenzioni che tiene in serbo.
È certo però che, prima o poi, durante la festa, arriva l'epifanico momento in cui in cima alla piramide fa la sua apparizione il sacrificatore munito di coltello di ossidiana grondante di sangue, e a quel punto sarà chiaro a tutti come andrà a finire.
Voglio rassicurare da subito che in questo spettacolo, geniale e ambiguo, il ruolo di vittima sacrificale non è riservato agli spettatori, noi dobbiamo assistere, "come sempre", ma col privilegio di una moltitudine di punti d'osservazione. A noi è assegnato il ruolo di 'Alice' e, come lei, guarderemo dall'alto o dal basso, davanti, dietro e di lato, quel mondo che si insinua tra le 'cose' e il loro 'nome', tra il 'teatro' e la sua 'rappresentazione'.
Il prigioniero, da immolare sull'altare del dio Teatro, c'è ma resta inconsapevole fino alla fine, quando la presa di coscienza lo farà vacillare come accade a colui che, mentre applaude, si sente beffeggiato da chi lui applaude, perché "spesso per certa gente, le cose non vanno come sperava".
Dunque, al centro di questo 'altro' mondo ci siamo noi – Alice – che su piccoli sgabelli assistiamo a ciò che ruota vorticosamente intorno e al di sopra di noi. Il testo è parecchio cambiato, ma chi ricorda qualcosa del meraviglioso viaggio della bambina vittoriana descritto da Lewis Carroll, non avrà difficoltà a riconoscere i personaggi che, seppur stravolti e attualizzati, conservano i loro tratti caratteristici. Il cappellaio matto, la lepre marzolina e il ghiro, un tempo attori e artisti di successo si trovano a vivere in una realtà che ha tradito tutte le promesse fatte e, fermati gli orologi, rifiutano di abitare il tempo rettilineo e progressivo che scorre inesorabile sopra le loro teste, scelgono quindi di restare in un oblio lisergico e nostalgico, dove le luci della ribalta non si oscurano mai: "Te la ricordi Pina Bausch?". Il coniglio bianco non si può fermare, deve rincorrere il tempo e recuperare quello perduto, ma in questa corsa impari un povero manager/agente teatrale cosa può mai fare se il ritmo imposto è fuori dalla sua portata. Drogarsi? Drogarsi.
Il bruco dovrebbe essere l'autore di una rappresentazione in corso di costruzione, tutti sanno che è lui l'autore ed hanno grandi aspettative, ma nessuno – tranne lui – è consapevole di quanto un autore viva nel caso e nel rischio, e che se un'opera nasce è solo grazie al caso. Ma quando il caso non arriva? Che fare? Ci si potrebbe ispirare a Pollock, tanto si sa che nessuno hai mai capito niente di Pollock. Regina e consorte reclamano i loro ruoli rispettivamente di produttrice e primo attore, strapazzano il coniglio bianco che sente più volte nell'aria che qualche testa rotolerà. Tra la duchessa e la cuoca c'è una battaglia all'ultima nota, e come nel testo di Carroll, le trovate 'morali' e irresistibilmente esilaranti della duchessa sono l'equivalente verbale delle stoviglie lanciate a casaccio dalla cuoca.
Se questi sono i personaggi e i loro ruoli, per cercare di rendervi l'idea di come entrino in funzione in questa rappresentazione e di quanto siano stati bravi gli attori nel far vorticare la testa degli spettatori, posso solo suggerirvi di prenderli tutti e metterli in una lavatrice, poi avviare e spegnere la centrifuga in continuazione. Il risultato è una potenza gestita dall'assoluta anomia. Per noi "spiriti terrestri che abitano la realtà" è come affacciarsi nelle tele di Bosch e respirare tutto l'assurdo di quei pigmenti.
Ma all'inizio avevo accennato a una guerra e ad una vittima inconsapevole. Ebbene, nel testo di Caroll, l'autore si è divertito a disseminare nel racconto "piccole irriverenze satiriche" (Pietro Citati), prendendo di mira Shakespeare e i suoi ritratti, le poesie edificanti e le dinamiche dei tribunali. In questa rappresentazione, il personaggio dell'autore, nel suo emorragico farneticare alla ricerca di una salvifica ispirazione, diventa sacerdote sacrificatore e prende ad intagliare con estrema lucidità e precisione certe 'tendenze' teatrali contemporanee presenti nel corpo della vittima. È un raffinato processo di estirpazione che mette a nudo masse tumorali maligne non visibili, altrimenti, ad occhio nudo. È in questo momento che Alice si avvicina alla fine del sogno e inizia a crescere gradatamente, quello che prima vedeva dal basso verso l'alto come un qualcosa di grande, governato da inspiegabili leggi divine superiori, ora assume altre proporzioni, non c'è nessuna regola superiore in un certo tipo di 'caos' teatrale. Alice ora dovrebbe esserne consapevole, è stata aiutata a vedere le cose da una prospettiva altra/alta.
Lo spettatore è, quindi, avvisato ed esortato a non limitarsi ad assistere "come sempre"; perché tutte le strade si equivalgono solo quando non si ha ben chiaro cosa si vuole e dove si vuole andare, ma con la giusta statura si può cominciare a scegliere tra il teatro che vale (in cui – per l'Alice che qui scrive – questo spettacolo va ad inserirsi) e quello fatto da inutili 'mazzi di carte'.

 

 

Efestoval
WOW: Wonderful Odd World
ispirato a Alice nel Paese delle Meraviglie
di Lewis Carroll
regia Simona Colombo
con Simona Colombo, Luca Confortini, Claudia Facchini, Andrea Riva de Onestis, Paolo Tarozzi, Monica Vignetti
consulenza drammaturgica Elena Cerasetti, Mattia Castelli, Danio Manfredini
ideazione e produzione MoM
foto di scena Gennaro Cimmino
lingua italiano
durata 1h
Bacoli, (NA), Istituto Scolastico I. C. Paolo di Tarso, 23 settembre 2015
in scena 22 e 23 settembre 2015

Lascia un commento

Sostieni


Facebook