“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Mercoledì, 18 Febbraio 2015 00:00

Otello: la danza mossa dai sentimenti

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Fabrizio Monteverde, artista da quasi trent’anni, è una delle personalità più attive dei nostri tempi. Formatosi dapprima come attore ed aiuto regista, e poi come coreografo e danzatore al fianco di grandi come Carolyn Carlson, Moses Pendleton, Peter Goss, Roberta Garrison, ha lavorato poi alle produzioni delle più importanti compagnie di danza italiane tra cui il MaggioDanza, l’Arena di Verona, il Teatro Regio di Torino, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro alla Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, e negli ultimi tempi ha instaurato un solido rapporto collaborativo con il Balletto di Roma, realizzando e spesso riallestendo in chiave moderna alcune tra le coreografie più apprezzate come Giulietta e Romeo, Cenerentola, Bolero, Otello, ed Il lago dei cigni, ovvero il canto, rivisitazione personale del balletto, tuttora in tournée.

Ritorna in questi giorni a Napoli per presentare una sua versione di Otello con musiche di Antonín Dvořák
 e con i danzatori e solisti della compagnia del San Carlo, gli ospiti Josè Perez, Anbeta Toromani ed Alessandro Macario.
La storia di Otello è ben nota e soprattutto molto attuale, tanto che dal testo shakespeariano sono nati nei secoli molti balletti, opere cinematografiche e teatrali. La storia che parla di amore, gelosia, morte, pentimento, equivoco, superbia, racchiude, appunto, tutti i sentimenti che afferiscono alla sfera del teatro e della vita e che, quindi, caratterizzano la messa in scena fin dalla sua prima scrittura scenica e la vita fin dalla sua origine. Tali sentimenti e tali storie sono quelle che governano ormai il mondo e gli uomini e continueranno a farlo.
La trama di Otello, quindi, sembra non avere nulla di diverso ma è proprio la sua concentazione emotiva che la rende molto intensa e quest’aspetto, quello essenziale, è stato mantenuto ed anzi messo in primo piano da Monteverde nel suo allestimento.
Lo spettacolo si è svolto al Teatrino di Corte, dove l’ultima volta si esibì Carolyn Carlson con altre due danzatrici in una successione di assoli.
La platea, ovviamente piena, un po’ meno di quando ci fu la Carlson, è composta da signori e signore che seguono costantemente gli spettacoli in abbonamento ed anche dai più giovani che si sono organizzati nell’acquisto del biglietto per non perdere quest’occasione, tra tecnici del settore ed amanti spassionati dell’arte tersicorea. Un pubblico, insomma, molto interessato e soprattutto curioso, curioso di accogliere e contemplare qualcosa di bello.
E come non contemplare i bei corpi dei ballerini del San Carlo, che hanno lavorato duramente per affinare la loro tecnica accademica con i movimenti coreografici creati per loro da Monteverde, dove tutti i sentimenti si intravedono nella forma delle braccia, delle gambe, nell’intensità dei salti, nell’intensità dei gesti. La mimica è ridotta all’essenziale, rispetto al peso che questa ha in un balletto di repertorio e la maggiore libertà coreografica ha permesso di far uscire da ogni danzatore l’umanità.
Otello, interpretato da Josè Perez, è “il moro”, è un bel danzatore cubano che arde di passione, gelosia e vendetta nei confronti di Desdemona (interpretata dalla ballerina ospite Anbeta Toromani, danzatrice eccezionale e dalla prima ballerina del teatro Roberta De Intinis) che si trova vittima di un equivoco e per questo punita.
Le scene sono molto forti ed intense, la prima, quella del porto, fa svelare pian piano i personaggi, dapprima incappucciati, chiari sono, poi, i riferimenti alla passione ed all’amore iniziale di Otello e Desdemona e chiaro è l’inganno di Iago (interpretato dal ballerino ospite Alessandro Macario, dal primo ballerino Edmondo Tucci e da Ertugrel Gjoni), marito di Emilia (interpretata dalla prima ballerina Alessandra Veronetti e da Annalina Nuzzo).
I danzatori sperimentano la forza di gravità, l’uso del pavimento, il contatto tra i corpi, esulando un po’ dalle leggi della tecnica classica, esigenza coreografica che permette la buona riuscita del balletto. L’espressività facciale non è sempre corrispondente a quella del corpo, segno ancora una volta che al corpo si è dato il compito della massima comunicazione. Veloci i cambi di scena ed il passaggio dal primo al secondo atto, segnato da una breve chiusura del sipario per permettere il cambio della scenografia. Ho riscontrato un buon sincrono ed una buona energia soprattutto negli uomini, un po’ meno nelle donne e molta sicurezza, invece, nelle soliste.
I danzatori sono stati precisi dall’inizio alla fine, forse la parte finale, quella dell’uccisione di Desdemona da parte di Otello e del suo pentimento che lo conduce alla morte l’ho vista poco sentita, è sembrata una scena eseguita in maniera meccanica, ma ovviamente questo dipende dalla qualità del coinvolgimento emotivo degli interpreti in ogni singola parte che non sempre rimanda ad un universo personale.
Reale ed espressiva ho trovato l’interpretazione di Anbeta Toromani, che, spesso invece, nella trasmissione Amici di Maria De Filippo, in cui per vari anni è intervenuta, veniva elogiata per le sue eccezionali doti tecniche ma screditata per scarso coinvolgimento emotivo.
In Otello, invece, la sua interpretazione mi ha molto colpita e l’ho sentita partecipativa, come quella di Josè Perez ed Alessandro Macario (era questo il cast in scena sabato).
La costruzione e le coreografie di Fabrizio Monteverde sembra abbiano appassionato gli interpreti stessi portandoli al massimo delle loro possibilità tecniche ed espressive. Le prese, i salti, le discese al suolo erano ben “collaudate”, fluide, morbide, controllate nelle forze dai danzatori, naturali nella loro esecuzione. Ho trovato molta umanità del corpo, che non sempre è facile vedere in maniera così evidente e primaria in coreografie pur sempre d’impianto classico, quindi faccio i miei complimenti al coreografo ed alla compagnia, che si è rigenerata con elementi giovani e forti. Ho percepito una rinascita in un luogo in cui da qualche anno si respirava un’aria di chiusura e di vecchio e questo mi ha rallegrata molto e rassicurata nelle potenzialità di fenice che ha la città di Napoli.

 

 

 

 

 

Otello
musiche
Antonín Dvořák

coreografia Fabrizio Monteverde

maître de ballet e assistente alla coreografia Lienz Chang

scene Fabrizio Monteverde

costumi Santi Rinciari

disegno luci Emanuele De Maria

assistente coreografo Marco Bellone
interpreti
 Otello: Josè Perez, 
Desdemona: Anbeta Toromani/Roberta De Intinis (13 e 17 febbraio)
, Jago: Alessandro Macario/Edmondo Tucci (13 e 15 febbraio), Ertugrel Gjoni (17 febbraio), 
Emilia: Alessandra Veronetti/Annalina Nuzzo (17 febbraio), 
Cassio: Carlo De Martino/Stanislao Capissi, Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo

allestimento originale
Balletto di Roma
durata 1h 30’
Napoli, Teatrino di Corte, 14 febbraio 2015
in scena dal 10 al 17 febbraio 2015

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