"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Mercoledì, 11 Febbraio 2015 00:00

Essere o non essere teatro

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Tante sedie, mele sparse o forse posizionate proprio in maniera geometrica, il pubblico non se lo chiede ma è attento ad osservare la donna che entra in scena, in uno spazio che non sembra essere il palcoscenico, è più intimo, è uno spazio allargato che comprende un io che non si cerca ma si scopre.

Nicoletta Mandelli, attrice della compagnia ScheriANIMAndelli inizia il suo monologo, dopo aver preso possesso di una delle sedie. È seduta in maniera intima, attraente, con gli occhi persi ma luminosi, ha le cosce rivolte verso l’interno, è quasi sprofondata nella sedia. "Io sono... tante cose", sono Marilyn Monroe, sono Nixon, sono Sarah Kane, l’attrice così, tra le sedie, due microfoni posizionati ai lati ed il pubblico che sta sempre all’interno della sua testa, parla, sproloquia, delira, dice tutto quello che le passa per la testa, non è alla ricerca di un’identità, ma lei è il teatro in quel momento ed è quello che significa “fare teatro”.
La donna “partorisce” i suoi pensieri con una tale naturalezza, maestria tecnica, con una luce negli occhi che fa capire che ci crede davvero e che è lì presente e cattura il pubblico con una grandissima dote attoriale, interpretativa ed espressiva.
Il titolo dello spettacolo, creato in residenza presso il Teatro alle Colonne di Milano, dove ha debuttato, e co-prodotto dal Teatro Out Off, è Io sono Sarah Kane e la drammaturgia e la regia sono di Paolo Scheriani. Il testo non riprende niente di Sarah Kane, le voci registrate e le proiezioni video non hanno a che fare con la scrittrice e drammaturga morta suicida a soli ventotto anni, di lei si riprende il malessere che ha investito l’inizio del Novecento, quel malessere che portò a farsi interrogatori su interrogatori, in un flusso veloce che blocca il flusso del sentire, il quale, invece, non ha bisogno di tante parole ma dei momenti adatti, quelli che liberano e fanno agire senza doversi dare ulteriori spiegazioni. L’impatto con il disagio, la delusione, la perdita di sé, tematiche che segnano l’inizio dello scorso secolo, emergono dalla voce di un corpo umano, non per forza una donna, ma una voce che delira all’interno di un’umanità non più umanizzata, disagiata, incasinata, fuorviante.
Il monologo diventa dialogo per poi ritornare ad essere monologo, l’attrice si veste e si sveste in continuazione, si muove sulla scena del sé come un’anima nuda, folle ed in cerca... di niente di particolare. Ha bisogno di abbandonarsi al flusso e di muoversi incessantemente, nevroticamente, far muovere i suoi pensieri, dare sfoggio di ipersensibilità. Il testo di questo spettacolo non vuole essere qualcosa di fisso, ma si racconta in quel momento attraverso la voce, ed è un testo senza sottotesto, è ciclico, non ha né inizio né fine e potrebbe ripetersi come no, come morire nel momento in cui viene detto o rivivere o non fermarsi mai. Nonostante lo spettacolo sia durato poco più di un’ora, è sembrato infinito nel tempo del pubblico.
Il nome, Sarah Kane, è un prestito vuoto, un contenitore da riempire sulla scena, durante l’atto performativo, le installazioni video realizzate da Luca Lisci, video-artista che vanta collaborazioni con Peter Greenaway, sono la “scenografia virtuale” dello spettacolo. Verso la fine, la voce corporea arriva fino al pubblico, scende dal palco e si rivolge, con un’espressione inquietante, agli spettatori, con gli occhi della follia, gli occhi di chi, dopo tanta fatica, non ha risolto nulla, non è arrivata a nessuna certezza. Si presenta, di nuovo, come Sarah Kane, ma è evidente che non lo è. Qualche spettatore risponde alle sue domande, ma lei è dentro di sé, ascolta, ma non si relaziona, lo fa solo quando conduce qualcuno sul palco, prima del buio finale, a simboleggiare che tutti siamo e non siamo Sarah Kane, siamo e non siamo tante cose, anche in uno stesso istante e che non si è visto del teatro, ma lo si è fatto tutti insieme.
Come una Cassandra contemporanea, Nicoletta Mandelli sonda il mondo imperscrutabile dell’io diviso, dello spazio, degli oggetti, delle personalità, del casino che è la vita, un caos senza punti fermi, dove non c’è la possibilità di fermarsi perché non c’è nulla da cogliere se non vivere, mangiare, parlare, inseguire i propri obiettivi, amare.
La coppia Scheriani-Mandelli, a mio avviso, è stata una rivelazione: professionalità, precisione, intensità comunicativa. Non sempre si riesce, di questi tempi, a sedersi in una poltrona di teatro ed emozionarsi e loro ci sono riusciti con semplicità e delicatezza, lasciando un bellissimo ricordo.

 

 

 

 

 

 

Io sono Sarah Kane – an almost perfect life
drammaturgia e regia
Paolo Scheriani
con Nicoletta Mandelli
performing video Luca Lisci
produzione Compagnia ScheriANIMAndelli – Teatro Alle Colonne
coproduzione Teatro Out Off
foto di scena Beppe Bisceglia
lingua italiano
durata 1h 10’
Napoli, Galleria Toledo, 7 febbraio 2015
in scena dal 5 all’8 febbraio 2015

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