“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Venerdì, 26 Dicembre 2014 00:00

Un uomo qualunque

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La vita è una tela nera da illuminare con le esperienze. Ogni individuo è un’ombra che deve venir fuori dal buio e prendere colore. Con una lunga tela nera aperta sul pavimento della Sala degli Arazzi del Museo di Capodimonte, Fabio Cocifoglia riaccende la vita di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Non è vissuto tanto ma “ne ha combinate di tutti i colori”, spiega Chiara, la guida che ci accompagna. Per arrivare al colore dobbiamo però passare per forza dal nero, come una nascita. Ed è strano vedere spegnersi la luce nella sala di un museo. Si affievoliscono i mille colori dei fili intrecciati sugli arazzi. Le scene affollate di uomini, cavalli, armi scompaiono lentamente. Ci tocca sederci a terra, su cuscini sistemati uno accanto all’altro, nessuno è in seconda fila. Rosario Sparno, l’attore che ci guida in questa nascita, è lì ad un passo, in mezzo a noi. Come i personaggi delle tele di Caravaggio è a dimensione naturale, non è in alto, non è spostato, non è più piccolo a causa della distanza tra lui e i nostri occhi, di noi spettatori che lo guardiamo. Porta una lanterna e la luce definisce i contorni e rimarca le linee del suo viso e del braccio. Comincia riaccendendo gli anni che hanno permesso a Caravaggio di compiere la sua rivoluzione che non ha interessato esclusivamente l’arte. Rievoca la terra di Leonardo Da Vinci, Giordano Bruno, Galileo Galilei. Il giovane Michelangelo Merisi può partire da lì. Allora l’uomo con la lanterna muove i primi passi sulla tela nera e sono i primi anni del pittore giovane, che osserva le cose, le analizza, impara il ruolo della luce e quello delle ombre. Si china su una lastra nera sistemata sulla tela ci sembra di vedere Narciso che si sta innamorando di se stesso.
Ma ogni passo sulla tela nera, sono anni che passano. I giochi con la luce e con le lastre affinano la tecnica del pittore ma i colori combinati nella vita reale gli scalfiscono lo spirito e rendono la pittura più cruenta, i soggetti più violenti. Sono gli anni delle risse, delle bettole, delle scommesse fino all’incidente alla pallacorda quando Merisi colpisce a morte un suo rivale ed è condannato alla pena capitale. 
Comincia per l’artista il periodo della fuga, chiunque l’avesse incontrato e riconosciuto avrebbe potuto tagliargli la testa. Il racconto fatto da Rosario Sparno è più vigoroso, il corpo diventa protagonista, trattiene la vita, si getta nel mondo poi diventa ombra tra le ombre, stagliandosi contro un pannello bianco alla fine della tela, alla fine della vita a trentanove anni.
Lo spettacolo è breve, non dura più di mezz’ora ma riesce ad essere un’esperienza affascinante, di quelle che illuminano. Rosario Sparno è un’opera d’arte che si muove e che parla, come se un personaggio dipinto da Caravaggio fosse sceso dalla sua tela per raccontarci la storia del suo creatore. E Caravaggio dipingeva uomini qualunque, presi dalle strade, dalle bettole, dalle campagne e li raffigurava, così com’erano, nelle scene sacre. Allora mi correggo, Rosario Sparno è un uomo qualunque che giocando con la luce riaccende Caravaggio e ci prepara alla visione del suo capolavoro, conservato al Museo di Capodimonte: La flagellazione di Cristo.
Durante il percorso fino al punto esatto in cui la tela è custodita e poi oltre, lungo le sale dei pittori caravaggeschi, Chiara, storica dell’arte che ci fa da guida, ci mostra l’effettiva grandezza della rivoluzione di Michelangelo Merisi. Dai personaggi inventati alle persone reali, l’improvvisa luce che piovendo dall’alto si accende nel buio e definisce corpi e oggetti. È il prosieguo ideale allo spettacolo. Tutto il buio che può lasciarci la rappresentazione, le zone oscure che fanno nascere in noi domande o curiosità, sono rischiarate dalla visita guidata. Finalmente siamo illuminati anche noi da una luce che sembra pioverci in testa dall’alto.

 

 

 

 

Caravaggio. La rivoluzione nell’arte
di
Fabio Cocifoglia
regia
Fabio Cocifoglia
con
Rosario Sparno
produzione
Le Nuvole Teatro Stabile d’Innovazione
in collaborazione con la Compagnia Teatrale Universitaria “Binario di Scambio”
disegno luci Riccardo Cominotto
lingua italiano
durata 30’
Napoli, Sala degli Arazzi – Museo di Capodimonte, 19 dicembre 2014
in scena 19 dicembre 2014 (data unica)

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