“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Martedì, 25 Febbraio 2014 00:00

Un'arte antica e bella per tutti

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Inventare le storie è sempre stata una delle “arti” più antiche, belle e richieste fin da bambini. Ascoltare il modo in cui l’altra persona faceva sprigionare la propria fantasia e creatività nel costruire una storia, inventata o verosimile, diventò poi un interesse anche degli adulti.
In uno dei saloni che occupano gli spettacoli de Il Teatro cerca Casa, invenzione ed associazione creata da Manlio Santanelli, Livia Coletta ed Ileana Bonadies, il pubblico caloroso ed a proprio agio ha stimolato il racconto di storie, improvvisato proprio sul momento da due attori, un uomo ed una donna, della compagnia romana QFC (Quella Famosa Compagnia). I due attori si sono presentati sul palco-salone ed hanno iniziato a leggere in maniera classica, davanti a due leggii, dei libri: ingresso che fa sembrare di assistere ad uno spettacolo di classica lettura a due voci.

All’improvviso, distolti dalla lettura, si avvicinano ad un’ampolla di vetro con dentro vari fogliettini ripiegati, dove uno dei due inizia a pescare: “Caccia bombardiere” è la parola che legge sul pezzo di carta ed ecco che quella parola, quel suono diventa una storia. I due attori, sul momento, guidati dalla loro spontaneità e da forte complicità, iniziano a mettere in scena questo testo, stimolato proprio dal pubblico. Ecco, allora, a cosa era servito scrivere frasi o parole su strisce di fogli poco prima dell’inizio. Il pubblico, infatti, era stato invitato a compiere quest’operazione creativa per dare materia allo spettacolo di esistere.
Sono nate, così, tante storie: quella dell’estetista e della ragazza, quella del mazzo di fiori che porta allergia, quella del medico che deve fare la neurotomia ad un paziente, quella di un editore e di una scrittrice spagnola di fumetti.
Ovviamente la tipologia ha rispettato la struttura a due di uomo-donna, dei colpi di scena, era un’alimentarsi continuo di idee, l’uno proponeva all’altro e l’altro doveva uscire da una situazione facile o difficile non smettendo mai con l’inventiva. I due attori, infatti, come hanno spiegato alla fine dello spettacolo, hanno iniziato a fare questo tipo di teatro, insieme ad un forte allenamento di ascolto vicendevole in cui la prima regola è non perdere mai la spontaneità ed in cui ci sono, ovviamente, delle strutture drammaturgiche pre-impostate intorno alle quali giocare di inventiva momentanea. È stato davvero interessante ed il pubblico si è dimostrato entusiasta. Risate, momenti di tristezza, continui colpi di scena e soprattutto un grande allenamento ed una forte prontezza. I due attori mostravano, infatti, una prontezza nel pensare e nel parlare, che, avendola nella vita, sarebbe una vera svolta!
Nel corso dello spettacolo, sorgeva, ad un certo punto, legittima, la domanda se fosse davvero improvvisazione oppure gli attori riproponevano storie già studiate. Sicuramente la fedeltà alla parola o alla frase pescata nell’ampolla era sempre viva, anzi a volte giocavano anche sul significato sottile di quel pensiero. Ecco che l’improvvisazione teatrale può esistere, certo ci sono forti strutture drammaturgiche e tecniche che fanno da supporto e da formule, come le parola-chiave dei poemi epici greci quando venivano cantati dagli aedi nelle corti regali.
In effetti, poi, lavorando a stretto contatto, una sorta di prevedibilità di quello che sta dicendo l’altro si sviluppa, ma non si perde mai la spontaneità di quello che suscita il momento, per cui le sfumature risultano essere sempre varie e diverse. La cosa poi entusiasmante, oltre alla simpatia che ispiravano al pubblico i due attori, era il fatto che il pubblico stesso, in questo tipo di teatro, fa creare lo spettacolo con le sue idee spontanee. Altro componente della compagnia, è stata la ragazza addetto alla musica, anche lei un’improvvisatrice, che influenzava i due attori con la scelta dei brani o ne era, a sua volta, influenzata dalle parole che dicevano. Come sempre, Il Teatro cerca Casa propone spettacoli molto interessanti ed innovativi in un clima di serenità, massima fruibilità e partecipazione.

 

 

 

 

 

 

Il Teatro cerca Casa
Microstorie
di e con Giorgio Rosa, Deborah Fedrigucci, Maria Adele Attanasio
Napoli, interno privato, 22 febbraio 2014
in scena 22 febbraio 2014 (data unica)

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