“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Andrea Angelino

Nick Cave: autunno parigino

Da bambino, come tanti della mia generazione, fui considerato, senza oggettività alcuna e senza l'ausilio di una trasmissione della Mediaset, un piccolo genio. Naturalmente tale considerazione era venuta in testa a mia madre che senza pensarci su due volte mi iscrisse a quella che una volta si chiamava primina. Fui quindi privato, per un anno, dei giochi con le costruzioni, delle sculture in plastilina, delle canzoni sui versi degli animali, dovendo, mio malgrado, imparare a scrivere e a leggere. Ed è sicuramente per questo motivo che oggi scrivo su questo giornale.

"Discordia": nell'abisso ma con l'abito buono

Il mondo è un posto meraviglioso. C'è chi è ancora innamorata degli attori dei telefilm, chi gioca ai videogiochi anche in età da pensione, chi vuole fare ancora la rivoluzione, chi odia il Prog, chi litiga al supermercato, chi è in crisi di astinenza, chi su un binario morto, chi quando scrive è troppo contorto. No, il cielo non è sempre più blu, ma c'è una buona notizia; tutti si muore. Nel frattempo però potreste tapparvi gli occhi e gli orifizi ed esser felici animali da circo o continuare a mettervi gli uni contro gli altri, tanto, il fine è felicemente comune.

Naga e Lili Refrain, Mamamu 09/01/2015

Tutte le mattine, festivi inclusi, nella mia mail, arriva l’oroscopo. Pur ignorandone ancora il motivo, qualche volta mi ritrovo anche a leggerlo. Naturalmente; essendo un servizio gratuito, in allegato alle perle di saggezza ed ai consigli che gli astri hanno da darmi, c’è sempre un pochino di pubblicità. Ed ecco, che in allegato al segno della Bilancia fanno capolino delle miracolose erbe dimagranti, alla Vergine si associa un centro benessere, al Capricorno un detective privato, al Cancro le sigarette, al Leone una bella immagine di Piero Angela, e così continuando.

Bologna Violenta: "Siamo polvere su ciò che c'è già stato"

I temi dell’emergenza espressiva, del mercato indipendente, dell’approccio del pubblico a ciò che musicalmente può essere definito “piccolo”, la consapevolezza degli italiani rispetto a ciò che è musica. Sono questi i temi focali di questa intervista a Nicola Manzan, violinista di levatura classica che con il progetto Bologna Violenta, si dona al Grindcore più estremo e avaro di compromessi. Ma come afferma lo stesso musicista: la battaglia (quella delle realtà indipendenti) non è ancora persa.

"Trama": le visioni degli Juggernaut

C’è una verità innegabile dietro ogni ascolto, almeno per ciò che mi riguarda, ed è quella che mi piace definire emergenza espressiva. Ma cosa è? Banalmente, si potrebbe pensare che chiunque faccia un qualche cosa in pubblico o pubblichi qualcosa (di qualsiasi natura e forma) esprima questa emergenza. Eppure non è esattamente così. Ma mi piace procedere per esempi perché l’aria fritta la lascio a chi si masturba con gli scritti filosofici e a chi magari quelle stupidaggini scritte sui testi di filosofia le ha elevate a modelli di comprensione.

Il Lungo Addio: con le pinne, fucile ed il cappio

Non ho mai sopportato troppo le spiagge e il clima afoso. In merito a questo, mi ha sempre incuriosito l’idea di trovare qualcuno impiccato ad un ombrellone dai colori pastello. Se questo pensiero, probabilmente, malsano potesse prender forma, vorrei che la vittima di turno fosse seppellita in bello stile da file di bambinetti con i loro giochi da mare; palette e secchielli in primis. In tutto questo marasma surreale vorrei, infine, sentir risuonare la vena nera, ironica e il distacco emozionale di Pinarella Blues, ultimo lavoro discografico de Il Lungo Addio. Diciotto minuti in cui viene raccontata e messa a nudo la frazione di Cervia.

Lili Refrain: l’estetica dell’ipnosi

La cosa che più mi affascina dello scrivere di musica è la ricerca. La ricerca di realtà nuove e stimolanti, cose che possano catturare l’attenzione e che si possano fregiare di essere particolari e personali. Non ricordo bene come e quando mi sono imbattuto nel progetto Lili Refrain, ma ricordo con precisione assoluta l’appagamento derivato dagli ascolti di Kawax, ultimo album di questo solo project capitolino.

God Macabre: Il Death Metal, fortunatamente, è morto

Il Death Metal importa a pochi. Non è un genere importante, non lo è mai stato e non ha mai avuto la pretesa di esserlo. Il Death Metal ha detto tanto, si è venduto alla tecnica e alla complessità per cercare di esser maturo e di competere con altri generi, ma è rimasto schiacciato nella lotta. Il Death Metal è musica adolescente ed adolescenziale. Il Death Metal odora di marcio, è un cibo di scarto, una frattaglia, un’eruzione cutanea piena di pus. Il Death Metal lo trovi nei congelatori a forma di vinile di coloro che oggi hanno superato i trent’anni. Il Death Metal, quello che va dalla fine degli anni '80 sino a primi anni '90. Quello con le copertine raffiguranti zombies dilaniati, cimiteri, obitori, collage di resti umani e figure decadenti. Quello con la doppia cassa in overdose da caffeina, con le chitarre dai suoni bassi ed involuti e le voci intestinali.

Hail Death, perché non si può vivere di soli Neurosis

Questo non è un disco per smidollati. Questo non è un disco per hipsters. Questo è assolutamente un album “di genere”. Questo è un lavoro maledettamente chiuso nei suoi paradigmi e nel suo oltranzismo. Questo è uno di quegli album che si muove sulla pericolosa linea del plagio stilistico. Immaginate quattro ragazzoni di New York, poco eleganti, che passano il tempo a cercare di comporre del materiale sonoro valido nello sconfinato universo di referenze che è diventato il genere Metal. Naturalmente l’impresa è assai ardua.

Un carillon colpevole di ogni cosa, una band di Philadelphia e la fissazione per le scarpe

Il mondo della musica, visto con gli occhi della critica, è qualcosa di assolutamente particolare e particolareggiato. Esso si compone di una serie di termini tecnici e complessi, per natura, ed etimologicamente bislacchi. È il caso dello Shoegaze, letteralmente guardarsi le scarpe che a sua volta dovrebbe rimandare ad una tendenza di stare sul palco volutamente distaccata ed introspettiva. La realtà, crudele, nel riportarci a sé, ci dice invece che i musicisti orbitanti nell’universo Shoegaze erano molto meno introspettivi di come la critica tutta volesse far intendere. Si perché quei musicisti non facevano altro che porre attenzione alle pedaliere che erano li sul palco per consentire di riprodurre numerosi effetti sonori, primo tra tutti il Feedback.

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