“Le ho riservato due biglietti per la prima del mio Pigmalione. Porti un amico. Se ne ha uno”; “Non posso venire alla prima. Verrò alla seconda. Se ci sarà”

Scambio di telegrammi tra George Bernard Shaw e Winston Churchill

Domenica, 11 Gennaio 2015 00:00

Naga e Lili Refrain, Mamamu 09/01/2015

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Tutte le mattine, festivi inclusi, nella mia mail, arriva l’oroscopo. Pur ignorandone ancora il motivo, qualche volta mi ritrovo anche a leggerlo. Naturalmente; essendo un servizio gratuito, in allegato alle perle di saggezza ed ai consigli che gli astri hanno da darmi, c’è sempre un pochino di pubblicità. Ed ecco, che in allegato al segno della Bilancia fanno capolino delle miracolose erbe dimagranti, alla Vergine si associa un centro benessere, al Capricorno un detective privato, al Cancro le sigarette, al Leone una bella immagine di Piero Angela, e così continuando.

Ora, a prescindere da tutto questo, la mattina del nove gennaio mi sono ritrovato al leggere il mio oroscopo, le stelle in trigono perfetto con un Urano un po’ capriccioso e un Marte intento a prendersi a pugni con una cometa nella quarta casa, mi consigliavano di dedicarmi alla mia vita spirituale, magari leggendo un libro o praticando una qualche forma di meditazione.
Essendo, tra l’altro, nell’ultimo periodo, scarsamente impegnato con qualsivoglia lavoro, sto coltivando in maniera sopraffina la mia vita spirituale. Sto sviluppando talmente tanto il mio KI (forza vitale in giapponese) che quando mi presento alla porta del Mamamu mi dicono: "Tu sei in lista" senza che io dica o mostri nulla. Da quando sono disoccupato, il mio KI mi sorprende sempre più.
Napoli è una città caoticamente ordinata, in ogni singola via trovi quella che si può definire una congregazione. Via Sedile Di Porto, di sera è gestita dalla congregazione dei parcheggiatori. Questi individui hanno sviluppato un occhio particolare; che si tratti di una piazzetta, un marciapiede o di uno spazio adibito alla raccolta rifiuti, il parcheggiatore ti consiglia come un padre, non ti fa andare a sbattere e uno spazio per te lo trova sempre. Che tu abbia una fuoriserie o un macinino, il parcheggiatore è il simbolo più puro dell’equità. Lili Refrain, che in questa notte del nove gennaio suonerà, non ha di questi di problemi, lei si sposta in treno.
Napoli è una città dura, nonostante ciò che i luoghi comuni sottraggono alla realtà. Napoli è una città dura dal punto di vista musicale, o hai talento o nulla. Pochi vizi, un falò di band meritevoli e una attenzione mediatica scarsa, hanno prodotto una serie di musicisti, che anche in ambiti sonori circostanziati riescono a mettere in primo piano un taglio personale forte. In particolare per quello che concerne il Metal. Parlo di questo con il mio amico e collega di serata Alessandro mentre mi introduco nel locale. Sul palco ci sono già i Naga, tre ragazzi innamorati della saturazione e delle atmosfere asfittiche. La band suona per circa quaranta minuti mostrando, dal vivo, il profilo maggiormente fisico di un sound come il Doom, ovvero del più viscerale genitore della distorsione. Riff grassi, note allungate e un lavoro ritmico essenziale, sono questi che rendono il verbo dei Naga particolarmente convincente. La band tiene bene il palco e il pubblico accompagna con i classici ciondolamenti ritmici. Perché il Doom è facile come una filastrocca, è corposamente elegante, ti culla come in balìa ad una sbronza, è invasivo; perché è molto facile riconoscersi nell’abbandono. Io, intanto, sono già alla seconda birra e mi rendo conto di riuscire a seguire le ritmiche della band napoletana con maggiore precisione. Il Doom e l’alcol vanno molto d’accordo. Bravi, Naga, nel ritagliarsi una nicchia sonora in cui si adagia sia la matrice sonora 70’s che quella contemporanea dal piglio Black. Un sudario di applausi. Fortunatamente, dal punto di vista musicale, Napoli è una città dura.
Intanto c’è il cambio palco, scambio ancora qualche chiacchiera, mentre Lili Refrain prepara la sua alchimia di pedali ed effetti, nel calderone sonoro che di li a poco prederà forma; ne fanno parte anche: due chitarre e una serie di campanellini e un campanaccio. Nel frattempo il mio amico Alessandro, che non conosceva la musicista, mi dice che non sa cosa aspettarsi, lo rassicuro e gli dico che resterà sorpreso. Sorpreso resto anche io quando mi dice che ha letto la mia intervista fatta qualche mese fa a Lili. Il mio amico Alessandro è un bravo lettore.
E se, come detto, il Doom Metal è una filastrocca, Lili Refrain sembra arrivare da una fiaba. Ha dei campanellini e fa il giro della sala, li sventola, li fa suonare, apre la porta arriva fino a fuori al locale, rientra come un novello pifferaio magico. Di li a poco, lo scampanellio viene fagocitato dal microfono e riproposto da un loop; si chiama Tragos ed è il brano che apre la serata. Vocalizzi e registri vocali lirici sono una introduzione stupefacente allo show tutto. Chiedo ad Alessandro la sua prima impressione, mi dice: "È fantastica!". Di li a breve seguiranno la maggior parte dei brani dall’ultimo lavoro in studio di Lili tra cui spiccano: Goya, 666 Burns e Nature Boy. La cantante e composer romana, anche essendo da sola, tiene il palco in una maniera unica. Non c’è mai il distacco, tra musicista e pubblico, dato dal palco. Uno struzzo cinge l’asta del microfono, ne strappa qualche piuma e la soffia sulle prime file. Gira la sala con la chitarra mentre suona avvicinando qualcuno del pubblico ed appropriandosi dell’emozione di turno che il tutto suscita.
Le atmosfere sono sognanti, eteree, ma anche aggressive e distorte. Nonostante i brani siano per la maggior parte strumentali, l’attenzione del pubblico non va mai a svilirsi. Anche perché ogni singola composizione è concepita talmente bene, da regalare sempre una sottesa tensione di fondo.
Lili Refrain ha gli occhi grandi ed allungati e il mio amico Alessandro mi chiede quale sia la sua situazione sentimentale, aggiungendo: "Mi sto innamorando". Il concerto finisce e piovono applausi. Naturalmente il mio aplomb da scribacchino ha impedito che la curiosità del mio accompagnatore fosse soddisfatta. Ma nella sua bonarietà, Alessandro, mi ha aperto un modalità per intendere il tutto. A Lili Refrain le si vuole bene, sì perché il suo modo di fare musica, di stare sul palco, di interagire non è per nulla dissimile da una cura. Che si tratti di un riff, di un vocalizzo, di un colpo sui pick-up della chitarra, si è di fronte ad un taglio di personalità, una sfaccettatura, una storia che il loop (in tempo reale) ha il merito di mettere insieme e dare forma compiuta.
La serata finisce, mi avvicino a Lili, la saluto e la ringrazio per uno show che è andato oltre la mia più fervida immaginazione, in cui non si possono trovare punti o momenti negativi.
Le strade a Napoli sono sempre uguali, quelle dove parcheggio, intendo. Salgo in macchina e penso che qualche giorno fa a poca distanza dal Mamamu, in quella piazza Plebiscito, definita il cuore di Napoli, tra commozione, luoghi comuni e una foto che voleva testimoniare l’"io c’ero” si son ritrovati in tanti a sbandierare l’orgoglio di una città intera. Penso che è facile farlo dal cuore, e penso a me, che da una altra parte del corpo di una città, forse il buco del culo (visto i maltrattamenti mediatici che riceve il centro storico), mi sento orgoglioso di aver assistito ad un’ottima serata di musica.
Continuando a coltivare la mia vita spirituale, proprio come dice il mio oroscopo, mi sono resto conto che ci sono zone basse da scoprire. Il mio oroscopo, ha sbagliato anche questa volta. Per voi che leggete, invece, rinnovo il mio invito ad innamorarvi di ciò che è piccolo e impopolare, perché si custodisce meglio.

 

 

Naga + Lili Refrain
Napoli, Mamamu Bar, 9 gennaio 2015

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