“Le ho riservato due biglietti per la prima del mio Pigmalione. Porti un amico. Se ne ha uno”; “Non posso venire alla prima. Verrò alla seconda. Se ci sarà”

Scambio di telegrammi tra George Bernard Shaw e Winston Churchill

Martedì, 14 Ottobre 2014 00:00

Il Lungo Addio: con le pinne, fucile ed il cappio

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Non ho mai sopportato troppo le spiagge e il clima afoso. In merito a questo, mi ha sempre incuriosito l’idea di trovare qualcuno impiccato ad un ombrellone dai colori pastello. Se questo pensiero, probabilmente, malsano potesse prender forma, vorrei che la vittima di turno fosse seppellita in bello stile da file di bambinetti con i loro giochi da mare; palette e secchielli in primis. In tutto questo marasma surreale vorrei, infine, sentir risuonare la vena nera, ironica e il distacco emozionale di Pinarella Blues, ultimo lavoro discografico de Il Lungo Addio. Diciotto minuti in cui viene raccontata e messa a nudo la frazione di Cervia.

A partire dalla cover retrò, una vecchia cartolina triste che nemmeno la Rai avrebbe passato nei suoi celebri Intervalli, ai toni dimessi del cantato, si respira il tedio della provincia e dei suoi luoghi votati al divertimento estivo. Il tutto ruota, come nella miglior tradizione della canzone d’amore, intorno ad una lei, forse in bikini (o in topless come le tedesche di Bagno Franco), che non si concede. Una lei che si perde continuamente tra partenze e mancati arrivi.
Dal punto di vista strettamente musicale, i brani sono fatti da accordi semplici e minimalisti a cui si associa un lavoro percussivo, volutamente sbiadito. Un contorno strumentale, che tende a mettere in primo piano la voce profonda di Fabrizio Testa. Una voce che trova i suoi riferimenti, per ciò che concerne la timbrica, nella canzone d’autore. E così tra un De André, un Tom Waits ed un Nick Cave appaiono gli scenari mesti di quei lidi che odorano di ospizi (Bagno Franco e Lido Adriano), delle statali con le puttane, degli alberghi in cemento. E non basta nemmeno la promessa di una Ornella Muti alla tv a cercare trattenere quella lei che sempre sfugge. E così, a lui non resta invecchiare e vivere di ricordi (una cicca ed uno spunto in un bicchiere) come il personale della traccia/epitaffio Hotel Karim.
Pinarella Blues è un lavoro senza impeti, come già detto, in primo piano ci sono i toni dimessi; le tracce molto brevi scorrono senza vitalità (sia dal punto di vista strumentale che lirico), e c’è una pochezza di fondo quasi disarmante. Eppure ha qualcosa di irresistibile, qualcosa in cui ogni ascoltatore può riconoscersi.
Tutti abbiamo frequentato stabilimenti balneari svogliati e svuotati di vitalità (di quelli che portano il nome del proprietario, ad esempio: Lido Fabio). Tutti, o quasi, si sono concessi il finto lusso di una vacanza low cost. Una di quelle fatte di alberghi che sembrano caserme e di balere che custodiscono la fiamma del ballo liscio e le dentiere dei suoi avventori. Tutti si portano dentro quella provincia desolata e assolata di cui Pinarella, in questo lavoro, è l’humus.
Sette istantanee assolutamente emaciate e sbeffeggianti.
La vita è realmente dura, e qualche volta viene voglia di fittare un pedalò, superare gli strati di alghe che si formano vicino alla riva, andare a largo, spogliarsi, tuffarsi e scoprire quanto sono urticanti le meduse.

 

 

Pinarella Blues
Il Lungo Addio
chitarra e voce Fabrizio Testa
basso Monsieu
batteria Lou Gravita
etichetta Wallace Records
distribuzione Audioglobe
anno 2014
tracklist 1. Pinarella Blues; 2. Agosto; 3. L’ultima fotografia; 4. Il Bagno Franco; 5. Lido Adriano; 6. Arcipelago Zadina; 7. Hotel Karim

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