"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Sabato, 29 Novembre 2014 00:00

"Trama": le visioni degli Juggernaut

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C’è una verità innegabile dietro ogni ascolto, almeno per ciò che mi riguarda, ed è quella che mi piace definire emergenza espressiva. Ma cosa è? Banalmente, si potrebbe pensare che chiunque faccia un qualche cosa in pubblico o pubblichi qualcosa (di qualsiasi natura e forma) esprima questa emergenza. Eppure non è esattamente così. Ma mi piace procedere per esempi perché l’aria fritta la lascio a chi si masturba con gli scritti filosofici e a chi magari quelle stupidaggini scritte sui testi di filosofia le ha elevate a modelli di comprensione.

Un locale in provincia dove ci sono ragazzi che improvvisano una jam session, su un palco che non c’è, è emergenza espressiva, le domande del TG1 non lo sono. Chi con scarsi mezzi compositivi e di ispirazione si autoproduce ed urla ciò che pensa, è emergenza espressiva, e in ciò il Punk è l’esempio più fulgido di tale emergenza. I Sex Pistols, invece, sono come domande del TG1. Chi nel 2014 produce un disco di soli brani strumentali, è emergenza espressiva. Una cover band è come le domande del TG1; nessuna emergenza, nessuna sorpresa, tutto è controllato. Il pubblico si sente al sicuro, sa cosa aspettarsi e i protagonisti seguono un copione fatto di schemi fissi e controllati, perché non propri (nel caso delle cover band) o inappropriati (nel caso del TG1). E quando è così, l’espressività è altro da sé. Sia che si suonino brani dei Pink Floyd o che si guardi il TG1; l’unica differenza che vi è fra i due è che il TG1 dura di meno.
Riprendendo il discorso, che sembra essersi perso, oggi vado a raccontarvi di un lavoro che si chiama Trama. Un disco, che oltre ad essere suonato in maniera eccellente, ad avere una produzione cristallina ed una cover che è un gioiello, rappresenta per i romani Juggernaut uno spartiacque.
Trama sancisce per la band l’abbandono definitivo della forma canzone e l’accostamento alla composizione di ispirazione cinematografica.
Ebbi modo i conoscere questi musicisti capitolini qualche anno fa, quando mi trovavo al timone della trapassata Heavy Impact webzine, già allora mi sorpresero parecchio con la loro miscela di Hardcore e Post Metal che riusciva a disegnare scenari desolati e li associava a momenti di inaspettata calma. Una band che seguiva, si, il verbo Neurosis, ma non si perdeva nel desiderio cieco di eleggerli a modello unico. Al tempo, ebbi per loro parole di elogio e l’album Where Mountains Walk (che ancora conservo gelosamente) è ancora tra i miei ascolti (da notare, che chi ascolta musica e lo fa per raccontarne tende ad assuefarsi e accoglie tutto con un certo distacco). Nonostante questo, non avrei creduto che la band potesse raggiungere in così breve tempo una maturità compositiva tanto palese.
Trama è composto da sette tracce che dipingono scenari sonori, ma soprattutto visivi. E allora sono proprio le immagini evocate dai suoni a dominare la sequenza dei vari brani. L’introduzione Via del serpente, 13 ore 20 sembra arrivare da una pellicola italiana degli anni '70; una di quelle colte e ricercate, di quelle che non si fanno più. La successiva Pietra Grezza sembra invece essere stata scritta pensando al gabinetto di un alchimista, per il suo incedere misterioso e teso.
Ballo Excelsior è un crogiolo di sonorità che vanno dal progressive a qualcosa che somiglia alla samba. Tornano anche qui le immagini e si aprono scenari alla Kubrick, elegantissime, come i set di Eyes Wide Shut. Egregoro è una composizione articolata piena di divagazioni retrò e carica di riff e ritmiche tese, perfetta per un Noir. Un brano che nei suoi dieci minuti può essere elevato a manifesto del nuovo corso della band. Crapula è il brano più viscerale di Trama fatto di suoni profondi e saturi, finché un motivetto zigano che sembra provenire da una Parigi affollata di scanzonati bohémien non interviene a sorprendere l'ascoltatore.
V.I.T.R.I.O.L. è un costrutto alchemico, un brano che nella sua lunghezza (nove minuti) porta con sé tutta la tradizione cinematografica italiana, quella più fosca, quella che va da Fulci a Bava.
E così si arriva ai titoli di coda, affidati a Tenet, delicata e malinconica chiusura dall’incedere dai tratti jazz.
A questo punto è necessaria una piccola nota conclusiva, perché siccome i miei riferimenti al cinema sono stati parecchi, non vorrei si pensasse a Trama e a questi nuovi Juggernaut come qualcosa di molto vicino ai Goblin di Claudio Simonetti; perché sarebbe assolutamente ingiusto. Qui non c’è il dark sound di derivazione progressive, che abusa di hammond e che instilla la tensione con pochi toni. La band romana lavora su una solida materia Rock, con distorsioni, riffing fangoso e pesante. E questo rende il tutto ancora più interessante.
Che si faccia critica o che si ascolti per arricchirsi, si deve convenire che Trama è un saggio di eleganza e di estro compositivo.
Poi, se volete trascurare il tutto e continuare ad associare la musica alle cover band, mentre mangiate patatine fritte, allora all’emergenza espressiva di cui si parlava all’inizio vuol dire che non avete fatto seguire una emergenza conoscitiva. Sempre a patto che abbiate letto tutto questo sproloquio.

 

 

 

Trama
Juggernaut
guitar Andrea Carletti
bass, glockenspiel, synth, vibraslap Roberto Cippitelli
drums, shaker, agogo, tambourine, wooden güiro, senasel, samba whistle, marranzanu Matteo D'Amicis
guitar, classical and acoustic guitars, synth Luigi Farina
label Subsound Records
anno 2014
Tracklist: 1. Via del serpente 13, ore 20; 2. Pietra Grezza; 3. Ballo Excelsior; 4. Egregoro; 5. Crapula; 6. V.I.T.R.I.O.L.; 7. Tenet

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