“Le ho riservato due biglietti per la prima del mio Pigmalione. Porti un amico. Se ne ha uno”; “Non posso venire alla prima. Verrò alla seconda. Se ci sarà”

Scambio di telegrammi tra George Bernard Shaw e Winston Churchill

Lunedì, 23 Febbraio 2015 00:00

Opera Chaotique: Amori Surreali per Cantanti Umoristi

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Cappello a cilindro, per entrambi.
Lui, alla tastiera, in marsina (“tailcoat”), l’altro, alla batteria, con una strana collanina d’ossa.
Alle loro spalle viene proiettato uno sfondo da film muto che recita: “Opera Chaotique”.
Il pubblico viene avvisato: gli ottantotto tasti sono ubriachi di note perché, come spiega alla platea il cantante e pianista – Tenorman,  “The piano has been drinkin’”, con un voluto omaggio a Tom Waits.
Anche la batteria ha qualcosa di strano: è spiritata. Forse perché a suonarla è Vodoo Drummer, batterista Jazz’nd Blues che si è approfondato nella terra della Louisiana fino a raggiungere le radici della musica nera di New Orleans.
Tenorman, invece, lascia svelare durante l’esecuzione dei brani quella che prima è un’impressione, poi si fa certezza: è un vero cantante d’Opera.
Insomma, Nomen, omen.

Tenorman, nato greco, conduce lo show in italiano, mescolando ad esso lo spagnolo, il francese, l’inglese e il tedesco. Questo poliglottismo di George Tziouvaras (il nostro Tenorman) fa dello spettacolo una babele musicale, in cui vengono abilmente ed agilmente eseguiti i più disparati brani derivanti dalle radici che sostengono da secoli l’albero della Musica.
Il Jazz, il Blues, il Rock, nelle sue tinte gotiche, lo sciamanesimo legato alle percussioni nelle varie tradizioni popolari e l’Opera Lirica divengono il groove del sound di Opera Chaotique, il tutto legato dal fil rouge di un sano e dissacrante umorismo. Non avrebbero altrimenti potuto raccontare di storie straordinarie, come quella dell’amore tra Maria Maddalena e il Marchese de Sade che, per conquistare cuore di lei, "si era acconciato capelli e barba come il suo ex fidanzato".
Il pubblico viene immerso in uno spazio disordinato, ucronico, dove i personaggi della nota letteratura o tradizione popolare si rianimano per raccontare storie ai limiti dell’inverosimile.
Chi scrive crede sia un omaggio e una provocazione, al contempo. La letteratura non è morta. Una storia non finisce alla quarta di copertina. Lascia un corpo di fondo, materia insolubile, nelle nostre menti: un ricordo, un’insoddisfazione, una tenerezza, una nostalgia, la curiosità di sperimentare il What-If.
È attorno a questo chiedersi, a questo roteare in orbita alla perfetta imperfezione di una narrazione, come un derviscio, che germogliano i semi della fantasia.

"Io giro intorno a Dio, intorno all'antica torre – e giro da millenni e ancora non so, se sono un falco, una tempesta o un lungo canto".
(R. M. Rilke)

In tanti secoli siamo giunti ad un accumulo e abbiamo accatastate ricchezze di cui abbiamo dimenticato il valore. Per questo è importante rivisitare i classici. Fanno parte della nostra cultura e per non lasciarli svanire dietro cortine di vuoti nomi, bisogna rianimarli, prendere il defibrillatore della curiosità e rendere loro la vita di cui sono immortali.
Proprio come il Fantasma dell’Opera, dalla cui rivisitazione gli Opera Chaotique hanno proposto Death of the Phantom of the Opera, loro album d’esordio.
In questo concept album viene introdotta questa figura trista e stritolata da una Sehnsucht che gli è insopportabile. Vaga dunque per i teatri di tutto il mondo alla ricerca di una donna dal bel canto, deluso dalla mancanza di perfezione di quelle che sarebbero potute essere le sue predilette. Stanco di tanto inutile vagare, decide di andare oltreoceano. Meta: New Orleans.
Qui fa una scoperta che lo stravolge: il Jazz.


"Cos’era?"
"Non lo so"
"Quando non sai cos’è, allora è Jazz!"

(Alessandro Baricco, Novecento)

Giunto al cimitero di New Orleans, viene travolto da una cerimonia di spiriti danzanti e fa la conoscenza di Marie Laveau, la Regina del Vodoo, di cui si innamora perdutamente.
Chris Koutsogiannis, il nostro Vodoo Drummer, si lancia qui in un Vodoo Chant, dove vengono evocati ritmi al sapor d’Africa, una messa popolare fatta di tamburi in cui perdersi. Un rituale d’accoppiamento in cui sembra quasi dipinto lo sconvolgimento interiore del protagonista del racconto dovuto alla vista della sacerdotessa Vodoo. Segue infatti, nell’album, The love song, che è stata eseguita, assieme ad altri brani dell’album, tra le rosse pareti dello Jarmush Club di Caserta, in “abito di scena”, cioè la maschera a noi nota del protagonista, indossata dal Tenorman, e una maschera che rievoca  la festività messicana dei “los dias de los Muertos” per il Vodoo Drummer.
The Love Song è un brano struggente, ispirato, profondamente malinconico.
È il punto massimo della parabola ascendente. Il proscioglimento dal passato. L’innalzamento.
Se prima in Scared to Love il Fantasma raccontava alle stelle la sua tristezza e il suo destino di non amore, qui il “misterioso e sovrannaturale essere” confessa a Marie: "I'm scared no more", "Non ho più paura".

"Il primo bicchiere è per la sete; il secondo, per la gioia; il terzo, per il piacere; il quarto, per la follia".
(Apuleio)

Amore, cura e veleno.
Privo d’amore, in esso rinato, le Fantôme de l'Opéra ne beve troppo, tanto da diventargli veleno nelle vene.
Come tutte le grandi storie d’amore – che non siano favole, però, l’happy ending è precluso ai protagonisti: dopo un tempo imprecisato di folle amore, il nostro Fantasma viene “beccato” dalla Vodoo Queen a flirtare con una cantante d’opera.

"… Come se l’amore forte si esprimesse soltanto attraverso la debolezza. Ed è per questo che ci consola, di una storia d’amore, solo la parte più dolorosa, e ci disinteressiamo del lieto fine".
(Apuleio)

Il Fantasma muore d’amore. Si compie quindi la sua parabola, stavolta in discesa. Marie però non riesce a tollerare il destino dell’amato, di cui lei stessa è stata l’artefice, e decide di dedicargli un “funerale jazz”.
Quella dello Jazz Funeral, spiega al pubblicoTenorman, è una usanza tipica di New Orleans in cui si accompagna il dipartito con una tenue musica per poi, dopo averlo seppellito, alzare i toni, come fossero quelli di una festa, perché così si onorano gli spiriti, danzando con foga. Un rito apotropaico. Una catarsi dal dolore.

“Sed prius, inquit, centimes moriar quam tuo isto dulcissimo conubio caream. Amo enim, et efflictim te, quicumque es, diligo aeque ut meum spiritum".
"Che io muoia cento volte, piuttosto che perdere te, mio dolcissimo sposo! Perché io ti amo, disperatamente; chiunque tu sia, ti amo più del mio spirito".

(Amore e Psiche, Apuleio)

Se Collodi avesse assistito alla scena, avrebbe gridato "Rivivisci!". Ma, ci rassicurano gli artisti, il Fantasma dell’Opera non può morire. "Listen to me: the Phantom never dies!". La morte del Fantasma dell’Opera è, in conclusione, un viaggio sentimentale negli oscuri recessi di quella flogosi dell'anima che è l'amore, raccontato ed esperito da una creatura surreale che, dopo essersi tolta la polvere che non si scrollava di dosso dal 1909, anno di pubblicazione dell’opera di Gaston Leroux, riprende a vivere.
Questi “Alchimisti del Cabaret Surreale”, come amano definirsi, non lesinano in sorprese.
Durante lo show vengono esibiti brani classici, come quelli della Carmen e Il barbiere di Siviglia, come Caruso, fino ad approdare a quelli che fanno parte della musica popolare degli ultimi cinquant’anni, come Ne me quitte pas. Ovviamente, suonati con le corde di una divertita ironia.
Contribuisce al divertissement il “siparietto” che durante le esecuzioni si instaura tra il Vodoo Drummer e il Tenorman. I musicisti giocano e scherzano con il pubblico, divertendo e divertendosi, facendo anche dell’autoironia sulle loro scelte musicali.
"Delle suore ci hanno detto di pentirci. Che dobbiamo rinunciare ai nostri peccati. Quindi ora faremo ammenda: Vodoo Drummer, rinunci a commettere peccato?". "Sì". "E alle prostitute?". "No". Questa dichiarazione, apparentemente fine a sé stessa, ha uno scopo ben preciso: serve da introduzione a quella che è la seconda produzione del duo, la quale vanta la collaborazione di Louisiana Red e di Tiger Lillies, frontman dei Martyn Jacques.
In Bukowski: Poems of a Dirty Old Man, gli Opera Chaotique musicano alcune poesie del re del “dirty realism”, noto per i suoi eccessi con l’alcool e le donne di malaffare. Durante lo show si fa difatti un esplicito ma rispettoso riferimento all’alcoolismo, di cui Vodoo Drummer si fa simpatica Allegoria, fingendo di intendere di voler bere il contenuto di una bottiglia di vino, interrotto più volte da Tenorman.
Gli artisti presentano dunque al pubblico alcuni brani tratti quella che è una vera e propria antologia musicale, che raccoglie in maniera ordinata temi che sono cruciali in Bukowski.
Vengono passati in rassegna, grazie ad estrapolazioni di As Hank Said, usate come sentiero-guida, il tema della scrittura con To the Whore Who Took My Poems, il tema della solitudine, affrontato in Genius of the Crowd, la convinzione del poeta che la vita sia fatta per essere goduta fino all’ultima stilla, con in Girl in a Mini-skirt Reading the Bible Outside My Window, il vero motivo per cui egli scrive, dichiarato nell’auto-manifesto poetico The Reason, e, in conclusione, la concezione di Bukowski che l’amore sia una nebbia, che brucia coi primi chiarori della realtà, con i versi di We Will Taste the Island and the Sea.
Questa strutturazione, per quanto semplice, non è però banale. Gli Opera Chaotique cercano di fornire una propria interpretazione, attraverso la musica, delle emozioni che in loro rimestano i versi del poeta. È un dialogo tra due dimensioni, come avvenuto per l’opera di Leroux, perché si cerca di distillare il liquore dai frutti maturi dei due scrittori che, come il Fantasma dell’Opera che i musicisti cantano, sono eterni, pur non essendo più in vita.
È un chiedersi cosa vedono gli occhi di Charles, capire quali malinconie lo strazino e cosa lo conduca a soffrire tanto da autodistruggersi.
E, come prima…

"Il primo bicchiere è per la sete; il secondo, per la gioia; il terzo, per il piacere; il quarto, per la follia".
(Apuleio)

In Girl in a Mini-skirt Reading the Bible Outside My Window, nel cui testo il desiderio carnale verso una giovane donna porta il poeta a trascendere, a identificarsi con la divinità pregata con fervore dalla brunetta, le note inseguono lo sguardo del poeta, ricamano il suo desiderio sul corpo della ragazza e rincorrono gli sprazzi di luce che si distendono sulle sue cosce.
In To the Whore Who Took My Poems il pianoforte traccia un sentiero autoerotico, un tango declamato per amore delle proprie poesie. Più rabbiosa è The Reason, concitata “figlia” di un Jazz Club di periferia, che si dissolve poi in scrosci di risate. La rabbia va via e resta il compiacimento di dichiararsi “charliechristbukowsky”.
Nella celebre Genius of the Crowd, la confusione – note intrecciate in un groviglio inestricabile – rispecchia il frastuono delle vite di ognuno e delle rispettive solitudini. Non c’è disprezzo, ma divertita ironia, quella di chi sa e si è rassegnato, eppur continua ad amare di un amore che non sa essere mediocre. In una parola, sarcasmo.
Trasportata come un’onda sulla riva è We Will Taste the Island and the Sea, innalzata, nel cd, su scogliere a picco sul mare in cui potersi specchiare dall’alto della propria umana condizione grazie alla voce di Nikoleta Kape. L’intreccio delle due voci, maschile e femminile, rappresenta la fusione di due solitudini, che si dissolvono nella mollezza di dita “scivolate tra morbidi e puliti capelli”. Un porto sicuro. Una foschia che ripara, anche se per brevi istanti, dall’amarezza della realtà.


"
Love is a fog that burns with the first daylight of reality".
(C. Bukowski)

Anche il poeta è creatura surreale, come ci raccontano i versi de L’albatro di Charles Baudelaire. È creatura cucita male sul tessuto della società, che spesso “lo suicida” e lo abbandona, rubando le parole ad Antonin Artaud in Van Gogh: il suicidato della società. Se un poeta si fa rifiuto, però,  poi si fa concime. Perché dal momento della scucitura, fino all’abbraccio della nuda terra, lieve è la musica; ma poi questa si innalza, cresce a dismisura, arriva a coinvolgere coloro che non lo avevano conosciuto in vita. Perché quella del poeta è una danza che non ha mai fine. Egli, come il Fantasma, ci tramandano questi raffinati cabarettisti del Surreale, non può morire.

 

 

 

Opera Chaotique
piano, vocals George Tziouvaras
drums Chris Koutsogiannis
foto TheSkyEtc (Thanos Myloneros), Eviroula Dourou
Caserta, Jarmush Club, 21 febbraio 2015

 

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