“Ho forse dormito mentre gli altri stavano soffrendo? Sto forse dormendo in questo momento?”

Samuel Beckett; Aspettando Godot

Paolo Lago

Dalla “Casa” incantata, attraverso il tempo

 ... proietta ricordi sfiniti di vecchi bambini
                                                                                        
(F. Guccini, Acque)

 



La casa dei bambini
, di Michele Cocchi, è uno stupefacente romanzo che racchiude al suo interno tre veri e propri romanzi diversi legati fra di loro dal tempo e dal ricordo. La “Casa dei bambini” che dà il titolo al libro è un orfanotrofio al quale vengono affidati i piccoli rimasti senza genitori. Siamo infatti in un periodo non definito che prelude ad una guerra, in cui un regime dittatoriale sta combattendo duramente contro i ribelli. La “Casa” è un universo a sé stante, quasi una specie di “montagna incantata” separata dal mondo esterno, del quale i bambini non conoscono nulla.

Cronaca dall’inferno. Su “Bruciare tutto” di Walter Siti

L’ultimo romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto, ha suscitato al suo apparire, lo scorso aprile, numerose polemiche prevalentemente per il tema scottante della pedofilia. A sollevarle è stata soprattutto una recensione di Michela Marzano su La Repubblica che poneva l’accento, con toni alquanto moralistici, sulle parti più crude del romanzo dal punto di vista sessuale, nel descrivere le fantasie del ‘prete pedofilo’ protagonista. Marzano si chiedeva se “la letteratura può sopportare questo? È letteratura questa?”. Ricordo bene sui social network i commenti ‘indignati’ che seguivano alla recensione della studiosa, del tipo “che schifo”, “la letteratura è proprio degenerata”, “vergogna”, e molti altri di questo genere.

In carrozza fra i vicoli vittoriani

Sotto il lungo regno della regina Vittoria (durato dal 1838 al 1901) l’Inghilterra conobbe un periodo di espansione grazie all’industrializzazione e alle conquiste coloniali. Vittoria I era infatti “Regina di Gran Bretagna e d’Irlanda, delle Colonie e Dipendenze d’Europa, d’Asia, d’Africa, d’America e dell’Australasia, Imperatrice delle Indie”. È un periodo di intensi scambi e commerci con l’Asia e le navi inglesi fanno la spola fra madrepatria e colonie orientali in viaggi avventurosi sfidando tifoni e tempeste: ce lo racconta Joseph Conrad in molta della sua fitta produzione narrativa dedicata ai viaggi per mare. Le navi di Conrad, dopo aver affrontato tempeste infernali, rientrano sempre nel porto di Londra come se tornassero nella quiete protettiva di un grembo materno e i marinai sopravvissuti possono avviarsi tranquilli a bere alla solita taverna dopo aver salutato parenti e amici.

Le metamorfosi della scrittura

I racconti di Annamaria Travaglini inclusi nella raccolta Non siamo tutti qualcuno è in galera, usciti nel 2015 per le labroniche Edizioni del Boccale, sono caratterizzati da una scrittura metamorfica e in divenire, una scrittura che non si lascia incasellare in nessuno stile predeterminato. Allo stesso modo, i personaggi che popolano queste pagine sono tanti “forzati” “che non riescono ad affrancarsi dalla vita, quella che origina dall’istanza sociale di rivestire un ruolo” e che in modo incessante cercano di sfuggire all’imposizione di tale ruolo. Sono quelli che si ritrovano sbattuti nella galera delle necessità sociali imposte dalla vita, una cella da cui è assai difficile fuggire.

D-Alpha-Nag

Si trasformava il dolore di molti nel ricordo di uno solo. Si trasformava il dolore, che è lungo e naturale e vince sempre, nel ricordo personale, che è umano e breve e sfugge sempre.

(Roberto Bolaño, 2666)

 

Per poco una mareggiata non mi investì in pieno. Camminavo sul mare e guardavo lontano, all’orizzonte, dove le ondate parevano animalesche schiene irsute che danzavano contro la luce squillante, tenebrosa, elettrica, che spaccava le nuvole ad ovest e si insinuava verso i golfi cittadini, striati di luci. Le ultime da Cape Canaveral non lasciavano dubbi: era una questione di mesi, ormai – e quindi di giorni – e il meteorite ‘D-Alpha-Nag’ avrebbe impattato contro la Terra. Tennyson era stato perentorio: “Succederà un gran caos”. “Cavolo, Tennyson” – avevo ribattuto – “altro che caos... vi sarà ben più di un caos!”. Ed era un gran caos già in quel pomeriggio sul lungomare, lucidato dal vento e dalle mareggiate, infilato in quella luce giallastra da tropici intristiti, come se qualcosa di freddo e di crudele dovesse accadere da un momento all’altro.

La cicatrice dell’angoscia nel corpo della parola

Si accendono le luci e illuminano una scena livida, segnata da tonalità cupe e invasa da una terra grigia, ctonia, quasi fosse il residuo di un’oscura apocalisse. La scolta emerge dal buio e comincia a narrare il dolore e l’ansia delle sue veglie, segnate dall’attesa della flotta di Agamennone. Le sue parole echeggiano come un cupo e scandito rimbombo nelle orecchie degli spettatori, assuefatti al misterioso silenzio. È l’inizio dell’Agamennone di Eschilo, la prima tragedia dell’Orestea nella messa in scena del Teatro Nazionale di Napoli (dove ha debuttato nel novembre 2015) per la regia di Luca De Fusco, rappresentata al Teatro Verdi di Padova dal 26 al 30 aprile scorsi.

Parole cantate fra giochi di ombre

L’inizio del libro IV dell’Eneide ci presenta Didone, la regina di Cartagine, mentre, colpita dall’amore per Enea, in preda all’agitazione “nutre una ferita nelle vene e un cieco fuoco la divora”. Nella Didone abbandonata (1724) di Metastasio, invece, Didone fa un ingresso solenne in un contesto scenico ispirato a un rigore quasi geometrico, mentre già in scena si trovano Enea, Osmida (confidente di Didone) e Selene (Anna, sorella della regina, così rinominata dal poeta).

Le avventure della Pipucci (una storia marinara)

“Le civiltà senza navi sono come i bambini, i cui genitori non hanno un letto matrimoniale sul quale poter giocare. I loro sogni allora si inaridiscono; lo spionaggio si sostituisce all'avventura, e lo squallore della polizia prende il posto dell'assolata bellezza dei corsari”.
(Michel Foucault, Le eterotopie)

 

La Pipucci era ormeggiata nel porto di Livorno. Era una serata stupenda, con un tramonto che faceva macerare ogni cosa nel suo languido colore rossastro che emanava da una enorme ferita aperta nell'orizzonte affamato. Mi ricordava, o miei ingenui lettori, miei simili e fratelli, alcuni dipinti di Natalini, con il porto immerso in tramonti invernali e glaciali, da mari del Nord, oppure con la via Grande immersa in una notte incipiente, con una pallina rossa piccola piccola che quasi illuminava di luce propria il dipinto, una luce che sembrava emanare un'arancia luminescente che irradiava un paesaggio urbano ancora intatto, ancora immune da scempi di biechi costruttori.

A Valle d'Itria 2016

Dal 14 luglio al 5 agosto 2016 si è svolto nella bellissima cornice di Martina Franca, in provincia di Taranto, il quarantaduesimo Festival della Valle d’Itria.

Il teatro crudele di Roberto Arlt

Non cantiamo vittoria troppo presto,
il grembo da cui il mostro nacque è ancor fecondo
Bertolt Brecht, La resistibile ascesa di Arturo Ui

 

 

Recentemente le edizioni Arcoiris hanno pubblicato due pièce teatrali di Roberto Arlt, presentate per la prima volta al pubblico italiano, Saverio il crudele e L’isola deserta, nella bella traduzione di Raul Schenardi e Violetta Colonnelli: il primo è definito dallo stesso autore una “commedia burlesca in tre atti”, il secondo un  “atto burlesco”.

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