“La gran parte degli editori non crede per niente alla letteratura, non crede negli scrittori, non crede in niente fuorché nel commercio e negli affari”

Da una lettera di Lucio Mastronardi a Guido Davico Bonino

Antonio Russo De Vivo

Il gatto sul petto che scotta

Il gran bel gatto nero miagolò miaooooooo sul gran bel petto bianco della dama di picche e io davanti a loro non capii. Il gattaccio mi fissava come se la sapesse lunga proprio lui con quella pellaccia nera da jettatore e miaooooooo insisteva miaooooooo, io ero esterrefatto. Aprii bocca per dire e mentre dicevo lui miaooooooo mi miagolò con una certa autorità, il gattone era eloquente con i suoi occhi lunari e il miagolio imperioso, e per di più la comandava lui sul petto regale della dama di picche con la faccia bianca girata dall’altra parte, rispetto alle picche intendo; lui era il gran gatto re sul gran petto della regina e per questo poteva ordimiagolarmi qualsiasi cosa e io dovevo solo starmene a capo chino al cospetto della sua grandezza.

“Napolixploitation di Zosimov”: su "Paura e delirio a Casoria" di Petrella e altri casi analoghi

Non trovo più Zosimov. Era mio “vicino”, su anobii, e si è parlato di libri qualche volta. O, meglio, si è scritto di libri su chat. Poi anche lui è svanito, mentre anobii muore nella noia più totale. Anobii, per chi non lo sa, è un social network dedicato ai libri.

EROTISMO IN LETTERATURA 03: IL NECROFILO di Gabrielle Wittkop

Il necrofilo è attratto sessualmente dai cadaveri.
La necrofilia è una “parafilia” (anomalia del comportamento per cui la soddisfazione sessuale è raggiunta solo attraverso atti perversi) che il DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) classifica come “non altrimenti specificata” in quanto non soddisfacente alcuna categoria specifica (insieme ad essa sono annoverate ‘scatologia telefonica’, ‘parzialismo’, ‘zoofilia’, ‘coprofilia’, ‘clismafilia’ ed ‘urofilia’; le altre categorie sono invece: “Esibizionismo”, “Feticismo”, “Frotteurismo”, “Pedofilia”, “Masochismo sessuale”, “Sadismo sessuale”, “Feticismo di travestimento” e “voyeurismo”).

Gil Scott-Heron: L’ultima vacanza. A memoir

Per capire di chi stiamo parlando consiglio l’ascolto di The revolution will not be televised (Pieces of a man, 1971) (http://www.youtube.com/watch?v=QnJFhuOWgXg).
Poi, mentre ascoltiamo − prendendo familiarità con il pezzo che sfido a dire “non lo conosco”, ci sarebbe da costringere alla cura Ludovico tramite l’ascolto coatto di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, per giorni −, pensiamo che l’autore, Gil Scott-Heron, sia noto ai più solo per questo pezzo. Pensiamo che non sia giusto, perché molti cantanti sono ricordati per una sola canzone, e magari se lo meritano (è un destino triste e dorato), ma Gil no. Oppure non lo pensiamo, siamo ottimisti, crediamo nella gente, e così siamo sicuri che Gil Scott-Heron sia noto ai più per tanto altro: per le sue opere narrative, per le poesie, per l’attivismo politico.

Deborah Willis: le nuove metamorfosi

Alice Munro, una scrittrice canadese che tutti dovrebbero conoscere (tra le migliori, oggi, nel genere “racconto”), dice di Svanire: “The emotional range and depth of these stories, the clarity and the deftness, is astonishing” (La gamma emotiva e la profondità di queste storie, la chiarezza e l’abilità compositiva sono stupefacenti). Basterebbero queste poche pregnanti parole - apparse nel 2009 sulla copertina dell’edizione canadese del libro e riproposte nel 2012 su quella dell’edizione italiana della Del Vecchio - ad esemplificare, senza stare troppo a girarci intorno con belle e tortuose frasi, la bellezza - mi si perdoni il termine che nell’abuso va perdendo la sua carica semantica - e la qualità alta di questo libro di esordio di Deborah Willis.

Luigi Incoronato: la ragione, il silenzio, il suicidio

“Come tutte le mostruosità, Napoli non aveva alcun effetto su persone scarsamente umane, e i suoi smisurati incanti non potevano lasciare traccia su un cuore freddo” (p. 170).

Così dice Anna Maria Ortese ne Il silenzio della ragione, uno dei racconti de Il mare non bagna Napoli (1953). Si parla degli intellettuali napoletani in questo racconto, della generazione di Compagnone, Domenico Rea, La Capria, Prunas, Prisco. Non si parla di Luigi Incoronato, lo si nomina solo. Era ancora vivo allora. Poi nel 1998 è stato pubblicato Napolitan graffiti di La Capria, altro libro su quella generazione, e ancora non si parla di Incoronato, che intanto è morto, da anni.
Il cuore di Incoronato doveva essere troppo caldo.

EROTISMO IN LETTERATURA 02: Il giardino dei supplizi di Mirbeau

Incipit.

Una sera, alcuni amici si erano riuniti da uno dei nostri scrittori più celebri. Dopo un’abbondante cena, discutevano sul delitto, non so più a proposito di che cosa, di niente, probabilmente. C’erano soltanto uomini; moralisti, poeti, filosofi, medici, tutte persone in grado di parlare liberamente, secondo i loro capricci, le loro manie, i loro paradossi, senza il timore di veder spuntare di colpo lo sgomento e il terrore che la minima idea un po’ audace fa apparire sulle facce sconvolte dei notai. - Dico notai come potrei dire avvocati o portieri, certamente non per disprezzo, ma per indicare un livello medio della mentalità francese.

 

Il giardino dei supplizi di Octave Mirbeau, pubblicato nel 1899 nella Francia scossa dall’affaire Dreyfus, è un romanzo che si pone per stile ed atmosfera tra il naturalismo (Mirbeau è stato vicino al gruppo di Médan) e il decadentismo. L’opera, frutto anche della rielaborazione di articoli giornalistici, consta di tre parti.

Piove di nuovo "Malacqua"

Il critico Silvio Perrella, nell’introduzione a Mistero napoletano di Ermanno Rea (Torino, Einaudi, 2002), al cospetto dell’ennesima pioggia narrata, ci pone dinanzi a un’evidenza che non possiamo più ignorare: "Dicono che a Napoli, a dispetto dei luoghi comuni, piova più che altrove. La letteratura ne è testimone. Quanto piove dentro i libri dei napoletani! Da i Tre operai di Carlo Bernari a L’amore molesto di Elena Ferrante, passando per Malacqua di Nicola Pugliese, è un diluvio". Eppure Pugliese, in Malacqua (prima edizione: Torino, Einaudi, 1977; ora Tullio Pironti Editore), dove la pioggia è protagonista assoluta e tiene la scena dalla prima all’ultima pagina, non lo smentisce quel luogo comune:
“La conoscevano bene, loro, la pioggia di Napoli, che non cade mai e quasi mai, ma che quando cade poi non la smette più” (pp. 97-98).

Città della Scienza, Bagnoli: il fuoco e il vuoto

Dei contenuti di quest’antologia Fuoco sulla città, finalizzata a raccogliere fondi per la futura Città della Scienza devastata dall’incendio doloso del 4 marzo, non si può dire quasi nulla: la qualità è secondaria al cospetto delle “intenzioni”.

Arenile, 18 maggio

Bagnoli alle 22 di sabato sera è una fila di macchine che s’incunea nei più riposti vicoli oscuri; non c’è pace, proprio no, si scalpita ovunque si sorpassa si frena si spinge sulla frizione comincia a far caldo si sbuffa si frena e si impreca. Promette male. C’è festa all’Arenile, anzi un concerto.
L’Arenile sta sulla spiaggia di Bagnoli ed è uno dei locali che nel napoletano vanno di più, pieni di gente felice di età variabile tra adolescenza post-adolescenza e maturità presunta o meno. Andare all’Arenile nel weekend vuol dire molto: chi ci va ha dato un senso alla serata, è degno di massima stima, il giorno dopo può dire “ieri sono stato all’Arenile”, con sorriso soddisfatto, tre giorni prima può dire “sabato andiamo all’Arenile”, con la presunzione dei giusti, il giorno stesso può dire “sto all’Arenile: so’ un’ bbuon’!”.

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