“se ne restò a guardare, che stupido, Dio mio, che stupido”

Nicola Pugliese

Venerdì, 09 Luglio 2021 00:00

La short story secondo Katherine Mansfield

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Contemporanea e amica di David Herbert Lawrence e Virginia Woolf, Katherine Mansfield è una nota autrice di racconti. Nasce in Nuova Zelanda, realtà coloniale che fotografa suggestivamente in testi come Millie e The Woman at the Store, entrambi datati 1911.

Il lettore è gettato nel vivo dell’azione; inoltre spesso l’autrice non si avvale di una vera e propria trama, il che rende ancora più affascinante il graduale svelamento delle situazioni rappresentate, a volte in modo irresolubilmente enigmatico come nel caso di This Flower (1919). Dei personaggi sono descritti impietosamente i tratti più egoistici e le debolezze, ma senza emettere giudizi.
È evidente l'interesse di Mansfield per la questione di genere. L’universo femminile è in qualche modo il soggetto principale delle sue storie anche quando il protagonista è un uomo: è il caso, per esempio, di A Birthday (1911). D’altro canto, quando protagoniste sono le donne, c’è spesso un personaggio maschile a influenzarne umori e comportamenti. Un caso esemplare è rappresentato da The Daughters of the Late Colonel (1920): in questo racconto assistiamo alla totale incapacità decisionale di due sorelle che, rimaste recentemente sole dopo la morte del padre, continuano a subirne la presenza-assenza soffocante e autoritaria.
The Tiredness of Rosabel  (1908), The Swing of the Pendulum (1910) e Bains Turcs (1911), sono solo alcuni dei testi nei quali è descritta la non linearità del percorso di una donna verso l’autonomia. Lo scontro è continuo: con la difficoltà psicologica e materiale di realizzarsi in una realtà ostile, con le convinzioni patriarcali interiorizzate e con il giudizio degli altri, uomini o donne che siano; l’apparente incoerenza, il delicato equilibrio tra l’essere e il compiacere, gli sbalzi d’umore conseguenti, come nel caso di Beryl Fairfield, non devono perciò sorprendere il lettore.
Un testo che descrive efficacemente la condizione femminile dell’epoca, e che per certi versi è ancora attuale, è The Little Governess (1915): la giovane del titolo deve viaggiare per la prima volta all’estero da sola e la sua solitudine è amplificata dal fatto che nella maggior parte dei contesti è l’unica donna presente. L’aspetto interessante di questo racconto non sta tanto nel finale non del tutto inaspettato, quanto nel fatto che l’ostilità che le è rivolta dagli altri personaggi nel corso della storia ha sempre, a ben guardare, connotazioni legate al genere. Un aspetto che rende la protagonista ancora più vulnerabile è l’inesperienza, che caratterizza anche Her First Ball (1921): pure in questo testo la protagonista di turno vive per la prima volta un’esperienza nuova e, ancora una volta, è un personaggio maschile molto più grande di lei a disilluderla, sebbene in quest’ultimo caso solo temporaneamente. La disillusione è protagonista anche in Bliss (1918), che tocca molte tematiche amate da Mansfield, tra le quali l’attrazione omosessuale. Uno dei passaggi più efficaci di questo racconto di vita matrimoniale è quello in cui l’affetto della piccola figlia della protagonista è conteso tra due figure materne.
L’istituzione del matrimonio è presente in molti testi dell’autrice e in alcuni addirittura compare nel titolo, come nel caso di A Married Man’s Story (1918), Honeymoon (1922) e Frau Brechenmacher Attends a Wedding (1910). Quest’ultimo testo è fortemente rappresentativo della disparità tra coniugi; inoltre tocca la tematica della maternità al di fuori del matrimonio e, frugando tra i pensieri di Frau Brechenmacher, scardina l’ideale per cui una donna, in quanto tale, dovrebbe sentirsi per sua natura felice di sacrificarsi totalmente per il marito e i figli. In The Man Without a Temperament (1920) l’ambivalenza dei sentimenti legati all’accudimento è applicata al legame tra marito caregiver e moglie malata.
Per ragioni biografiche la malattia è una tematica cara a Mansfield: l’autrice, difatti, morì prematuramente di tubercolosi. Alcuni suoi personaggi, soprattutto femminili, sono caratterizzati da una salute malferma. È il caso di Linda Burnell, madre malata e indifferente.
I testi dedicati alla famiglia Burnell rappresentano una sintesi delle tematiche preferite dell’autrice, come rapporti familiari e visione della donna, maternità e malattia; ma c’è un’altra famiglia alla quale l’autrice dedica più di un racconto ed è la famiglia Sheridan, protagonista di uno dei suoi testi più noti, The Garden Party (1921), che esamina con gli occhi di un’adolescente il tema della coscienza di classe e delle disparità sociali.





Katherine Mansfield
The Garden Party and Other Stories
Knopf, New York, 1983
pp. 267

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