"Quella di cui godevo in quei giorni afosi, camminando sui larghi marciapiedi di via Manzoni e di via Merulana, al riparo del fogliame dei platani, era indubbiamente una felicità partorita da un'illusione; l'illusione di un piccolo numero di strade e incroci capace di suggerirmi la sensazione, razionalmente insana, che esistesse per me, come per chiunque altro, un luogo capace di farmi sentire a casa, qualunque disastro fosse in corso o mi pendesse sulla testa"

Emanuele Trevi

Martedì, 09 Febbraio 2021 00:00

Robin Norwood. Per imparare ad amarci

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È il 1985 quando Robin Norwood, psicoterapeuta statunitense, pubblica per la prima volta Donne che amano troppo (titolo originale: Women Who Love Too Much), testo di autoaiuto tutt’ora di facile reperibilità; a dispetto del titolo il libro, che analizza un problema prevalentemente femminile, si rivolge anche a tutti quegli uomini che ne abbiano la necessità.

L’autrice, partendo dal presupposto che tutti noi tendiamo a replicare situazioni che ci sono già familiari, indaga la tendenza di donne provenienti da famiglie disturbate a instaurare sistematicamente rapporti che le portino ad annullarsi in favore del partner, rinunciando a se stesse. In una società che spesso fallisce nell’aiutare chi vive una relazione tossica con persone affette da dipendenze, violente e incapaci di amore, Norwood offre degli strumenti per acquisire una maggiore consapevolezza e intraprendere un percorso non semplice. Con l’ausilio di esempi e di storie raccolte nel corso della sua professione, prende in esame svariate tematiche affrontando argomenti come: dipendenze di vario genere; controllo e negazione; autostima; vergogna; rabbia; paura dell’intimità, dell’abbandono, di essere amati; senso di inadeguatezza e di inferiorità.
La lettura è interessante per chiunque voglia riflettere sul proprio modo di vivere i rapporti affettivi. Il fattore culturale gioca un ruolo non indifferente in tal senso: molte volte una donna senza compagno, più che un uomo, è vista come una persona che non si è realizzata; inoltre ella è il soggetto prevalentemente preposto ai lavori di cura e forse per questo motivo è dato quasi per scontato che se ne occupi, alla stregua di un atto dovuto; poi televisione, musica e quant’altro non fanno che esaltare l’amore impossibile e tormentato, fatto di lotte e sofferenze, a scapito di un sentimento molto più sano e soddisfacente basato su impegno, affetto, stabilità, sincerità, fiducia, sostegno e reciprocità, con un individuo col quale si condividano gli stessi valori, interessi e fini, un individuo, perciò, che ci vada bene così com’è, senza bisogno di desiderare che sia diverso. Norwood infatti riflette: nessuno di noi può cambiare qualcun altro, neppure amandolo.
Ogni persona ha bisogno d’amore, ma di un amore sano: dovremmo perciò intraprendere una relazione soltanto quando essa ci appaghi pienamente, non associando l’amore con l’aiuto ma con l’accettazione. Viene da sé che prima di tutto dovremmo accettare (e dunque amare) noi stessi. Ovviamente non è semplice mettersi al centro, soprattutto se si è portati a orbitare intorno alle esigenze altrui, distraendosi in questo modo dai propri problemi; tuttavia è bene ricordare che, tra l’altro, l’unico soggetto sul quale abbiamo un vero e proprio potere siamo proprio noi. È essenziale non isolarsi ma, piuttosto, coltivare interessi e amicizie anche quando si vive una relazione; allo stesso modo è essenziale ascoltarsi, convincersi del proprio valore e del proprio diritto alla felicità, in poche parole: liberarsi da tutto ciò che non fa bene.





Robin Norwood
Donne che amano troppo
traduzione Enrica Bertoni
Fetrinelli, Milano, 2013
pp. 300

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