“Il desiderio del tuo fragile corpo d'attore è il desiderio di una canzone nuova, di un canto nuovo, spremuto dalle macerie”

Leo de Berardinis, in una lettera indirizzata a Enzo Moscato

Martedì, 12 Dicembre 2017 00:00

La poesia intima e ironica di una femminista americana

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Grace Paley (1922-2007), newyorkese, ebrea di origine ucraina, ha scritto quarantacinque racconti e un numero non elevato di poesie: in tutto, poco più di trecento pagine, che tuttavia hanno lasciato un segno considerevole nella letteratura americana. Militante pacifista e femminista, molto impegnata sul fronte della difesa dei diritti civili, si distinse per la partecipazione in prima linea alla campagna contro la guerra in Vietnam. Fra le sue raccolte narrative uscite in Italia ricordiamo Piccoli contrattempi del vivere, Enormi cambiamenti all'ultimo momento, Più tardi nel pomeriggio, tutte pubblicate da Einaudi. Parte della sua produzione saggistica è raccolta nel volume L'importanza di non capire tutto.
Il volume edito da Minimum Fax nel 2011 raccoglie versi scritti tra il 2000 e il 2007, di stampo diaristico e quasi domestico, incentrati per lo più sugli affetti familiari e sulla lunga fedeltà sentimentale alle amicizie, alle passioni di una vita intera, alle convinzioni politiche e ideologiche. E soprattutto alla scrittura.

Fedeltà, quindi, “Fidelity” coerente al proprio vissuto, come amava sottolineare: “Credo nella fedeltà alle mie idee originarie, è il modo che ho per oppormi alle mode imperanti”. Così anche nella poesia che dà il titolo al volume, in cui manifesta la sua ubbidienza a un imperativo etico di responsabilità verso il prossimo, persino a scapito del proprio interesse privato, rinunciando a ogni concessione voluttuaria, a ogni gratificante accomodamento:

Dopo cena tornai al
libro che stavo leggendo   ero
arrivata a pagina cento-
quaranta   ancora duecentoventi
pensavo quella
sera   mentre a cena
parlavamo con una giovane
coppia   della densa improbabile
vita del libro in cui mi ero accomodata
i personaggi ormai erano i miei compagni inquieti
li conoscevo   sapevo che sarei potuta
rientrare in quelle vite senza alcuna perdita
tanto solidamente le abitavo   ho scorso gli scaffali
alcuni libri così cari   mi erano mancati
mi sono allungata per prenderli
in mano   ho respirato due volte
pensavo all’accelerazione dei giorni
sì   avrei potuto rientrarci ma...
No   come potevo disertare tutta quell’altra vita
quei seminterrati di città
Abbandono   Come potevo essermi permessa
di pensare a mezz’ora di distrazione
quando la vita aveva pagine   o decenni da sfogliare
e tante cose stavano per accadere alle persone
che già conoscevo e quasi amavo

Grace nei suoi versi rivolgeva attenzione alle cose quotidiane, con cui da donna doveva giostrarsi nelle incombenze domestiche irrimandabili. Dedizione a un ruolo femminile, di madre e nonna, che tuttavia sapeva mettere in secondo piano rispetto all’impegno civile e politico, cui orgogliosamente voleva dedicarsi. Rivolgeva perciò la sua pungente ironia ai sentimenti nobili celebrati con farisaica retorica dalla letteratura universale: la famiglia come rifugio, il buonismo parrocchiale, l’amore romantico ed edulcorato, da respingere come tentazioni luciferine. Ne è un divertente esempio questa

POESIA CONTRO L’AMORE
A volte non vorresti amare la persona che ami
e distogli la faccia da quella faccia
i cui occhi labbra potrebbero placare ogni rancore
cancellare l’insulto rubarti la tristezza di non voler
amare   voltati   allora voltati a colazione
di sera   non alzare gli occhi dal giornale
per vedere quella faccia in tutta la sua serietà   una
concentrata dolcezza   lui tiene il suo libro
tra le mani   le dita nodose intagliate
dall’inverno   voltati   è tutto quello che puoi
fare   alla tua età per salvarti dall’amore

Oppure questa:

ALLORA
quando lei venne a prenderlo al traghetto
lui disse   sei così pallida   sciupata così
gracile   issandosi sulle punte dei piedi
per arrivare al suo orecchio   lei sussurrò
sono una donna anziana   oh da allora
lui fu sempre gentile

C’è nella scrittura di Grace Paley una generosa comprensione per le difficoltà e i dolori degli altri, e anche per le loro debolezze e vigliaccherie, che in sé stessa non accettava di perdonare. A questo sincero altruismo faceva da pendant una rabbiosa ribellione contro qualsiasi potere (ideologico, culturale o religioso) pretendesse di imporsi alle coscienze individuali. Persino Dio, nel suo prevaricante paternalismo, andava rifiutato (“Grazie a Dio non c’è nessun dio / o saremmo tutti perduti”). E con lui la guerra, il razzismo, l’inquinamento, l’omofobia, la morte, la malattia.
Paolo Cognetti, nella sua affettuosa e partecipe prefazione, definisce Fedeltà un libro “caotico”.
Ma caotica, disordinata, vivace fu tutta l’esistenza di questa vulcanica poeta: piena di amici, amori, libri, viaggi, bambini, vecchi da aiutare, donne da difendere, conferenze e volantinaggi, articoli di protesta, sit-in e dimostrazioni. Le poesie, prive di punteggiatura, spaziate da pause bianche, colloquiali e polemiche, sempre un po’ grezze e non rifinite, seguono l’andamento precipitoso e disorganico dei suoi pensieri, quasi pressate dall’ansia di dire tutto. E questo tutto viene raccontato vorticosamente, appassionatamente: il traffico di New York, i taxi, i pompieri, un funerale, le torte da preparare per i nipotini, la sorella morta, le telefonate con le amiche (“Scrivere di donne è un atto politico”, affermava). Assetata di vita, anche la lotta contro il tumore al seno di cui morì ottantenne divenne una battaglia caparbia e coraggiosa contro il destino ingiusto: lotta come vessillo di non rassegnazione, da impugnare sempre.

FINESTRE
Questo corpo di ottant’anni è
un corpo piuttosto vecchio   che cosa
ci fa in giro per casa in questi giorni
controlla il bucato   le scope
vanno ancora bene   che cosa c’è per cena

ecco le finestre   guarda   oh
al di là del fiume   il monte Smarts
con l’aiuto del sole sta ricomponendo tutte
le sue collinette   mai visto in questo modo
prima d’ora   finestre   la storia del pomeriggio









Grace Paley

Fedeltà
traduzione di Paolo Cognetti, Livia Brambilla
Minimum fax, Roma, 2011
pp. 188

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