“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Domenica, 28 Novembre 2021 00:00

Se voli ad alta quota

Scritto da 

Dopo la cena andai in cucina per fumarmi una sigaretta, e mi versai ancora da bere. D’improvviso mi venne alla mente quando, a quattordici anni, recandomi alla Scuola Media Tiepolo di Milano passavo davanti alla chiesa Santa Croce dove entravo a pregare per mia madre che stava diventando cieca. Il che mi dava una certa serenità.

A quei tempi non avevo ancora in mente cosa avrei voluto fare da grande. Mi sentivo diverso dai miei compagni di studio. Vale a dire prendere le distanze da quanto poteva sembrare alla portata di tutti.
La scuola, dunque. Fu il primo approccio verso la mia concezione del tutto personale, così pensavo allora, per posizionarmi nel mondo al di sopra dell’essere comune.
Devo dire che studiavo poco, quanto bastava almeno per essere promosso. Ma leggevo molto, anche di notte. Si trattava di letture scelte esclusivamente da me. Nulla, o quasi, che avesse a che fare con la materie scolastiche. Di tutto ciò non ho mai parlato con i miei professori.
Terminate le medie superiori, a dispetto di quelle che erano le intenzioni dei miei genitori, mi sono rifiutato di iscrivermi all’università. Loro hanno stentato a credere che io avessi una sorta di programma tutto mio, e insistentemente mi chiedevano cosa avessi intenzione di fare, credo.
Per prima cosa ho studiato, da solo, la lingua inglese. Non avevo alternativa, a mio parere.
Grazie all’intervento di un amico, il cui padre è professore di inglese, mi sono poi sottoposto a una complessa conversazione in quella lingua. E il risultato è stato sanzionato in sole due parole: “Ottimo davvero!”.
Non mi restava allora che cercarmi un lavoro. In realtà, volevo trovarne più di uno, giacché la prima fase della mia ricerca era di mettere a confronto diversi argomenti per avere la conferma delle mie capacità selettive.
È stata una società farmaceutica americana a impegnarmi nell’elaborare diversi spot televisivi per reclamizzare i loro prodotti. I risultati sono stati più che soddisfacenti.
Non pago del primo successo, ne ho cercato un secondo. Forse il più impegnativo: organizzare alla Fiera Campionaria la presentazione degli utensili necessari per arredare e rendere agibili le abitazioni. Un successo anche in questo caso.
I primi impegni per farmi un’idea pratica delle mie capacità non mi hanno fatto trascurare l’interesse per l’altro genere. Sta di fatto che ho conosciuto una avvenente ragazza, Lidia, che lavorava in un negozio di abbigliamento, e non c’è voluto molto perché legassimo e, dopo intimi incontri, ci accorgessimo di esserci innamorati. Per poi decidere di sposarci.
La vita matrimoniale mi ha portato a pensare per la prima volta che la mia libertà non può essere disgiunta della vita degli altri umani. Tuttavia quel tale senso di superiorità lo sentivo mio. E non volevo liberarmene.
Quello che è avvenuto dopo è tutt’altro che trascurabile. Mi riferisco al legame matrimoniale con Lidia. Dapprima, qualche suo segnale sottotraccia riguardo alle mie ambizioni, che lei dava l’impressione di approvare. Col passare dei giorni è venuto poi alla luce ciò che maggiormente era all’apice dei suoi pensieri. Da frequenti sottili commenti mi è parso di capire che la primaria necessità era di dare un senso, o forse immaginarlo, riguardo al momento nonché allo stato delle cose in cui avrei ritenuto raggiunto il mio, per lei non del tutto chiaro, obiettivo esistenziale.
Dico subito che anche Lidia nutriva i suoi pensieri dall’alto della sua personalità. Non le sfuggiva la mediocrità, il nulla talvolta, che trovava largo spazio nel mondo.
Quando la sera ci capitava di guardare la tv concordavamo che il rapporto del pubblico con certe trasmissioni non poteva che essere puerile. Ma perché puerile? Per la semplice ragione che altrimenti non sarebbero stati messi in onda programmi il cui scopo, così noi pensavamo, era di basarli sulla seduzione. Per non parlare degli intermezzi pubblicitari che in sostanza sono il vero risultato che in quei casi si intende raggiungere. Il profitto fine a sé stesso.
Non sempre mi è stato facile accettare un tale stato di cose. L’umanità tesa ad accumulare guadagni anziché volta a dare un senso di convivenza al suo essere al mondo.
Certo, la lettura alla quale mi sono costantemente affidato mi ha fin qui aiutato a sopportare un declino dell’umanità che talvolta mi appariva inquietante.
Ma è stata poi la lettura stessa a farmi sentire al limite di un modo di vivere dove il mio essere mi appariva sempre più lontano da una fonte di coerente appartenenza al mondo. E perciò mi sono trovato nelle condizione di rivedere la mia concezione dei rapporti umani.
È stato quando, per mia fortuna, mi sono avvicinato all’opera di Wittgenstein, che ribaltando sostanzialmente quanto aveva scritto nella sua prima corposa opera, cioè il Tractatus, era giunto con le Ricerche alla conclusione che nessuna convinzione poteva essere peggiore del solipsismo.
Nei primi sei mesi di matrimonio ho lavorato senza soddisfazione in diversi uffici. Forse perché non avevo ancora trovato la mia collocazione coerente con l’abbandono della ricerca di superiorità personale.
C’è voluta Lidia a farmi riflettere sul linguaggio, che deve sempre essere la funzione di un sano rapporto fra gli individui, come avevo appreso da Wittgenstein. Dandomi, per conseguenza, il suggerimento di consegnare il mio avvenire nella diffusione della letteratura. Ed è ciò che ho fatto aprendo, dopo un prestito bancario, una libreria nei pressi dell’Università Bocconi specializzata in opere di particolare valore culturale.
Ora il mio lavoro funziona in maniera esemplare, come del resto è dimostrato anche dal luminoso sorriso di Lidia quando nel tempo libero viene a trovarmi nella libreria. Il luogo che ha dato concretezza alla mia personale sicurezza. Se così si può dire.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook