“Era una notte meravigliosa. Una di quelle notti come forse ce ne possono essere soltanto quando si è giovani, egregio lettore”

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Michele Di Donato

Lui il poeta, Lei la poesia

Avevamo incontrato Orlando Bodlero e il suo Canto nell’autunno del 2014 sul palco di Galleria Toledo in occasione di Stazioni d’Emergenza; lo ritroviamo, sullo stesso palco, ad un anno e mezzo di distanza con un lavoro cheè quello stesso, ma che di quello stesso è la compiuta evoluzione, rappresentandone la crescita progressiva: Canto d’un poeta che se ne muore (Omaggio a Orlando Bodlero) contiene già nel proprio titolo le coordinate programmatiche di una poetica intrinseca, che identifica i suoi mentori (il Furioso di Ariosto e Baudelaire), celandone fra le righe un altro che disvela nel corso della recitazione (Carmelo Bene), cui rende tributo nella prima parte del suo declamare.

"Gospodin", un apologo farraginoso

Chi è Gospodin? Un folle, un rivoluzionario, forse un saggio; protagonista eponimo dell’opera – e dello spettacolo che Giorgio Barberio Corsetti ne deriva – Gospodin vorrebbe incarnare il grado zero dell’utopia, quella che postula una società di giusti, che rinunzia all’uso del denaro; una società giusta – e per questo utopica – per giunta calata in una dimensione postmoderna.

La mia noia si chiama Julie

“Ribellione, erotismo, morte”: per raccontare quello che de rimane nel nostro sguardo de La signorina Giulia, versione Cristián Plana, partiamo dalle tre parole chiave scelte per il foglio di sala; partiamo da queste parole perché, al culmine della visione, rileggendole sul cartonato traslucido di una brochure abbandonata su una poltrona del Teatro Mercadante, diamo la stura ad un nugolo di perplessità che ci avevano accompagnato durante la visione, come fossero accomodate, con ingombro etereo e pur voluminoso, nel posto vuoto accanto al nostro.

Nunca más

Campionato del Mondo di calcio del 1978: Mario Kempes trascina l’Argentina al suo primo titolo mondiale in uno Estadio Monumental che trabocca di folla, in una pioggia di coriandoli bianchi; l’Argentina batte l’Olanda, per la gioia di un Paese intero, o almeno per quelli che si vedono, per quelli che lo comandano, facce torve dalle espressioni severe e divise con le stellette.

Il salone del barbiere

Nella (non troppo) amena e ridente cittadina di B. – giacché provatevi voi ad essere ‘ameni e ridenti’ quando nel vostro territorio insiste una discarica di rifiuti oltremodo invasiva, senza neanche (tra l’altro) che ne deteniate la titolarità effettiva, sicché ne “godete” tutto il lezzo senza però che la si conosca nemmeno come “la discarica di B.”, finendo così per non essere nemmeno riconosciuti come titolari di un degrado, bensì due volte vittime: dell’inquinamento e dell’oblìo – in questa cittadina, dicevamo, insisteva, oltre a detta discarica – e oltre ovviamente a tutta una serie d’altre normalissime attività – la bottega, o meglio il salone, di un barbiere.

Pronto... Linda? Parole come dischi volanti

Un’iperbole fantastica, un delirante tappeto di parole posto al servizio di un espressionismo che travalica gli angusti limiti del senso per “sparare” lo spettatore in un iperuranico mondo altro, proiezione di una fantasmagoria possibile, missione interspaziale condotta da un equipaggio (una compagnia teatrale) che abbandona sulla Terra il senso comune per esplorare nello spazio il senso estensivo del linguaggio; è questo il primo tentativo di sintesi in cui proviamo a racchiudere Loretta Strong, della compagnia Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa.

Non-recensione di un non-spettacolo

Il dedalo che s'incunea nei vicoli del centro di Bari Vecchia è un intrico di basolato chiaro su cui s'accalca un passeggio brulicante, dicembrino; lo si attraversa con difficoltà per raggiungere – dopo averla scovata con altrettanta fatica – la Galleria Doppelgaenger, spazio per una sera strappato alla sua funzione espositiva per farsi luogo di una performance teatrale, o meglio di qualcosa che ne rappresenta un ibrido succedaneo.

Calcio, storie, metafore

Ci sono il vero e il possibile, in Quell'ultima parata; la storia e la leggenda s'incontrano e si confondono, in Quell'ultima parata; c'è il calcio degli albori, quello che in Italia si gioca nei primi decenni del Novecento e che trova la sua culla d'elezione a Genova, per poi diffondersi progressivamene nel resto del Paese. Pionieri di una febbre che sarebbe in breve divenuta delirio, le cui prime, frammentarie narrazioni contribuiscono a circonfondere d'un'aura mitica, quale quella che avvolge storie in cui al fatto storico si somma, quasi ancillare, l'immaginazione, ingrediente aggiuntivo che determina la trasfigurazione della storia nel mito.

Solitudini senza tempo

È un viaggio al termine di una lunga notte, un viaggio al nocciolo duro di una sofferenza atavica, quello che conduce una sposa a bipartire due diverse solitudini, lontane per epoca e vocazione, accomunate dal dolore di lacrime incapaci di sgorgare, eppure così viscerali da rappresentare l'una la sintesi e l'antitesi – al contempo – dell'altra.

Rioccupare le strade coi sogni

“Io a quel tempo / Stavo ancora aspettando Godot, / Cioé aspettavo la morte / Per poter dire ‘rinascerò’, / Fatto diverso, / Collegato d'amore alle masse, / Più cultura, più lotta di classe, / Ma Godot non è mai arrivato, / Si fa le cose sue, / Ed è meglio così, certo / Per tutti e due”.
(Claudio Lolli, Autobiografia industriale, dall’album Disoccupate le strade dai sogni)

 

 

Sogno e follia. Due binari paralleli lungo i quali scorre un treno di senso. Sogno e follia, due direttrici eteree, che sfuggono alla presa tattile per sfumare come una scia impalpabile eppure percettibile nella cappa d’aria in cui siamo immersi. Sogno e follia prendono forma teatrale per raccontare una provenienza ed una destinazione, una scaturigine probabile ed un approdo possibile: dalla follia (e da un’utopia ormai scemata, ma non per questo rassegnata all’abdicazione) prende le mosse Il sonno dell’arrostito, di Astorritintinelli per condurre la propria parabola verso il recupero di una purità sognante, di cui informare la speranza per un futuro migliore.

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