“È straordinaria l'idea che ogni goffagine tua, ogni incertezza, ogni rabbia − insomma tutto ciò che è negativo − può sembrare domani, da un diverso e più sapiente punto di vista, scoprirsi un valore, una qualità, un tesoro positivo. Ma vale anche l'inverso. Ogni tuo vanto può fallire, può mancarti sotto”.

Cesare Pavese

Michele Di Donato

Istantanee dinamiche

Un monologo: un corpo, una voce, e, se va bene, qualche accessorio di scena; un monologo è la forma minima e basale del teatro, è teatro ridotto all’essenziale; un monologo è un attore solo in scena difronte al pubblico, un monologo è la forma teatro dalla quale ti aspetti parole e qualche gesto essenziale ad accompagnarle; insomma, da un monologo ti puoi aspettare questo e poco altro.
Anche se...

Taranto, stArt up e dintorni – 4

Volge alla conclusione il nostro resoconto sul concentrato tarantino di teatro, visionato intensivamente in quattro giorni che si sono poi conclusi con la visione di Las puertas de la carne di Angélica Liddell al Castello Alfonsino di Brindisi, dove, con gli ultimi fuochi di croci dardeggianti abbiamo visto avvampare ancora qualche mistero, peraltro – almeno per noi – rimasto insoluto.
Ma anche per questa volta, seguiamo il filo narrativo diaristico e appuntiamo notazioni in forma di narrazione critica.

Taranto, stArt up e dintorni – 3

Terza giornata tarantina, che comincia all’insegna del rapporto col territorio e con un confronto performativo proprio con quell’elemento del paesaggio locale che ne caratterizza e ne condiziona la vita: l’ILVA. Il sabato mattina, di buon’ora ci vede spostare da Taranto alla volta di Massafra; il percorso dell’autobus però s’arricchisce di un’opportunità “turistica” in più, ovvero la visione da vicino – con tanto di commento al microfono dell’autobus da simil-guida turistica – dello stabilimento dell’ILVA.

Taranto, stArt up e dintorni – 2

La seconda giornata tarantina si apre al Teatro Orfeo con uno spettacolo di danza, ambito nel quale possiamo pronunciarci soltanto in maniera epidermica e parziale, esprimendo sensazioni più che valutazioni compiute. Eppure, da Confini disumani, spettacolo di Equilibrio Dinamico su coreografia di Roberta Ferrari, rimaniamo favorevolmente impressionati, riscontrandovi, nella semplicità compositiva che nulla richiede all’impianto scenografico, tutto puntando sull’apparato di senso affidato ai corpi in movimento, un’efficacia espressiva capace di raggiungere lo spettatore anche meno aduso allo spettacolo tersicoreo.

Taranto, stArt up e dintorni – 1

Teatro, territorio, sacralità: linee guida per orientarsi, per attraversare Taranto e i suoi giorni. L’ILVA è qualcosa in più di uno sfondo archeo-industriale e le case dirupate della città vecchia contribuiscono ad instillare quel senso di caduca crepuscolarità. Eppure quel che si vive e si respira a Taranto in giorni di festival intersecati e sovrapposti (lo stArt up del Crest, Puglia Showcase e misteri e Fuochi del Teatro Pubblico Pugliese) è un clima fattivo, di ide realizzate che meritano di avere un seguito, ad onta delle prospettive di chiusura di stArt up paventate e che, se effettivamente avranno seguito, rappresenteranno l’ennesima tappa di una via crucis del teatro contemporaneo lungo il cammino della sofferenza perpetua.

De-generazione X

Immagini di una distopia fattasi presente. Andy Warhol è un passato lontano, le sue serigrafie sono state scavalcate dal tempo: siamo al dessert rispetto a quella società che già esacerbava la propria bulimia di consumi, ai barattoli Campbell di Tomato Soup sono subentrate, come in una progressiva escalation di compulsiva voracità, le vaschette di gelato Häagen-Dazs. È rimasta però identica la riproduzione seriale di un mondo che duplica se stesso, clonandosi all’infinito, nell’infinito vuoto di senso di sé trovando lo stampo di una forma senza contenuto in cui replicarsi.

Immaginando...

Immaginiamo un nuovo teatro... Immaginiamo di vederlo spuntare, da un momento all’altro, in un angolo di Avellino e dintorni... Immaginiamo che a dargli vita, a inoculargli linfa siano i ragazzi di Venicefresca. Il progetto non c’è bisogno di immaginarlo, quello già c’è: Progetto d’Arte è già partito, con la “Carica dei 500”, come già abbiamo cominciato a raccontare su questo foglio.
Immaginiamo però quel che possa diventare e quel che possa portare; a corroborare l’immaginazione, un evento domenicale che conduce un pubblico di ardimentosi ad inerpicarsi su per la strada che da Avellino porta dalle parti di Summonte, in una casa immersa in un verde che sembra rubarla al tempo moderno per consegnarla ad una dimensione estemporaneamente teatrale: si è immaginato di farvi apparire teatro, d’un salotto s’è immaginato di fare scena e platea.

Teatro delle coscienze

Una città, due mari e due cuori. Anzi, un unico grande cuore come bipartito in due ventricoli: la città e “’u stablmént’”, le acciaierie dell’ILVA, quelle che al quartiere Tamburi prima che vederle le presagisci da un rannuvolo grigio scuro. La città è Taranto e rivive riprodotta su scala teatrale in uno spazio che ne denota ascendenza gemellare: siamo a Bagnoli, dove altre acciaierie, dove un altro stabilimento ha lasciato dietro di sé memoria conflittuale, rivendicazioni e polemiche. Siamo a Bagnoli, al Circolo ILVA, una sorta di domicilio d’elezione per questo Capatosta di Gaetano Colella, che condivide la ribalta con Andrea Simonetti.

Efesto, Napoli e l'Apocalisse

Efesto, dio della tecnica e dei vulcani, una fucina nell’Etna, un’altra nelle mani, fonde (e trasfonde) l’essenza magmatica del suo mito per informare di sé, potente e sulfureo, un Festival che gli rende tributo nel nome e che da peculiarità del suo essere trae magma come linfa, linfa come sangue, sangue come quello che scorre, caldo come lava, nelle viscere di Mimmo Borrelli, che di questo Festival è mentore, ideatore e direttore.

Prolàb e la necessità sussistente

Sussiste una spinta necessitante di fondo in chi devolve la propria vita ad una causa facendone missione. Nella fattispecie, la causa è il teatro, la vita in devoluzione è quella di Eduardo Zampella, alle spalle una ultratrentennale esperienza di formatore in quella particolare concrezione di utopia e realtà che è diffusioneteatro.

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