“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Venerdì, 10 Luglio 2020 00:00

InFLOencer: Angela parla sempre lei

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Con Angela ci incrociamo spesso. Quando esco di casa e, invece di percorrere Via dei Tribunali, faccio il giro più corto e passo per Forcella, la becco sempre.
Spesso fingo di non vederla, perché se faccio il giro corto vuol dire che ho fretta e Angela, quando mi acchiappa, non mi molla più. Se non ho appuntamenti importanti, addebito un piccolo ritardo a chi mi aspetta e mi fermo a prendere il caffè con lei. Da qualche anno è ospite del dormitorio pubblico; “sto appoggiata” ci tiene a precisare “il tempo che mio figlio fa i lavori a casa e mi viene a prendere”.

Parla sempre lei. Io non riesco neppure a infilarmi nelle pause. Mi racconta delle suore: di quella che quando serve la cena ha sempre un occhio di riguardo; e di quella sempre sgarbata che “te tira ’e paccheri ‘a ‘int ’e mmane”. Ci incontriamo sempre fuori al basso di Emilia, una sua parente, che durante il giorno le offre un posto dove sedersi e guardare “Maria De Filippi”. Così almeno non deve fare come gli altri che, quando la mattina tocca sloggiare, devono arrivare fino alle mense di provincia e mettersi in coda per il pranzo. Grazie ad Angela sono sempre aggiornata sulle love stories di Gemma Galgani, i suoi battibecchi con Tina Cipollari e le segnalazioni che arrivano in redazione circa la condotta poco seria di alcuni tra gli “uomini e donne” del parterre. Una sola volta provai a dirle che non guardavo questa trasmissione, ma non mi ascoltò. Angela non vuole ascoltare, vuole parlare, vuole qualcuno che faccia caso a lei.
Stamattina ero in ritardo e di cattivo umore. Mi aspettavano in studio per una registrazione e le mie Superga hanno le suole troppo lisce per aumentare il passo. Penso che la giornata è iniziata proprio male e solo un caffè con Emilia e Angela può ridare alle cose il loro giusto peso. Compro un chilo di zucchero e uno di caffè, unico dono che per Emilia è un regalo e non una carità, e vado. Mi salutano con gioia e concludono discorsi già iniziati, così intuisco che forse è ricominciato Temptation Island; l’anno scorso sulle presunte corna del cantautore Pago i dibattiti finivano alle calende greche. Angela dice che, tra i concorrenti di quest’anno, c’è uno che somiglia al marito da giovane. Perché il marito da giovane, quando non aveva ancora il vizio di alzare la mani su di lei e sul bambino, era bello. Non ho mai capito che fine abbia fatto, lei non ne parla mai. Del figlio, invece, parla spesso. Dice che è bello, che da piccolo per proteggerla si metteva in mezzo tra lei e il marito con le braccia spalancate e si prendeva un sacco di mazzate al posto suo. Una volta, in uno dei suoi monologhi le scappò − e non me lo dimentico più − che per salvarsi aveva tentato di scappare di casa senza il bambino (senza un soldo in tasca e senza un tetto dove te lo porti un bambino?), sperando che il buon cuore dei vicini e dei familiari gli facesse da mamma. “Per questo non mi perdona e non viene”. Poi, in un baleno, riattacca che verrà presto a prenderla, che sta facendo i lavori a casa e che la nuora non è cattiva, ma “tiene il carattere suo”.
Oggi andando via le ho detto, senza pensare, che passo la settimana prossima perché sabato è il compleanno di mia madre e con mia sorella la portiamo due giorni ad Ischia. “Pure mio figlio mi ha detto che mo’ che mi viene a prendere ci andiamo a fare il bagno a Ischia”. Ed io mi sono sentita morire.

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