“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Venerdì, 05 Giugno 2020 00:00

InFLOencer: cari adolescenti, vi odio

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Non ho mai sopportato gli adolescenti. L’adolescenza come stagione della vita, sì. L’adolescenza come tematica romanzesca e poetica, pure. Ma l’adolescenza intesa come individui reali, che incontri per strada, in ascensore o in metropolitana, quella no.

Sarà che io da bambina sono diventata direttamente adulta, che una vera e propria adolescenza – quella cioè in cui i genitori ti temono e ti assecondano – non l’ho vissuta e che non ho figli, ma io, quando sono a contatto con individui dai dodici ai diciotto anni, sono sempre in imbarazzo.
Presuntuosi, saccenti e quasi sempre viziati da genitori pieni di sensi di colpa.
Se ne stanno lì, impugnando il cellulare come uno scettro, a rivendicare che il loro momento sta per arrivare e tu, che hai superato i trenta, ormai sei un inutile e palloso vecchio da rottamare.
Ogni volta che li incontro, penso ai miei quattordici anni, oppressi da bisogni e necessità primarie, quando studiavo, lavoravo, cucinavo e non sopporto la loro strafottenza. Ogni volta penso che della vita non hanno capito niente e che faranno una brutta fine se non la smettono di frignare e non iniziano a comportarsi “da adulti”. Puntualmente, lo ammetto, mi sento un po’ ridicola ad avercela con questi adolescenti impuniti che, sotto sotto, forse invidio.
Poi ultimamente ho guardato Skam Italia e sulla gioventù, mi sa, che ho cambiato idea.
All’inizio l’avevo snobbata, mi sembrava una serie teen, poi mi è arrivata la soffiata che fosse bellissima e allora l’ho guardata. Signori miei, mi ha inchiodata allo schermo. La vita di queste persone, giovani sì, ma complesse, reali, con sentimenti e problemi veri, che non sanno di brufolosa caricatura o stereotipo, ha stimolato in me un’inedita empatia verso i ragazzi. Skam Italia mi ha ricordato com’era l’amore ai tempi delle versioni di latino, quando ogni sentimento sembrava definitivo e non esisteva egoismo e opportunità, ma solo “mi sono innamorata e al diavolo tutto e tutti”.
Mi sono riconciliata con un mondo che avevo dimenticato, nel tentativo di dimenticarne i dolori. Insieme a questi però, avevo dimenticato pure tutte le cose belle. Avevo dimenticato quanto in quegli anni, il bello e il brutto, fossero un fatto serio. Per noi niente era una questione “da ragazzi”, ma tutto era una questione di vita o di morte. Mi sono ricordata che essere adolescenti è una guerra, peggiorata dal fatto che nessuno la prende sul serio. E forse esserlo oggi è ancora peggio che quindici anni fa, perché adesso gli adulti come me, non vogliono crescere, reclamano il loro diritto ad essere ancora protagonisti, a non avere ancora finito di scorrazzare per baretti e social. Molti non vogliono essere genitori, neppure quando lo sono, vogliono essere amici dei figli o, peggio ancora, vogliono essere loro stessi ancora figli. “Fare gli adulti” è complicato per noi che lo siamo, figuriamoci per quelli che non lo sono. Grazie a Skam ho fatto una promessa: la prossima volta che incontro un adolescente cercherò di ascoltare, di osservare, di contenere il mio ego e la mia presunzione, così forse conterrò anche i suoi e vediamo che succede.

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