“Chi v'agghia dici? Ca quiddu nda capa meja tengu tanti i quiddi buchi, cumi si ci avissi na negghia attùarnu attùarnu a capa. Pu a na vota nu colpu i viàntu e pi nu mumentu si vidi angunu cuntu, ca pu jè quasi sempi u stessi cuntu, e pu n'ata vota a negghia attùarnu....”

Saverio La Ruina

Mercoledì, 27 Settembre 2017 00:00

A una figlia del futuro

Scritto da 

Bambina mia.
Per te avrei dato tutti i giardini
del mio regno, se fossi stata regina,
fino all’ultima rosa, fino all’ultima piuma.
Tutto il regno per te.

Ti lascio invece baracche e spine,
polveri pesanti su tutto lo scenario
battiti molto forti
palpebre cucite tutto intorno. Ira
nelle periferie della specie e al centro. Ira.


Ma tu non credere a chi dipinge l’umano
come una bestia zoppa e questo mondo
come una palla alla fine.
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e
Di sangue. Lo fa perché è facile farlo.

Noi siamo solo confusi, credi.
Ma sentiamo. Sentiamo ancora.
Siamo ancora capaci di amare qualcosa.
Ancora proviamo pietà.

C’è splendore in ogni cosa. Io l’ho visto.
Io ora lo vedo di più.
C’è splendore. Non avere paura.

Ciao faccia bella,
gioia più grande.
Il tuo destino è l’amore.
Sempre. Nient’altro.
Nient’altro nient’altro.

Fuoco Centrale,
Mariangela Gualtieri

 

Se mai dovessi avere una figlia voglio che sappia fin da subito, senza bugie o pacifiche illusioni, i cambiamenti che mi hanno portata ad essere la persona che sarò quel giorno. Non le ometterò niente, anche se attraverso la dolce narrazione di una favola, oppure in una schermaglia di domande, o ancora attraverso un dialogo serrato e stringente, voglio che sappia la mia storia, perché possa poi spiegarsi tutto di me. Non avrò paura del suo giudizio, né delle sue domande, né delle ostilità, le racconterò tutto affinché possa spodestare nella sua mente ogni mito, che l'intelligenza non si misura mai con dei modelli precostituiti, che alla fine siamo umani e nella ricerca dell'autenticità sarà costretta ad abbandonare la verità e scavare a fondo per trovare una particolarissima e intima ragion d'essere nelle cose che ama e vive, in quelle che odia e disprezza.
Le dirò di abbandonare l'intransigenza, di amare quel piccolo universo racchiuso dentro le persone, di riconoscere l'identità di ognuno come la più grande fonte di conoscenza e ricchezza, di prediligere sempre la pluralità ai totem di un solo assioma. Le spiegherò con ombre sui muri le sconvolgenti luci nere che si accendono nella vita di tutti e le farò vedere quanto bello sia un muro animato da sagome scure e indistinte, ma quanto sia altrettanto bella una parete segnata come un divieto dolce dalla luce del sole. Le suggerirò di fare lunghi giri intorno alle cose, perché ogni angolo ed ogni curva sono finestre spalancate su un mondo bellissimo che le donerà il senso della diversità, ma la esorterò dopo a ritornare al centro, che stando sempre di lato si finisce per rimanere all'angolo delle esperienze che viviamo, finendo per perdere la prospettiva migliore.
Però che sappia che quella prospettiva migliore è il frutto di una scelta, da quale dei tanti lati e delle tante curve scegliamo di entrare per prendere posto. La testa le servirà per essere una persona giusta, ma non felice. Su questo dovrà lavorarci tanto e la cosa più importante sarà sentire fino a non poterne più, sentire profondamente le risposte ai quesiti che arricciano i pensieri, sentire i gesti e la fiducia in quei gesti (le dirò soprattutto di permettere a un amore di ferirla ma non di rubarle quella fiducia, perché sta lì il senso del movimento e delle rinascite), sentire infine l'infinita ricchezza della semplicità. Farsi bastare la semplicità, come tappa finale, perché la semplicità la conquisterà quando avrà imparato a riconoscere la falsità e l'orrore senza la mediazione di una domanda, solo allora la semplicità non sarà pericolosa ma il più bel regalo che possa mai concedersi. Poi le dirò di avere coraggio, sempre e solo questo, perché senza coraggio il mondo intero sarebbe ancora un brodo primordiale. Le lacrime e l'infelicità non sono mostri, quindi le dirò di attingere da questi due vasi e bagnarsi il viso, dalla lotta con le tenebre nascono forme nuove che decorano la penombra. E poi la libertà, quella sola cosa che non conosce metafore e pulpiti, perché vive nell'intimo seme di ogni gesto o parola, sotto la pelle delle più grandi prove, nel midollo dell'amore che merita fiducia. La libertà non ha ossessioni, paranoie, farà di lei un meraviglioso olmo piantato in giardino ma con una vista libera sul cielo. La curiosità dovrà sempre coltivarla, senza confondere gli interrogativi della mente con l'alterazione del corpo; la curiosità è un luogo della sensazione, perché il corpo trema se ricorda, trema se all'improvviso lo tocchi, irradia un infinito messaggio e lei dovrà coglierlo senza la pretesa di farlo durare, affinché possa vivere per quel momento provvisorio e cercarne di nuovi accettando che la vita è composta di attimi che se durano per sempre è perché si ripetono senza attraversare nessuna linea dritta.
I momenti creano una durata solo col ritmo e con le interruzioni, le dirò di non credere che quegli istanti vuoti siano veramente vuoti, ma la pregherò di non affezionarsi a quei vuoti, perché sono trampolini e non approdi. Arriverà il momento in cui sarà difficile spiegarle che la società mente, il più delle volte, che la nostra è una cultura fondata amaramente su un referente universale e onnipotente che è l'uomo, ma anche se sarà difficile avrò bisogno che lei sappia delle cose importanti, le più importanti per dirsi una persona prima che una donna, una moglie o una madre.
Le dirò che il suo corpo è il bene più prezioso che possiede, nulla nel suo corpo suggerisce prerogative e finalità, è una materia tanto più preziosa perché malleabile, elastica, pronta ad assumere qualsiasi forma essa decida di darle, perciò le insegnerò a rispondere a chiunque le attribuisca predicati stringenti sotto le sembianze di quell'ambiguo concetto di natura. La natura è ciò che è, ma l'essere ha il compito di agire e modellare la materia, dare alla luce se stesso attraverso atti che lo determinano, nulla è così sia, tutto è così potrebbe essere. Spero per questo scelga sempre la gioia per il suo corpo, la quale si trova sempre nel luogo in cui i suoi atti corrispondono alla sua libertà. Le dirò che il sesso è un piacere al quale non dovrà mai rinunciare, ma che sia un piacere e che sia sempre fatto con lei, mai senza di lei. Dovrà saper scegliere gli uomini o le donne alle quali abbandonarsi in un atto cosi liberatorio, ma anche delicato e fragile, perché durante il sesso un uomo è nudo, esposto, vulnerabile, perciò è fondamentale ci sia la piena reciprocità delle parti affinché quel momento possa essere un tripudio di piaceri e approfondimenti condivisi. Il suo essere donna la esporrà al pubblico ludibrio, mai ascoltare questi cori stonati, mai permettere a qualcuno di direzionare la propria vita, mai lasciare a un altro il potere di spegnere i nostri desideri. Poi le augurerò, come disse il caro Marquez, di non morire senza aver fatto l'amore con una persona amata, perché è quella la perfezione, non esiste qualcosa di più perfetto, un luogo più esatto, un tempo così finito ed eterno.
Infine le confesserò che c'è stato un tempo in cui tutte queste cose io non le sapevo, ed è stato un bel tempo perché le stavo scoprendo, ed era un periodo in cui guardavo opere d'arte e non mi chiedevo niente, ma sentivo tutto, un po' come con l'amore, fiducioso e innocente, giovane e pericoloso. Le confesserò della volta in cui sono cambiata, di come nessun cielo di dicembre potrà essere più glaciale e definitivo, della volta in cui ho amato di nuovo senza l'innocenza, la fiducia e la gioventù e di come sia stato il pericolo più grande mai affrontato, e quindi del coraggio che c'è voluto, di come sia poi valsa la pena, in virtù di quegli attimi prima citati di cui la mia vita si è colmata; di quella volta in cui davanti a un quadro non sentivo più niente e pensavo troppo, dimenticandoli per sempre, ma soprattutto del fatto che mi sono fatta bastare quelli che ricordavo e sono ripartita da là, perché nulla che sia entrato nel cuore una volta potrà essere spodestato dalla testa.
Oltre tutto questo le dirò di quell'olmo che era la mia realtà e della volta in cui anche senza più rami, dalle braccia monche uscivano ad aprile ancora dei fiori.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook